INTRODUZIONE: IMPORTANZA DEL PLAN COLOMBIA
- ANALISI DEL PLAN COLOMBIA
Premessa metodologica
Le diverse versioni del piano
Componenti finanziare del piano
Obiettivi apertamente dichiarati del piano
Obiettivi reali del piano
Immagine della società colombiana proiettata dal piano
II - VALUTAZIONE DEL PLAN COLOMBIA
Plan Colombia e negoziati di pace
Plan Colombia, promozione della democrazia e difesa dei diritti umani
Plan Colombia, prosperità del paese, economia alternativa
Plan Colombia e strategia antinarcotica
III - RISPOSTA POPOLARE AL PLAN COLOMBIA
Coscientizzare i popoli sulla natura del Plan Colombia e la sua
relazione con il processo imperialista di globalizzazione neoliberale.
Contrapporre al piano di guerra un autentico piano di pace
La costruzione della pace coincide in larga misura con la ricostruzione
della democrazia
La costruzione della pace suppone una democratizzazione del concetto
di “prosperità nazionale”
La costruzione della pace e la riaffermazione delle sovranità
nazionali non si può dissociare dalla costruzione della “ patria
grande” indoafrolatinoamericana
La costruzione della pace in Colombia implica un ripensamento
del problema del narcotraffico in una prospettiva non violenta
Ripensare l’analisi del narcotraffico
Ripensare la strategia di lotta al narcotraffico
CONCLUSIONE
INTRODUZIONE: IMPORTANZA DEL PLAN COLOMBIA
Il Plan Colombia rappresenta, in questo momento, l’asse della
strategia dell’imperialismo nordamericano in America Latina (così
come la Nigeria costituisce l’asse della sua strategia in Africa e l’Indonesia
in Asia). L’America Latina è per gli Stati Uniti lo scenario
privilegiato dell’accumulazione capitalistica e dell’affermazione della
sua egemonia mondiale nel quadro della globalizzazione neoliberale. Fanno
parte di questo progetto di conquista l’ Accordo di Libero Scambio (NAFTA)
firmato con Canada e Messico, il Patto Andino, il Patto Centroamericano,
il Mercosur, ecc. Inoltre sono parte integrante del progetto l’installazione
o il rafforzamento di basi militari in vari punti strategici, come quella
di Manta in Ecuador. Più esattamente, il Plan Colombia fa parte
di un più ampio progetto d’integrazione del continente latinoamericano
sotto la leadership nordamericana: gli Stati Uniti considerano il
problema Colombia di natura regionale e tentano di coinvolgere nella sua
soluzione sia i paesi vicini (Brasile, Ecuador, Bolivia, Venezuela,
Perù e Panama) sia altri (come l’Argentina).
Il Plan Colombia è una strategia coerente con l’intervento
nordamericano in Centroamerica ed in Yugoslavia. Coerente, in termini più
generali, con il processo di globalizzazione neoliberale, inteso come
guerra di colonizzazione del mondo, scatenata dalle minoranze ricche e
potenti del Nord contro le maggioranze del Sud e del Nord. C’è una
significativa convergenza e complementarietà tra il Plan Colombia
e le misure che il FMI sta imponendo in diversi paesi del continente per
promuovere il loro processo di “ modernizzazione” e “democratizzazione”:
per esempio la Legge Trole 2 e la dollarizzazione in Ecuador. Questa convergenza
si manifesta particolarmente nella difesa degli interessi delle transnazionali
contro le esigenze vitali dei campesinos e degli indigeni, legate al riconoscimento
dei loro diritti sulla terra. Il Plan Colombia riflette inoltre una
concezione del processo di globalizzazione neoliberale nel quale si articolano
allo stesso tempo la dominazione economica, l’intervento politico, l’aggressione
militare e la lotta ideologica.
All’interno del processo di globalizzazione capitalistica, la
Colombia rappresenta un luogo cruciale perché è un
paese estremamente ricco nel quale la maggioranza della popolazione è
povera. Come paese ricco provoca la cupidigia delle multinazionali;
ma la presenza in esso di una maggioranza povera documenta il carattere
ingiusto e criminale del modello economico. È pertanto un paese
dove scoppia, inevitabilmente, la lotta e la guerra di classe.
