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L'articolo
e l'intervista a Simon Trinidad, estradato insieme
alla guerrigliera Sonia dal regime di Uribe negli USA, sono
stati pubblicati sul n. 16 della rivista "Senza
Censura".
COLOMBIA: FASCISMO
URIBISTA E SCAMBIO DI PRIGIONIERI
A cura dell'Associazione
nazionale Nuova Colombia
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Come abbondantemente
illustrato nel precedente articolo sul n. 14 di questa rivista,
non e' improprio, anzi, e' importante e quanto mai opportuno segnalare
come il regime narco-paramilitare di Uribe Velez si caratterizzi
per il suo stampo fascista. Accentramento, anche formale ed istituzionalizzato,
dei poteri dello Stato, imposizione manu militari di misure e
riforme di stampo neo-corporativo (in materia di mercato del lavoro,
pensioni, educazione, settore energetico e delle telecomunicazioni),
politica della "seguridad democratica" a livello interno
e salto qualitativo e quantitativo della repressione su piu' livelli,
sono i principali -anche se non gli unici- cardini di una dittatura
mascherata da democrazia presidenzialista. La proiezione internazionale
della Colombia, speculare e consustanziale alla gestione interna
del processo di fascistizzazione dello Stato, si e' caratterizzata
per l'atteggiamento arrogante ed aggressivo nei confronti del
Venezuela in particolare e della regione in generale, in cui Uribe
sta giocando sempre piu' il ruolo di "Sharon dell'America
Latina", quale cane da guardia ed avamposto piu' "fedele"
e ricattabile per l'imperialismo statunitense.
Il vertiginoso peggioramento
delle condizioni di vita di lavoratori, contadini, studenti, sfollati
e settori popolari in generale, causato anche e soprattutto dal
processo reale d'imposizione del Trattato di Libero Commercio
con gli USA (indiscutibilmente antecedente alla sua sottoscrizione
ufficiale, non ancora avvenuta ma imminente) ha contribuito in
termini strutturali a tendere come la corda di un arco le storiche
e secolari contraddizioni in seno alla societa` colombiana, e
con esse le sempre piu' forti, radicali ed unificate mobilitazioni
e lotte popolari e di classe. Parallelamente, il cosiddetto Plan
Patriota quale ariete militare della strategia del South Com nel
continente, organico al Plan Colombia ed all'Iniziativa Regionale
Andina e lanciato, ufficialmente, nei primi mesi del 2004 per
schiacciare la resistenza ed il controllo di vaste aree nel sud
colombiano da parte delle FARC-EP, sta fallendo clamorosamente.
Basti pensare che nei soli dipartimenti dell'oriente colombiano,
in cui opera ed esercita la propria influenza il Blocco Orientale
dell'organizzazione guerrigliera, durante l'anno scorso sono stati
messi fuori combattimento (tra morti e feriti) 4717 effettivi
militari e paramilitari, in oltre 2400 scontri ed azioni delle
forze insorgenti che hanno anche abbattuto 4 elicotteri da guerra,
danneggiandone 38, e messo fuori combattimento 19 aerei nemici.
Nonostante la museruola
applicata dall'uribismo ai media di regime, in margine agli esiti
e sviluppi reali del Plan Patriota, i suddetti risultati ne dimostrano
l'inconsistenza strategica, oltre che tattica, e chiariscono una
volta per tutte che l'altra appuntita spina nel fianco di Uribe,
la questione dei prigionieri di guerra detenuti dalla guerriglia,
non puo' e non potra` essere rimossa con la forza e con operativi
militari. Nelle selve e montagne della Colombia, infatti, le FARC
hanno in loro potere 57 prigionieri di guerra, tra ufficiali delle
Forze Armate, 3 agenti della CIA e politici (come l'ex candidata
alla presidenza Ingrid Betancourt), alcuni dei quali detenuti
da oltre sei anni, che l'insorgenza e'disposta a rilasciare nell'ambito
di un accordo di scambio che deve contemplare la liberazione di
oltre 500 guerriglieri imprigionati nelle carceri dello Stato.
