Il Plan Colombia, presentato come un piano di lotta al narcotraffico, è in realtà una strategia di intervento dell’imperialismo USA non solo in Colombia, ma a 360 gradi in tutta l’America Latina. E’ un piano principalmente militare, con obiettivi strategici ma anche a breve e medio termine, chiaramente indirizzati a sconfiggere le colonne vertebrali dell’opposizione in Colombia (ma non solo) al modello economico neoliberista, e ad aumentare il controllo ed il dominio su tutto il sub-continente latinoamericano.
Questo documento, presentato da Luis Alberto Matta Aldana, professore colombiano impegnato nella difesa dei diritti umani ed esperto della questione agraria, durante il Forum Alternativo contro la globalizzazione e il neoliberismo “l’altro Davos” (Zurigo, 26 gennaio del 2001), spiega ed illustra con dovizia di argomentazioni e riflessioni qual è la vera natura del Plan Colombia, le articolazioni e i presupposti che lo caratterizzano, i pretesti con cui si vuole legittimarlo, gli obiettivi che lo hanno generato e le minacce ed i pericoli presenti e futuri che esso produce.
E’ un contributo di importanza vitale, che ci aiuta a comprendere come e perché questo piano di conquista sia consustanziale ai presupposti della globalizzazione neoliberista ed imperialista.
Associazione nazionale Nuova Colombia
 
 
 
PLAN COLOMBIA : SFIDA NEOLIBERISTA CONTRO L’AMERICA LATINA
 

Luis Alberto Matta Aldana

Il Plan Colombia è la più integrale e genuina manifestazione del capitalismo contemporaneo. E’ un programma neoliberista che combina interventismo politico, economico e militare, ma che viene presentato abilmente come un piano umanitario per difendere la democrazia e salvare il mondo da una minaccia, che in questo caso sarebbe il narcotraffico.

Questa è la logica perversa sulla quale si pretende di sostenere la sua validità, occultando con l’inganno le intenzioni belliciste e finanziarie dei nordamericani, in sintonia con l’oligarchia colombiana. I settori potenti, di per sé legati al gran capitale in entrambi i paesi, scommettono sulla sconfitta politica e militare del movimento popolare di opposizione, e in particolare cercano di piegare l’insorgenza guerrigliera.

Il proposito degli Stati Uniti, con il Plan Colombia, è quello di intervenire nel conflitto sociale e politico interno per imporre e favorire le importanti multinazionali del petrolio e del carbone, facilitare la privatizzazione delle principali imprese statali, specialmente nei settori della sanità, dell’educazione e dei trasporti, proteggere i latifondisti impegnati nello sviluppo agroindustriale e nell’allevamento, ma soprattutto per impossessarsi senza impedimento alcuno delle enormi ricchezze dell’Amazzonia.

L’ingerenza politica e militare yankee in Colombia mira, inoltre, a intimorire i popoli dell’America Latina. Gli USA perseguono un riposizionamento geo-strategico nella regione, di fronte al crescente malcontento popolare suscitato dalle politiche neoliberali in Ecuador, Perù, Brasile e Panama. Allo stesso modo, i nordamericani vedono con inoccultabile fastidio il processo di cambiamenti sociali e politici che vive il Venezuela, che l’oligarchia colombiana accusa tendenziosamente di avere una vicinanza ideologica e politica con le FARC-EP (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia - Esercito del Popolo.
 
Il Plan Colombia costituisce un grave pericolo per le lotte popolari in America Latina.
Non molto tempo fa Horacio Serpa, connotato e corrotto politico colombiano (ex candidato alla presidenza), ha proposto in una riunione con militari e diplomatici statunitensi che questo piano abbracciasse tutta la regione andina ed amazzonica.