La Colombia è il maggior esportatore al mondo di smeraldi,
il secondo esportatore di caffè, fiori e banane. E’ uno dei paesi
con le maggiori risorse idriche. Possiede importanti giacimenti di petrolio,
oro, carbone ed altri minerali. Il 40% del suo territorio è occupato
da foreste vergini che rappresentano una fonte molto ricca di legname di
alta qualità e costituisce il cuore di uno dei sistemi di biodiversità
più ricchi del pianeta.
Desidero ora segnalare alcuni aspetti del piano, che contribuiscono
ad evidenziare la sua importanza:
- Il Plan Colombia cerca di coinvolgere nella sua attuazione l’Unione
Europea, come si è verificato nella guerra del Kosovo, attribuendole
un ruolo subalterno e apparentemente umanitario (quello di riparare
i disastri provocati dalla guerra): per raggiungere questo obiettivo gli
USA contano, in particolare, sull’appoggio di Javier Solana, come
nella guerra del Kosovo, e della Spagna di José Maria Aznar.
- Il Plan Colombia è la prova più evidente del nuovo
ruolo che la lotta contro il narcotraffico assume, dopo il crollo del comunismo,
come giustificazione dell’interventismo imperialista e dell’aggressione
militare e come occultazione dei suoi obiettivi reali.
- Il Plan Colombia è un tipico esempio dell’esercizio del potere
nel nuovo ordine mondiale: dove le decisioni che riguardano il destino
di molti popoli, sono prese da piccoli gruppi, in modo segreto, e non sono
mai spiegate apertamente all’opinione pubblica. Con questi metodi esercitano
il potere il governo ed il Congresso degli Stati Uniti, il governo colombiano,
i governi dei paesi limitrofi. Così rimangono segreti, per esempio,
i trattati e gli accordi che il governo ecuatoriano ha sottoscritto a proposito
della base militare del Manta. Questo metodo di governo diventa il paradigma
della democrazia neoliberale.
- Il Plan Colombia è, nella sua stessa formulazione, un tipico
esempio di guerra ideologica, condotta con i mezzi di comunicazione
di massa, orientata a giustificare la guerra militare e a nascondere i
suoi reali obiettivi; un tipico esempio di alleanza tra la violenza economica,
politica e militare da una parte, e culturale dall’altra, di alleanza,
in una parola, tra la violenza e la menzogna. Fanno parte di questa campagna
di disinformazione l’immagine che si proietta della democrazia colombiana,
della violenza che affligge il paese, dei suoi protagonisti e delle sue
cause; così pure l’interpretazione della guerriglia, del narcotraffico
e dei legami esistenti tra di loro.
- L’ interpretazione della violenza che affligge il popolo colombiano
e della responsabilità della guerriglia nel suo scatenamento,
così come è diffusa da parte dell’apparato ideologico dell’imperialismo,
impone, a noi che osserviamo la storia dal punto di vista degli oppressi
e delle oppresse, un’analisi profondamente diversa della situazione ed
una valutazione della guerriglia, in particolare della FARC-EP, che contesta
la demonizzazione di questo movimento (senza per questo offrire alla
sua strategia un appoggio incondizionato ).
- Il Plan Colombia rappresenta un nuovo esempio dell’interventismo
militare nordamericano, dopo gli avvenimenti della guerra del Kosovo, concepito
per evitare la vietnamizzazione del conflitto e la conseguente crisi politica.
Gli USA offrono finanziamenti, armamenti, addestramento militare e consulenza
per la controinsorgenza, appoggio politico, ideologico e logistico; però
sono gli altri popoli, in primo luogo il popolo colombiano, che pone i
combattenti e le vittime.