Un accordo di questa natura tra le parti, peraltro gia` effettuato
in passato con altri governi alla luce del secondo protocollo
aggiuntivo delle Convenzioni di Ginevra, implicherebbe il riconoscimento
de iure dello status di forza belligerante delle FARC, con tutte
le conseguenze del caso. Accordo che, quand'anche venisse presentato
come "umanitario", Uribe non ha la benchi minima volonta`
politica di siglare, nonostante le pressioni di diversi ed importanti
settori internazionali ed il parere maggioritariamente favorevole
del popolo colombiano. Tra i prigionieri di guerra rivoluzionari
si trova il dirigente della Commissione Internazionale delle FARC-EP
Rodrigo Granda (Comandante Ricardo Gsnzales), sequestrato in Venezuela
nel pieno centro di Caracas il 13 dicembre scorso da agenti colombiani
e venezuelani (prezzolati da Bogota), con la regia della CIA,
che lo hanno poi consegnato a Cucuta alla polizia di quella citta`
per mettere in scena una presunta cattura in territorio colombiano.
Inutile dire che il sequestro di Ricardo in territorio venezuelano
ha costituito una palese e criminale violazione della sovranita`
della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che ha risposto con
veemenza e dignita` richiamando a tempo indefinito il proprio
ambasciatore a Bogota e rompendo tutte le relazioni commerciali
tra i due paesi.
Un altro prigioniero
di guerra, Simon Trinidad, portavoce al Tavolo dei Dialoghi durante
il processo di pace con l'ex governo Pastrana, era stato sequestrato
dai servizi segreti colombiani e statunitensi a Quito, in Ecuador,
il 2 gennaio del 2004, con la complicita` ed il servigio del locale
governo burattino di Lucio Gutiirrez, a riprova del fatto che
il fascismo uribista sta mettendo in pratica metodi del tutto
aderenti al famigerato Plan Condor, che negli anni '70 consistette
-tra le altre cose- in sequestri ed omicidi extraterritoriali
di militanti rivoluzionari e dissidenti politici oppostisi alle
dittature dei paesi del Cono Sud.
Come ulteriore schiaffo
alla sovranita` del popolo colombiano, Uribe Velez ha estradato
negli USA Simsn Trinidad il 31 dicembre scorso, mettendo un'ipoteca
negativa sulle possibilita` di giungere ad uno scambio di prigionieri
di guerra di entrambe le parti. Simon "Dignidad", come
sempre piy colombiani e persone di tutto il mondo lo hanno ribattezzato,
e' stato intervistato a distanza (fisicamente era impossibile)
dal periodico comunista colombiano Voz, che gli ha fatto pervenire
domande e contro-risposte che fanno di questa intervista un materiale
inedito, che in Italia non e'ancora stato diffuso e che abbiamo
il piacere di proporre ai lettori di Senza Censura, lanciando
cosl una campagna per sostenere lo scambio di prigionieri, denunciare
il meccanismo perverso dell'estradizione negli USA e sostenere
i prigionieri combattenti e rivoluzionari colombiani che resistono.
Associazione nazionale
Nuova Colombia
INTERVISTA A SIMON
TRINIDAD
VOZ: Qual è'
il tuo stato d'animo?
SIMON:
E' eccellente, cosi' come lo e'stato durante tutto l'anno. Le
convinzioni filosofiche, ideologiche e politiche del rivoluzionario
non si sminuiscono per il fatto di aver perso la liberta` fisica.
Il carcere e'una possibilita` reale per tutti quelli che si ribellano
contro lo Stato, e non solo qui in Colombia o di questi tempi;
sempre i rivoluzionari del mondo e di tutte le epoche sono andati
in prigione. Se cio' si capisce con chiarezza, non c'e' ragione
per cui l'animo, la volonta` ed il morale del prigioniero di guerra
o politico siano intaccati.
VOZ:
Come sono state le condizioni della prigionia in colombia?
SIMON:
Lo Stato, il Governo, l'INPEC (Istituto Nazionale Penitenziario
colombiano, N.d.T.) e in particolar modo l'ambasciata degli Stati
Uniti si sono prefissi di renderle piu' drastiche e difficili
per me che per gli altri detenuti. Dal momento della mia cattura
sono stato mantenuto in totale isolamento. La prima settimana
in una cella nel bunker della Magistratura, e poi nel carcere
di massima sicurezza di Cumbita, in cui sono rimasto tutto l'anno
in un braccio speciale lontano dagli otto padiglioni e rinchiuso
in una cella di tre metri per due, almeno 22 ore al giorno, senza
nessuno con cui parlare ad eccezione dei miei carcerieri, senza
il diritto di recarmi nella biblioteca, ai campi da calcio e basket
e senza la possibilita` di giocare a scacchi. Mangio da solo in
cella, dove le guardie mi portano gli alimenti, a differenza degli
altri prigionieri di guerra e politici che condividono tutte queste
attivit` dalle 05.00 alle 17.00.