Posizioni come queste non possono essere ignorate. Il nostro paese si è infilato in una gigantesca corsa agli armamenti senza precedenti nel continente. Attualmente sono presenti permanentemente in territorio colombiano almeno 400 “assessori” nordamericani, e per nessuno è un segreto che molti di questi sono mercenari addestrati nei conflitti che hanno colpito l’Africa, il Golfo Persico ed i Balcani.

Tuttavia, la nuova modalità di intervento gringo non contempla, inizialmente, uno sbarco diretto di truppe USA. In cambio, l’esercito e la polizia colombiani si stanno trasformando velocemente in una poderosa macchina da guerra. L’80 % della prima parte degli “aiuti” nordamericani (circa 300 milioni di dollari) è costituito da sofisticati radar, aerei-spia, 30 elicotteri da guerra Black Hawk e 75 Huey UH1H dotati di nuova artiglieria, addestramento e finanziamento di 5 nuovi battaglioni che conteranno 52.000 soldati professionisti che si aggiungeranno agli oltre 150.000 effettivi esistenti, per un totale di circa 320.000 persone occupate nei settori militare, di intelligence e di sicurezza.

Non si tratta di un gioco, e l’America Latina deve preoccuparsi seriamente. Gli USA stanno ricostruendo uno scenario da nuova guerra fredda, nel quale la Colombia potrebbe diventare la testa di ponte per una futura aggressione nordamericana al Venezuela.

Nell’Amazzonia, soprattutto nell’area compresa tra l’Ecuador e la Colombia, esiste un’enorme preoccupazione per l’impatto ambientale che produce e produrrà l’uso indiscriminato del glifosfato e del fungo Fusarium Oxisporum contro le coltivazioni della coca. C’è la consapevolezza, nelle comunità, che questa sarà un’aggressione devastante per le selve, che porterà conseguenze estremamente gravi per questa riserva dell’umanità.
E’ difficile credere che gli Stati Uniti abbandoneranno l’Amazzonia, una volta insediati al suo interno ; le ricchezze naturali e la prossimità alle risorse petrolifere, sono un’attrazione imperante per il gran capitale.

In generale, per i governi vicini il Plan Colombia comporterà maggiore violenza, cambiamenti tecnologici nel conflitto, una massiccia presenza statunitense nell’area, migliaia di sfollati, e probabilmente porterà le coltivazioni di coca ad estendersi ancor di più all’interno dell’Amazzonia.

GLI INGANNI DEL PLAN COLOMBIA :

1. La lotta contro il narcotraffico

Il narcotraffico è consustanziale al capitalismo contemporaneo. I flussi miliardari generati dal traffico delle droghe, costituiscono il plasma necessario ad evitare un’anemia ad un sistema che poggia sulla speculazione e che necessita, per sopravvivere, della circolazione di enormi capitali che ne garantiscono l’esistenza.

La preoccupazione degli Stati Uniti di fronte al narcotraffico è ipocrita. Da una parte cercano sostituti sintetici dei diversi stupefacenti ed allucinogeni, per controllare meglio e di più il mercato, mentre dall’altra permettono il funzionamento dei paradisi fiscali in modo tale da poter i grandi capitali che produce la droga.

Non esiste un “Piano Stati Uniti” per disarticolare l’intatta struttura finanziaria che si occupa della commercializzazione delle droghe, i cui responsabili risiedono nel cuore stesso delle sue grandi città e sono spesso legati alle banche internazionali. Ancor meno si menziona la presenza, secondo dati degli USA, di 20 milioni di tossicodipendenti e consumatori nelle strade statunitensi.

Le fabbriche di sostanze chimiche e additivi per produrre la cocaina e l’eroina sono generalmente nordamericane, eppure non si conoscono sanzioni in proposito. Oggi gli USA, con enormi piantagioni di marijuana in Virginia e in California, costituiscono il primo produttore di questa foglia nel mondo (essendo la marijuana il terzo prodotto agricolo maggiormente coltivato negli Stati Uniti dopo il mais ed il grano). A quanto pare, fino a quando questa produzione non implicherà una fuga di capitali, non sarà motivo di preoccupazione per le alte sfere del governo.