- Il Plan Colombia con la sua interpretazione del narcotraffico
e della maniera di sconfiggerlo, impone all’attenzione mondiale la necessità
di impostare questa problematica su basi nuove, che analizzino la relazione
tra narcotraffico e capitalismo e riflettano sulle cause della tossicodipendenza.
Schema della nostra riflessione
La nostra riflessione, ispirandosi al metodo “ vedere,giudicare,agire
“ seguirà le seguenti tappe:
- analisi del Plan Colombia
- valutazione del piano dal punto di vista del popolo colombiano e
dei popoli indoafrolatinoamericani
- risposta popolare al Plan Colombia
I - ANALISI DEL PLAN COLOMBIA
Premessa metodologica
Le analisi dei documenti che provengono dai gruppi di potere non
sono mai neutrali. Si compiono a partire dal punto di vista
dello stesso potere o dal punto di vista del popolo oppresso. Noi cerchiamo
di compierle dal punto di vista del popolo oppresso e coscientizzato. Si
tratta in questo caso del popolo della Colombia e degli altri popoli indoafrolatinoamericani
coinvolti. Prestiamo particolare attenzione alle analisi proposte
dai contadini e dagli indigeni.
Questo punto di vista ci porta a praticare il sospetto
nei confronti dei discorsi elaborati dai gruppi di potere, che esercitano
nella società un ruolo di oppressori. Nel caso del Plan Colombi
i gruppi di potere che lo hanno elaborato sono da una parte il governo
colombiano con i suoi alleati e dall’altro il governo ed il Congresso degli
Stati Uniti. Abbiamo fondate ragioni per pensare che entrambi
questi poteri sono oppressori e che pertanto i loro discorsi sono orientati
a rafforzare il loro dominio. Ci conferma in questo atteggiamento di sospetto
l’evidente tendenza dei governi coinvolti a nascondere i reali obiettivi
del piano, presentandolo in versioni diverse ed opposte.
I governi colombiani, sia quello di Pastrana che i precedenti,
hanno manifestato molte volte l’intenzione di negoziare con la guerriglia,
allo scopo di ristabilire la pace. Tuttavia la loro pratica, attraverso
l’esercito ed i paramilitari, ha smentito costantemente queste dichiarazioni.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, la loro politica di difesa dei diritti
umani e della democrazia è sempre stata, e continua ad essere, un
modo per mascherare il loro progetto di egemonia mondiale: lo documentano,
per esempio, i suoi interventi contro tutte le rivoluzioni popolari (la
cubana, la cilena, la nicaraguense, la salvadoregna, la guatemalteca, etc.)
ed il suo appoggio alle dittature più spietate, purché
garantiscano i suoi interessi economici e politici.
Il sospetto riguarda giustamente i discorsi elaborati da parte di questi
poteri mettendo in discussione i loro obiettivi dichiarati e smascherando
quelli reali. In concreto, quando un potere oppressore propone un
piano di pace, l’analisi cerca ciò che il piano vuole nascondere
e sospetta che si tratti di un piano di guerra e di dominazione.
Le diverse versioni del piano
Nel caso che ci occupa, questa distinzione di livelli é
confermata da un fatto: esistono varie versioni del Plan Colombia che
perseguono obiettivi apparentemente opposti: appoggiare i negoziati di
pace o sconfiggere militarmente la guerriglia. Sono obiettivi solo apparentemente
opposti perché la supposta ricerca di pace serve per nascondere
e preparare il piano di guerra.
La prima versione del piano, chiamata borrador ( bozza),
fu elaborata dall’Alta Commissione per la Pace della Presidenza della
Repubblica di Colombia nel Dicembre 1998 in spagnolo e nel Settembre 1999
in inglese. Secondo questa versione, il piano si proponeva come un processo
parallelo alle negoziazioni, che permettesse di finanziare progetti settoriali
legati agli accordi siglati. Mirava alla riabilitazione e all’investimento
soprattutto nelle zone colpite dalla violenza e dalle coltivazioni illecite,
sulla base di un’ articolazione tra le comunità e lo Stato.