Mia madre, un'anziana
di 84 anni esiliata in Paraguay, e'venuta in settembre con l'idea
di fermarsi nel Paese fino a dicembre per visitarmi ogni quindici
giorni. Lo ha potuto fare solo un sabato per due ore: il lunedl
successivo l'hanno chiamata per telefono e le hanno detto che
sapevano chi fosse e dove fosse alloggiata, e che l'avrebbero
ammazzata. Per questo ha dovuto nuovamente lasciare il Paese precipitosamente.
Qui comandano in tutto
e per tutto i gringos dell'ambasciata. Le carceri vengono costruite
con i loro piani ed il regime interno per i prigionieri e le guardie
e' copiato dal loro sistema penitenziario; vengono qua frequentemente
a fare ispezioni e propongono e dispongono quello che gli pare.
Non esagero, quando affermo che queste prigioni sono territorio
statunitense. Anche qui la sovranita` e'stata svenduta per via
della disponibilit` dell'oligarchia colombiana a prostrarsi sempre
all'impero.
VOZ:
Come trascorre una tua giornata in carcere?
SIMON:
Mi alzo alle 05.30, quando accendono la luce della cella, faccio
il letto e pulizia; poi faccio esercizi fisici e di riscaldamento
per venti minuti, e per altri venti vado a correre in un cortiletto
di fianco alla cella prima di fare sempre la doccia, con un'acqua
deliziosamente fredda. Tornato in cella, sento le notizie mentre
faccio colazione, leggo la stampa ed a meta` mattinata inizio
a studiare, dato che ho un piano che contempla diverse materie:
politica, economia e storia. Stacco con temi piu' leggeri come
i romanzi, le biografie, la poesia ed i racconti, che sono il
genere letterario che preferisco. Nel pomeriggio rispondo alla
corrispondenza di molti prigionieri e prigioniere di guerra che
mi scrivono. Sento nuovamente le notizie e leggo fino a quando
spengono la luce, alle 20.00 o 20.30. Ascolto altri programmi
radio, d'opinione o musicali. Mi addormento sempre dopo le dieci
di sera, e tutti i giorni leggo Bolivar e su Bolivar. A volte
mi fanno uscire in cortile a prendere sole ed a camminare, un'ora
di mattino ed una nel pomeriggio.
VOZ: Cosa
c'e' di fondato nel piano di fuga "scoperto" pochi giorni
fa dall'Esercito?
SIMON:
E' tutta un'invenzione di un colonnello dal cognome Burgos, pagliaccio
e bugiardo, che pretendeva di avere dei meriti facendo credere
al Paese che qualcuno potrebbe scappare da questo carcere con
l'appoggio di tre fucili da caccia e due revolver. Neanche sua
madre crede a questa balla. Hanno inventato anche altre cose,
che il Segretariato mi avrebbe abbandonato, che agenti gringos
avrebbero esercitato pressioni nei miei confronti affinchi rivelassi
il luogo in cui sono detenuti i tre nordamericani o testimoniassi
contro i miei superiori, ed infine si sono inventati l'infamia
secondo cui un cecchino mi avrebbe sparato per zittirmi ed impedire
che denunciassi i miei compagni alla Corte Federale.
Io sono un rivoluzionario
integro e non un delatore. Quelle sono fallacie e menzogne orchestrate
dai media di regime.
VOZ:
Che cosa significa per un guerrigliero rivoluzionario essere in
prigione in un momento cosl importante del processo politico colombiano?
SIMON:
Le FARC non sono un'orda, e nemmeno un uomo o un caudillo. Le
FARC sono un'organizzazione con una struttura organica e gerarchica,
e con piani politici e militari che i differenti livelli di comando
e responsabilit` debbono materializzare. Tutto quello che le FARC
fanno o non fanno poggia su organi collegiati. Abbiamo uno statuto,
un regime disciplinare e delle norme di comando, ed esistono doveri
e diritti per tutti i militanti dell'organizzazione. Siamo un
partito politico con militanti organizzati in cellule molto attive,
che si riuniscono almeno due volte al mese. Siamo un'organizzazione
che si avvale, inoltre, di un numeroso gruppo di quadri capaci
e sperimentati, che intercambiano opinioni e discutono permanentemente
della realta` nazionale e mondiale. Nelle FARC si studia molto
in merito a tutti i temi e tutte le regioni, e a tal fine si realizzano
scuole e corsi su vari livelli in cui si preparano nuove generazioni
di quadri, nelle competenze richieste da un esercito e da un partito
politico.