Pertanto, il fatto che si presentino al mondo come nemici del narcotraffico, non cessa di essere paradossale.
Se questo è il suo proposito, il Plan Colombia costituisce una trappola che in fondo occulta l’interesse nordamericano di consolidare un modello di accumulazione egemonica del capitale finanziario e delle multinazionali. A questo scopo ricorrono alla strategia di oscurare la realtà per giustificare le loro intenzioni, e non è strano che nella preparazione di questo piano di guerra la CIAA abbia classificato le FARC-EP come un gruppo terrorista e narcotrafficante.

E’ chiaramente tendenzioso, da parte degli Stati Uniti, voler far credere che quella buona parte del ceto contadino colombiano che ha organizzato la resistenza in armi, legittimamente contro le ingiustizie del capitalismo, appartenga e dipenda da un fenomeno proprio delle forme di accumulazione e speculazione del capitale, qual è il narcotraffico.

Di fatto, ciò che palesa lo status quo colombiano-statunitense è la preoccupazione per il radicamento popolare della guerriglia e la sua ascesa politico-militare. Il timore è che il suo sviluppo porti ad articolare l’insieme del movimento sociale in Colombia, e che questo si traduca repentinamente in un esempio da seguire per altre organizzazioni di opposizione nell’America Latina e nel mondo.

E’ questa situazione che obbliga l’oligarchia colombiana e quella nordamericana a riconoscere ed a preoccuparsi principalmente della dimensione armata del conflitto sociale e politico. E così come l’attuale processo di dialogo e negoziazione tra l’insorgenza ed il Governo colombiano rappresenta un trionfo del movimento sociale e popolare che lotta per la pace, e che le FARC-EP e l’ELN dinamizzano con le loro proposte, parimenti il Plan Colombia costituisce la minaccia più chiara contro la pace non solo in Colombia, ma in tutta la regione.

2. Difesa della democrazia

Il Plan Colombia è un salvagente per la traballante istituzionalità colombiana. Si tratta di evitare lo smembramento di un establishment tradizionalmente corrotto e profondamente criminale, sommerso da una profonda crisi economica e politica. E’ opportuno ricordare che l’appoggio nordamericano, soprattutto in termini militari, ha tradizionalmente favorito quei governi ben disposti verso le sue politiche e i suoi interessi. Generalmente questi “aiuti” sono stati ricevuti da quei regimi altamente coinvolti nella violazione dei Diritti Umani. Oggi il principale beneficiario degli aiuti militari e dei massicci addestramenti da parte di ufficiali statunitensi nell'emisfero occidentale è la Colombia, proprio il paese in cui le forze di sicurezza, la polizia, i militari e in generale l'establishment accumulano il curriculum più allarmante in materia di violazioni dei Diritti Umani nell'emisfero.

La stabilità di questo regime genocida è stata mantenuta a colpi di repressione generalizzata e di crimini politici. La giustizia, principale piedistallo di una democrazia, in Colombia ostenta un 97 % di impunità : vale a dire, la giustizia non esiste. La povertà si moltiplica come un cancro, al punto che dei 40 milioni di abitanti ci sono 25 milioni di poveri, 10 dei quali vivono nella miseria totale. La corruzione investe lo Stato a tutti i livelli, diventando praticamente insostenibile.

La Colombia ha, tra i suoi abitanti, 2 milioni di profughi interni, ed un partito politico di opposizione sterminato [2]. E’ tale il dramma che non si può far a meno di ricordare che la metà dei sindacalisti assassinati nel mondo sono colombiani. Il 20 % (secondo dati ufficiali) della popolazione economicamente attiva non ha un lavoro, ed almeno il 40 % delle persone che ne hanno uno dipendono dall’economia informale, che non offre garanzia sociale alcuna.