Con riferimento a questo testo, il Presidente Pastrana dichiarò:
“la guerriglia potrà partecipare alla preparazione, all’aggiornamento
e all’esecuzione del plan Colombia “.
E’ legittimo pensare che l’evoluzione del piano sia dovuta all’influsso
degli Stati Uniti. In ogni modo, il piano fu presentato il 20 Ottobre 1999,
in una nuova versione, al Congresso Nordamericano e ispirò la versione
Alianza Act. Una versione diversa fu presentata dal Presidente Pastrana
al Parlamento europeo alla fine di Ottobre del 1999.
Pertanto, le diverse versioni del piano erano destinante ad interlocutori
diversi: il Congresso degli Stati Uniti, il Parlamento dell’Unione Europea,
l’opinione pubblica nazionale ed internazionale. E’ importante segnalare
che il piano, presentato ufficialmente al Congresso degli Stati Uniti nell’Ottobre
1999 fu divulgato nella sua versione colombiana dal quotidiano El Espectador
il 2 Gennaio 2000. Fu discusso e approvato dal Congresso nordamericano,
ma non dal Parlamento né tanto meno dal popolo colombiano.
La versione del piano destinata agli Stati Uniti è apertamente
militarista: E’ una strategia militare contro l’insurrezione e le forme
di organizzazione cittadine. Pone sullo stesso piano la lotta al
narcotraffico e alla guerriglia partendo dal presupposto che la guerriglia
è finanziata dal denaro proveniente dal narcotraffico e che, a sua
volta, il narcotraffico conta sulla protezione della guerriglia. Si tratta
pertanto di due fronti della stessa lotta. Secondo Madeleine Albright
“i problemi della Colombia si estendono al di là delle sue frontiere
ed hanno gravi implicazioni per la sicurezza e la stabilità
regionali”.
Invece, presentando il piano al Parlamento Europeo, il 26 Ottobre
1999, in una versione simile a quella originaria, Pastrana dichiarava:
“ E’ una strategia integrale e unificata orientata al rafforzamento degli
obiettivi fondamentali del paese come la ricerca della pace, la riattivazione
della nostra economia e la creazione di lavoro, la protezione dei diritti
umani, il rafforzamento della giustizia e l’aumento della partecipazione
sociale. Il risultato sarà il rafforzamento del nostro Stato come
requisito per il raggiungimento della pace e del progresso. Richiediamo
la vostra partecipazione in tutti questi ambiti, ma soprattutto abbiamo
bisogno che voi, le vostre nazioni, l’Europa intera, investa nella pace,
per la pace e che apra i suoi mercati perché possiamo creare nuovi
posti di lavoro in vista della pace”.
Componenti finanziare del piano
Le componenti finanziarie del piano sono fondamentali non
solo per misurare l’importanza che si attribuisce allo stesso piano,
ma anche per valutare la proporzione tra spese militari e spese “umanitarie”.
Il costo totale del piano, in base alle stime del governo colombiano,
è di 7.500 milioni di dollari, per un periodo di cinque anni:
- contributo della Colombia: 4.000 milioni;
- contributo del governo degli USA: 1.600 milioni, oltre a 500 milioni
da destinare ad altri paesi della regione, per conferire al problema
una dimensione regionale;
- contributo dell’Unione Europea: 1.000 milioni;
- contributo degli organismi internazionali: 900 milioni;
Gli aiuti americani sono ripartiti nella seguente maniera:
- destinati all’esercito colombiano: 705 milioni
- destinati alla polizia e alle forze navali della Colombia: 205 milioni
di dollari;
- per la sicurezza nei paesi limitrofi: 410 milioni;
- per la sostituzione delle colture illecite: 180 milioni (di
cui 50 per la Colombia, 90 per la Bolivia e 40 per il Perù):
- per la riforma del sistema giudiziario, il rafforzamento dei diritti
umani e la pace: 100 milioni;
- non sono precisati i costi necessari per l’estirpazione della pianta
di coca: probabilmente perché non si vuole smascherare la “guerra
biologica” condotta con un ceppo del Fusarium Oxisporum, denominato
EN-4,isolato nei laboratori USA, i cui effetti sull’ambiente, la flora,
la fauna e gli esseri umani non sono ancora chiari.