Esistono anche il Partito
Clandestino ed il Movimento Bolivariano, organizzazioni che formano
allo stesso modo nuovi rivoluzionari e militanti, e si portano
avanti compiti di organizzazione, educazione, mobilitazione e
lotta nei settori operaio, contadino, indigeno, studentesco e
popolare, dai quali sorgono nuovi leaders con nuove esperienze.
In piu' esistono altre organizzazioni rivoluzionarie, popolari
e democratiche, e migliaia, milioni di colombiani che battagliano
per conquistare una Colombia democratica, con giustizia sociale
e sovranita`. Voi di VOZ informate ogni settimana circa le attivita`
di queste organizzazioni, dei loro dirigenti e delle loro basi,
ragion per cui non mi dilunghero' ulteriormente su questo argomento.
La mia lotta, quindi, s'inserisce in una lotta sociale partecipata
da migliaia di persone, che saranno milioni nella conquista del
potere. Cosi' stanno le cose, la circostanza di essere attualmente
prigioniero e' vista nella sua giusta dimensione, ed altri portano
avanti la battaglia.
Io andai a Quito a
svolgere il compito di contattare personalmente l'ONU e l'ex marito
di Ingrid Betancourt, che lavorava all'ambasciata della Francia
in quella citta`, per dare un nuovo brio allo scambio di prigionieri.
Dopo la mia cattura il Segretariato ha nominato il compagno Felipe
Rincon al mio posto, che ha le migliori qualita` come rivoluzionario
e quadro delle FARC per adempiere nel migliore dei modi a questo
compito. Ecco il sostituto, senza grandi traumi. Le FARC non si
estingueranno certo per questo fatto.
VOZ: Alla fine,
com'e' avvenuta la tua detenzione a Quito?
SIMON:
E' stata un'operazione di agenti nordamericani e colombiani. Mi
hanno seguito e catturato, poi mi hanno consegnato alla polizia
ecuadoriana che si e' inventata la storia secondo cui ero stato
arrestato casualmente in un controllo di routine.
VOZ: Come
vedi il Plan Patriota, tanto celebrato dalle autorita` nazionali
e dai gringos?
SIMON:
Ho letto su Semana una dichiarazione del comandante delle Forze
Armate, il Generale Ospina, in cui affermava che i risultati del
Plan Patriota non si potevano misurare in base dell'alto numero
di morti. E si riferiva ai morti tra le sue truppe. Li ho capito
che ad Uribe Velez sta fallendo il Plan Patriottardo. Le disperate
pratiche a Washington dell'ambasciatore della Colombia, mister
Moreno, in cerca di altre milionate di dollari per questo piano,
sono un'ennesima dimostrazione di questo fallimento. Le continue
visite nel sud del Paese del precedente e del recentemente nominato
comandante del Comando Sud degli Stati Uniti, per ripristinare
il morale dei soldati colombiani, sono un'altra manifestazione
dello schianto. Anche i reiterati viaggi di Uribe Vilez negli
Stati Uniti, per reclamare la continuita` degli aiuti in denaro
ed in "assessori", confermano che il piano non va bene.
L'aumento del numero di soldati e mercenari -"contrattisti"
militari civili, secondo l'eufemismo- del 100 e del 50% rispettivamente,
per un totale di 800 e 600 unita`, e' un altro esempio del fallimento
del piano disegnato dai gringos stessi.
Due settimane fa il
senatore Vargas Lleras, ufficiale professionale della riserva,
ha detto in un programma radio di Caracol (Hora 20) che il Plan
Patriota, di fronte alle difficolta` incontrate per via della
risposta guerrigliera, era in ritardo di sette mesi; essendo iniziato
nell'aprile di quest'anno (2004, N.d.T.), con un semplice calcolo
con le dita delle mani possiamo dire che il Plan Patriota e' avanzato
solo di un mese nella tabella di marcia! Tutto cio' nonostante
ogni tipo di propaganda, aerei, elicotteri, armi, radar e satelliti
costati miliardi di dollari dei bilanci degli Stati Uniti e della
Colombia, con tutte le Forze Armate dedicate a compiere il piu'
grande piano di guerra che sia mai stato messo in pratica in tutta
la nostra storia dai tempi del pacificatore Morillo.