Questo è un paese che ha un deficit di almeno 10.000 professionisti nel campo della sanità, e di 7.000 educatori ; eppure tutti gli anni vengono ridotti gli organici di maestri e vengono chiusi gli ospedali per mancanza di fondi.
Nel frattempo, lo Stato si da il lusso di assumere, con tutte le garanzie sociali e salariali ed a detrimento di migliaia di operai e lavoratori licenziati, 52.000 soldati specializzati nella guerra mercenaria contro il loro stesso popolo.

Solo un regime antipatriottico ed oligarchico come quello che attualmente governa la Colombia può garantire gli interessi strategici degli USA, nonché gli spropositi neoliberali del capitale transnazionale. Nonostante tutto, il Governo ricorre al già poco credibile discorso della “difesa della democrazia e della stabilità regionale” al fine di giustificare l’interventismo nordamericano. E il Presidente Pastrana continua a invitare i governi europei e dei paesi vicini ad appoggiare la democrazia colombiana, come se questa esistesse.
Con tale pretesto l’amministrazione del Presidente Pastrana ha consegnato il controllo dell’economia nazionale al Fondo Monetario Internazionale ed alla Banca Mondiale ed ha ceduto il controllo politico interno alle decisioni del Dipartimento di Stato nordamericano, nella misura in cui gli aspetti relativi alla sicurezza sono manipolati sfacciatamente dal Comando Sud, dalla CIA e dalla DEA.
Nella sua concezione più nitida, il Plan Colombia si inserisce in questa epoca di neoliberismo e globalizzazione, in cui la sovranità nazionale passa in secondo piano ed il diritto all’autodeterminazione ed alla dignità di un popolo si disconosce.

3. Componente sociale per lo sviluppo

Mediante la cosiddetta componente sociale del Plan Colombia - che corrisponde al 20% del suo totale generale - gli USA pretendono di mitigare gli effetti della guerra. L’idea è che la vita sociale ed economica del Paese vada avanti nel bel mezzo delle conseguenze devastanti del conflitto : vale a dire, le privatizzazioni si intensificheranno e il ritmo neoliberale dell’economia verrà mantenuto.

Si prevede che l’intensificazione della guerra (è così che definiscono le macabre mattanze di braccianti, eseguite mediante il paramilitarismo di Stato) produrrà 400.000 nuovi sfollati ; e i palliativi e la ricollocazione per le migliaia di profughi che causerà la strategia integrale che comporta bombardamenti, fumigazioni e massacri, sono stati stanziati cinicamente.
Inutile aggiungere che il 70 % di queste risorse assistenziali saranno gestiti da enti privati ed organizzazioni non governative (nel corso dell’ultimo anno si sono iscritte più di 1000 nuove ONG nell’albo della classifica degli aspiranti rappresentanti della “società civile”).

Nelle grandi città si è previsto che non si abbassi il consumo di riso, yucca, banane, patate, ecc. (alimenti basilari della dieta colombiana)  ; e mentre le campagne sono avvolte dalle fiamme, si importano ormai 7.5 milioni circa di tonnellate di alimenti (per esempio, cereali statunitensi).
Mediante una chiara legislazione antiagraria ed una politica di importazioni antipatriottica, si sta distruggendo quel poco che resta della nostra impoverita economia contadina. Sembrerebbe che la tragedia, la desolazione e la povertà che subiscono i nostri contadini appartengano ad un mondo lontano.

Il tentativo è quello di generare un clima di scetticismo ed indifferenza nazionale nei confronti della realtà delle nostre campagne. La questione agraria, e in generale la sorte del mondo rurale, assume un’importanza singolare con la messa in moto del Plan Colombia.
Questo programma militare, politico e sociale ripropone l’aggressione che i contadini colombiani hanno subito per oltre un secolo. E senza alcun dubbio verranno facilitati i processi di controriforma agraria, si incrementeranno i latifondi, le politiche neoliberiste che mirano allo sviluppo agroindustriale, le coltivazioni transgeniche e l’uso di sementi certificate, tutte misure che complessivamente distruggono l’economia contadina e la sovranità alimentare.