L'ideologo delle posizioni
guerrafondaie in Colombia, Alfredo Rangel, il Generale Valencia
Tovar ed il ministro della guerra, incaricato di far mettere in
pratica il Plan Patriottardo, sono impelagati nella discussione
bizantina sulla necessita' di altri aerei, elicotteri o soldati
professionali. E i tre si sbagliano, con nulla di cio' vinceranno
e sconfiggeranno le FARC.
Queste sono le parole
di un maggiore che e' passato per la mia cella, adesso che tutti
i giorni l'Esercito fa una perquisizione in base alla menzogna
del presunto piano di fuga: "noi siamo convinti che non potremo
mai sconfiggere la guerriglia". Su Voz e su El Tiempo ho
letto alcuni bollettini di guerra dei Blocchi Orientale e Sud
delle FARC, nei quali cio' che si osserva e' una guerriglia forte,
vigorosa, che combatte ogni giorno e che ottiene successi.
VOZ: Come affronta
la decisione di estradarla?
SIMON:
Tranquillo e con la dignita' di un combattente rivoluzionario.
Sono sempre stato convinto che il pronunciamento della Corte Suprema
di giustizia sarebbe stato favorevole agli interessi politici
degli Stati Uniti. E che Uribe Vilez non avrebbe dubitato di ordinarla,
poiche' e'una specie di vendetta contro le FARC.
VOZ: Perche'?
SIMON:
Perche' la Corte verifica solo che si tratti della persona reclamata,
che la documentazione presentata dallo Stato richiedente sia valida
e che il provvedimento emesso dal paese sollecitante sia applicabile
all'estradizione, vale a dire che cio' che la' e' delitto lo sia
anche qui. Il presidente della Corte, Herman Galan, ha detto pubblicamente
di non essere d'accordo con l'attuale meccanismo usato per autorizzare
l'estradizione di colombiani; e in uno strano istante di sincerita`
ha affermato che la Corte agisce come un semplice notaio, o per
meglio dire, che non h altro che un prestanome. Piu' che membri
di una Corte Suprema di Giustizia sono delle cortigiane disposte
a consegnarsi al padrone senza il minimo pudore. Si prostituiscono
per svendere la dignita' e la sovranit` in cambio del visto per
andare negli USA e di qualche whisky e salatino che gli danno
i 4 luglio nell'ambasciata gringa a Bogota.
VOZ:
Su quali basi poggia l'estradizione?
SIMON:
I giudici gringos, basatisi su due agenti menzogneri, uno della
DEA e l'altro del FBI, si sono inventati capi d'imputazione, viaggi,
date e testimoni, e nulla di cio' e' stato verificato dalla Corte.
Se lo Stato nordamericano si e' inventato l'esistenza di armi
di distruzione di massa in Iraq al fine d'invaderlo ed appropriarsi
del suo petrolio, mentendo a tutto il pianeta, cosa non sara'
capace d'inventare l'impero contro un guerrigliero, un rivoluzionario,
o contro un'organizzazione come le FARC che dai suoi inizi ha
combattuto l'imperialismo statunitense?
Mente l'Esercito colombiano
quando assicura, in un rapporto d'intelligence, che sono membro
dello Stato Maggiore Centrale. Ed a questa falsita' si aggrappano
il DAS, la DIJIN ed il CTI, cosi' come i due magistrati di Washington,
per segnalarmi come determinatore della "presa d'ostaggi";
mente l'agente della DEA nel dire che sono stato nel dipartimento
del Vichada in attivita' di narcotraffico, per esportare cinque
chili di cocaina, quando tutto il Paese sa che sono stato nel
sud della Colombia partecipando prima ai lavori propri del Comitato
Tematico, ed in seconda battuta come portavoce al Tavolo dei Dialoghi
all'epoca del processo di pace. Vogliono presentare le FARC come
un'organizzazione terrorista e di narcotrafficanti, ma siamo un'organizzazione
rivoluzionaria con 40 anni di esistenza e di lotta politica e
guerrigliera. Mentono pure le autorita' nordamericane, quando
negano la loro partecipazione diretta nel conflitto armato colombiano
e presentano i loro tre prigionieri come imprenditori e consiglieri
informatici.
VOZ:
Ha creduto all'offerta di Uribe Velez di differire la sua estradizione?
SIMON:
Uribe Vilez non ha mai negato un'estradizione dopo il parere favorevole
della Corte. Condizionare la mia estradizione alla liberazione
dei 63 prigionieri in potere delle FARC e' stato un ricatto. Essendo
cosi' grossolana la manovra del Governo, mi ha fatto diventare
un suo ostaggio. Inoltre, cio' che perseguiva Uribe era giustificare
il suo "cuore grande" con Mancuso (capo dei paramilitari,
N.d.T.). Negli Stati Uniti avr` inizio un'altra battaglia, non
solo mia ma anche delle FARC; e di tutti i colombiani e di tutti
quelli che nel mondo sono contro questa pratica imperialista,
retaggio del colonialismo.
VOZ: Vede
qualche prospettiva per lo scambio o intercambio umanitario di
prigionieri?
SIMON:
Si. Non solo si e' gia' dato un intercambio umanitario nel 2001,
ma le FARC hanno anche in proprio potere una trentina di ufficiali
e sottufficiali dell'Esercito catturati non proprio in un parco
mentre giocavano alla trottola o facevano volare aquiloni, bensi'
arresi in combattimento in diversi luoghi della Colombia; le loro
convinzioni politiche e religiose e la loro integrita' fisica
vengono rispettate, e vengono accuditi come prigionieri di guerra.
Anche lo Stato detiene
guerriglieri catturati in combattimento o mentre svolgevano altri
incarichi rivoluzionari. E cosi' i prigionieri di una parte e
dell'altra possono e devono essere scambiati da pari. Cio' non
e' un mistero per nessuno, e'la realta' concreta.
Quello che e' assurdo
e' il criterio del Comitato Internazionale della Croce Rossa,
secondo cui nei conflitti interni non vi sarebbero prigionieri
di guerra. Attualmente nel mondo la stragrande maggior parte delle
guerre non e' combattuta tra paesi ma tra connazionali, ragion
per cui tale concezione del CICR e' non solo assurda ma anche
obsoleta. Ad essa si aggrappa lo Stato colombiano, da una parte
per negare a noi guerriglieri la condizione di prigionieri di
guerra, e dall'altra per negare ai propri soldati e poliziotti
il carattere di prigionieri di guerra e presentarli come sequestrati.
Su questo tema c'e'
un dibattito mondiale, addirittura all'interno del CICR; il problema
e' che i principali finanziatori di quest'organismo sono gli Stati
Uniti ed il club dei paesi industrializzati, che tra l'altro hanno
gia' superato il problema delle guerre fratricide.
Se lo Stato colombiano
accetta lo scambio di prigionieri di guerra, il problema dei politici
si risolve in un batter d'occhio. Ma l'oligarchia ed i suoi generali
non sono interessati ai loro soldatini: con denaro ne comprano
di nuovi. Sono comunque cosciente che la mia estradizione danneggia
i negoziati per lo scambio e crea maggior sfiducia da parte nostra.
VOZ:
Credi che vi sia una prospettiva nella lotta rivoluzionaria?
SIMON:
Si', credo nella soluzione politica del conflitto e nella rivoluzione.
"Il diritto alla rivoluzione e' l'unico diritto realmente
storico, l'unico diritto su cui poggiano tutti gli stati moderni
senza eccezione", come disse Federico Engels; quest'affermazione
e' pienamente attuale, in special modo per tutti quelli che lottano
contro il capitalismo, sistema che e' causa di tutte le piaghe
che affliggono l'umanita' e che oggi sono moltiplicate dall'impero
delle transnazionali. La poverta' e la miseria di 2.8 miliardi
di esseri umani ne sono una conseguenza, mentre le spese militari
si elevano a 950 milioni di dollari l'anno.
Il capitalismo e' il
responsabile del fatto che 270 milioni di bambini non abbiano
assistenza medica e 140 milioni di ragazzini siano privi di educazione
scolastica. Per colpa del capitalismo la disoccupazione nel mondo
cresce, si espande l'AIDS e si consente lo sfruttamento infantile
che riguarda 180 milioni di bimbi. Esso e' il principale responsabile
del terrorismo di Stato e del commercio mondiale di narcotici,
con i suoi favolosi profitti per il settore finanziario, che ne
e' il maggior beneficiario. Tutto cio', e molto altro, basati
sulla proprieta' privata dei moderni mezzi di produzione e sullo
sfruttamento dell'uomo sull'uomo, cose che rendono piu' vigente
che mai la lotta rivoluzionaria.