Non dimentichiamoci che la Colombia è uno dei paesi al mondo con la più alta concentrazione della terra nelle mani di pochi proprietari : l’80 % dell’area utile allo sfruttamento agro-pastorizio è nelle mani dell’1,5 % dei proprietari.
Il latifondo ha costituito il pilastro fondamentale del sistema antidemocratico che controlla il destino della Colombia.

L’oligarchia colombiana ha la pretesa di assicurarsi il controllo sociale, ideologico e politico del settore contadino. Inoltre gli USA vedono i contadini come potenziali alleati dell’insorgenza, in quanto le FARC-EP sono radicate storicamente nelle zone agrarie e la maggior parte dei loro combattenti sono contadini sollevatisi in armi.
Con il Plan Colombia la strategia è orientata a debilitare la capacità organizzativa e di mobilitazione del movimento operaio e sindacale, e particolarmente dei settori contadini. E poiché buona parte della base sociale dell’insorgenza guerrigliera risiede nelle zone rurali, è in queste che i gruppi paramilitari realizzano gli orribili massacri ai danni dei braccianti.

Un settore considerevole del parlamento colombiano, e di varie corporazioni con a capo FEDEGAN (degli allevatori) e FENALCO, non dissimula neanche tanto il suo comportamento favorevole al paramilitarismo. E non vanno dimenticate le reiterate dichiarazioni, favorevoli ad un riconoscimento politico di questi gruppi di assassini, rilasciate dal Procuratore e dal Giudice Generale della Nazione, da alcuni gerarchi della Chiesa capeggiati dal Vescovo di Chiquinquirá Gutiérrez Pabón, da dirigenti politici con Alvaro Uribe Vélez in testa, e da Generali (r) come Harold Bedoya e Rito Alejo del Rio, che, tra gli altri, reclamano direttamente e indirettamente la guerra totale.

E’ importante sottolineare come le AUC (“Autodifese” Unite della Colombia, nome che si danno le reti paramilitari) siano dirette da confessi narcotrafficanti. Questi sono stati alleati strategici per la CIA e la DEA quando queste richiedevano i loro servizi ; ne è una prova la creazione del gruppo PEPES, che giustiziò il narcotrafficante Pablo Escobar (di concerto con il Cartello di Cali e la DEA) contribuendo in questo modo a disarticolare il potente cartello del narcotraffico di Medellin, così come è stato denunciato in tempi non lontani dalla banda di sicari “La Terraza”, in un esteso documento pubblicato dalla rivista Semana, di ampia circolazione in Colombia.

I contadini colombiani, così come il movimento popolare nel suo insieme, saranno all’altezza della nuova sfida impostagli ; ma affermano di non essere soli e di avere bisogno della voce, delle mani e dell’appoggio di tutti quelli sognano e costruiscono un’alternativa democratica ed un mondo più giusto.

Del resto, le politiche antiagrarie predominanti nell’attuale fase neoliberale hanno minato le possibilità di autosufficienza alimentare peri i paesi del sud del mondo, provocando in più la distruzione di rami industriali legati ai prodotti delle campagne. I monopoli e gli oligopoli si sono proposti di transgenizzare e controllare la produzione alimentare sul pianeta, facendo diventare questa questione strategica un meccanismo di dominazione neocoloniale ; questo è uno degli inganni che occulta il Plan Colombia, e che è opportuno smascherare.

Ed è altrettanto un inganno mettere sullo stesso piano le coltivazioni della coca e del papavero (denominate arbitrariamente “illecite”) e il narcotraffico.
Le suddette piantagioni sono diventate colture di sussistenza inglobate nell’economia contadina, nella misura in cui ai braccianti è stata imposta questa nuova realtà dalle circostanze sociali ed economiche impostegli. Dunque, è improprio definirle “coltivazioni illecite”.