Quanto detto viene
riprodotto anche in Colombia. L'oligarchia, con la sua voracita'
per i profitti economici ed il potere politico, ha affondato nella
poverta' 29 milioni di colombiani e nella disoccupazione e sottoccupazione
oltre il 50% della forza lavoro, ha monopolizzato la banca, l'industria
e la terra, ed ha svenduto al capitale transnazionale il petrolio,
il carbone, il nichel, il gas e le telecomunicazioni; la corruzione
e' il pane quotidiano nelle imprese e negli organismi statali,
incrementata dagli imprenditori privati anch'essi corrotti. L'oligarchia
ha da sempre optato per la violenza, il terrore e la guerra, motivo
per cui si h strettamente alleata con i governi degli Stati Uniti.
VOZ:
Per un combattente come lei, cosa significano le nuove condizioni
della prigionia?
SIMON:
Il carcere non annulla la lotta, al contrario, le da' continuita'
ed apre altri spazi.
VOZ:
Sente qualche frustrazione o si crede responsabile di queste circostanze?
SIMON:
Un rivoluzionario non pur sentirsi frustrato per aver lottato
quand'era libero, ed ancor meno al perdere la liberta' fisica.
L'essere rinchiusi non fa svanire le nostre concezioni filosofiche,
politiche, anzi, le rende piu' solide. Il carcere forgia la condizione
di ribelli, di rivoluzionari, di comunisti, di continuatori delle
idee di Simon Bolivar. Per verificarlo e' sufficiente leggere
la corrispondenza che intercambiamo noi guerriglieri e guerrigliere
prigionieri di guerra. Una lettera di Yesid Arteta (comandante
guerrigliero imprigionato da diversi anni, N.d.T.), di una guerrigliera
di base o di un giovane guerrigliero trasmettono rivoluzione,
dignita', valore e convinzioni.
Inoltre c'e' la solidarieta'
di moltissima gente nel Paese ed in altre parti del mondo, altre
braccia innalzano le nostre bandiere, si gridano le nostre parole
d'ordine, si marcia e si protesta, si esige la nostra liberta'
e tutto cio' stimola e motiva i nostri ideali.
VOZ:
Un messaggio prima della sua estradizione?
SIMON:
L'oligarchia ha un'assoluta chiarezza del suo percorso: democrazia
per essa e restrizione dei diritti politici per il popolo, come
nella Grecia e nella Roma antiche, democrazia per gli schiavisti
ed assenza di diritti per gli schiavi, puntello al neoliberismo
economico o capitalismo selvaggio per arricchirsi ulteriormente
ed impoverire sempre piu' i lavoratori, sottomissione della Colombia
al TLC (Trattato di Libero Commercio) come primo passo per arrivare
all'ALCA e soddisfacimento degli interessi delle transnazionali
e dei monopoli nazionali. Anche a costo di ridurre questi ultimi
a "coda del leone", contendersi definitivamente le risorse
naturali ed umane del Paese, perpetuare la pratica del terrorismo
di Stato -oggi mascherato da sicurezza democratica- e la guerra,
con la pretesa di sconfiggere la guerriglia e placare le lotte
popolari, e svendere tutto quel poco che rimane di sovranita'
agli interessi degli Stati Uniti come unica forma di mantenersi
al potere formale. Quindi il messaggio e' per il popolo, ed e'
questo: organizzazione delle lotte popolari, alleanza con settori
democratici e progressisti e sostegno al movimento guerrigliero.
Unita', unita', unita' popolare, democratica e rivoluzionaria,
che e' la via per trionfare e costruire la Nuova Colombia.
VOZ:
E' un addio o un arrivederci?
SIMON:
Da quando abbiamo assunto la lotta rivoluzionaria come ragion
d'essere della nostra esistenza, ed io non so vivere senza l'impegno
totale verso la rivoluzione, in qualunque condizione mi trovi,
nel luogo che mi spetti e con il sacrificio che sia necessario
fare, solo c'e' un futuro e questo e' di lotta.