Nell’immaginario contadino, le coltivazioni della coca e del papavero continuano ad essere un frutto della terra, e nella sostanza l’unico possibile in virtù delle condizioni geografiche presenti nelle zone di colonizzazione verso le quali sono stati spinti.

In generale, le coltivazioni della coca costituiscono una forma di resistenza contadina finalizzata a evitare di dover abbandonare il mondo rurale. Ragion per cui è molto importante separare le due realtà : narcotraffico da una parte, e coltivazioni dall’altra. Il primo è un fenomeno consustanziale al capitalismo, mentre il secondo è il risultato delle ingiustizie del capitalismo nella misura in cui combina il latifondo con la violenza e le politiche antiagrarie.

4. Plan Colombia e processo di pace

Le alte sfere di Washington e della Colombia hanno insistito nel affermare che il loro impegno è per la pace ; ed è vero, solo che si tratta di una pace molto distante da quella di cui necessita realmente la Colombia.

L’ossessione della classe dominante colombiana nei confronti della pace, è indirizzata ad obbligare l’insorgenza guerrigliera a firmare un accordo il cui fattore centrale sia la consegna delle armi, unitamente alla smobilitazione ed al reinserimento dei guerriglieri nell’istituzionalità tradizionale in cambio di numerose ricompense e candidature elettorali, nonché di finanziamenti di progetti assistenziali attraverso le ONG, cosa già avvenuta in passato con l’M-19, l’EPL e la CRS (settore minoritario che apparteneva all’ELN).

Non si può cadere nella trappola comportata da un presunto intervento umanitario per raggiungere la pace. Il Plan Colombia propone una pace che assomiglia a quella dei sepolcri.
Questa proposta sta guadagnando adepti in gruppi di ONG, incappate nell’errore di separare gli aspetti sociali da quelli militari contenuti nel Plan Colombia. La parte sociale di questo piano, presuntamente legata alla pace, è una “carota” assistenziale per lavarsi la coscienza dopo i colpi del “bastone” neoliberale e guerrafondaio.

In conclusione, voglio ricalcare che il Plan Colombia tende a tradursi nella testa di ponte dell’interventismo yankee in America Latina, costituendo un insulto per i suoi popoli basato su una nuova modalità di intervento economico, politico e militare degli USA, che la considerano il loro cortile di casa.

Ci viene imposta una dura prova, in cui i nostri popoli dovranno moltiplicare la loro dignità ed il loro coraggio per intraprendere un forte periodo di lotta e resistenza. Ci spetta la responsabilità di ribaltare la storia che ci vogliono imporre.
E dovrà rivestire un ruolo veramente importante, cosa che già sta facendo, la lotta sociale e popolare, di cui la lotta guerrigliera è un’espressione ; quest’ultima è diventata un simbolo e una speranza per le lotte di resistenza che portano avanti i popoli contro il capitalismo depredatore e selvaggio.

L’opposizione internazionale al Plan Colombia deve tradursi nell’elemento unificante delle lotte politiche che i popoli oppressi e sfruttati conducono contro la globalizzazione egemonica e militarista del gran capitale, sia degli USA che dell’Europa. Questa lotta deve inserirsi negli sforzi più nobili che abbiamo intrapreso per raggiungere e costruire la pace.

La democrazia e i diritti umani sono incompatibili con il colonialismo che soggioga e restringe la sovranità e l’indipendenza dei popoli. Per vincere questa situazione indecorosa di miseria sociale e di dittatura economica e politica è necessario passare dalle proposte alla resistenza concreta. Se siamo a favore della democrazia e dei diritti umani, allora abbiamo un dovere morale ed etico : lottare senza cedimenti contro il sistema che li nega.
 

 
Luis Alberto Matta