Dunque, per ogni 1.000 dollari di aiuti 700 sono destinati a spese
militari. I maggiori costi sono concentrati nel valore dei 30 elicotteri
Blackawk e dei 33 Huey e nell’addestramento, equipaggiamento e manutenzione
dei tre battaglioni dell’esercito colombiano per combattere nel sud del
paese, che si trova sotto il controllo degli insorti e dove sono concentrati
la produzione, la lavorazione ed il trasporto della droga. Così
la Colombia diventa il principale destinatario degli aiuti americani, dopo
Israele e l’ Egitto.
Obiettivi apertamente dichiarati del piano
Un aspetto fondamentale della nostra analisi è la distinzione
tra obiettivi dichiarati e obbiettivi reali del piano. Quelli apertamente
dichiarati sono:
1) diffondere e consolidare la democrazia e l’applicazione della legge
in tutto il paese addestrando
ed equipaggiando le forze colombiane
di sicurezza;
2) rafforzare i meccanismi di protezione dei Diritti Umani e promuovere
la riforma giudiziaria;
3) appoggiare gli sforzi di Pastrana nei negoziati di pace con i gruppi
armati illegali;
4) lottare contro il narcotraffico, sradicando la coltivazione della
coca, sequestrando la droga e spezzando i legami tra narcotraffico e guerriglia;
5) appoggiare lo sviluppo alternativo, rafforzando i governi locali,
ripagando le persone danneggiate dal conflitto e offrendo nuove possibilità
ai contadini produttori di coca;
6) promuovere un’alleanza latinoamericana per portare avanti questa
lotta, coinvolgendo, in maniera particolare, i paesi limitrofi: Brasile,
Ecuador, Bolivia, Perù, Uruguay e Panama;
7) inserire in questa lotta l’Unione Europea con un ruolo essenzialmente
umanitario.
Obiettivi reali del piano
1) Sconfiggere militarmente la guerriglia, addestrando ed
equipaggiando le forze colombiane di sicurezza ( includendo, di fatto,
tra di esse i paramilitari) e privandola dell’appoggio finanziario offerto
dal narcotraffico.
2) Promuovere, a partire da questa lotta, un’alleanza politica, militare
ed economica latinoamericana sotto la leadership nordamericana.
3) Riaffermare l’egemonia degli Stati Uniti sull’Unione Europea riproducendo
la strategia della guerra del Kosovo.
4) Favorire le imprese multinazionali che intendono realizzare nel
paese i loro megaprogetti e in particolare, naturalmente, le multinazionali
produttrici di armamenti.
5) E’ particolarmente evidente che la soppressione del narcotraffico
non rappresenta la principale preoccupazione del piano. Lo dimostrano le
gravi carenze ed i contrasti che emergono nell’analisi del narcotraffico,
e che abbiamo segnalato in precedenza. Se questo fosse il suo obiettivo
principale, il piano dovrebbe segnalare e denunciare tutti i responsabili
del narcotraffico, sia all’interno della Colombia sia all’esterno, e non
solo la “narcoguerriglia” ed i contadini cocaleros. Se il piano avesse
come obiettivo principale la lotta contro il narcotraffico dovrebbe
distinguere i contadini cocaleros dai narcotrafficanti e ricercare
le ragioni che spingono i coltivatori colombiani e latinoamericani ad optare
per la coltivazione della coca.
Immagine della società colombiana proiettata dal piano
E’ parte integrante della nostra analisi anche la ricostruzione
dell’immagine della società colombiana offerta dal piano, che influisce
evidentemente sulla definizione dei suoi obiettivi reali e sulle sue opzioni
strategiche.
Il piano denuncia la situazione di violenza e di guerra di cui
soffre il paese. Però individua i suoi responsabili nella guerriglia,
nei narcotrafficanti e nei paramilitari. In quest’ottica, costruire la
pace significa essenzialmente sconfiggere la guerriglia, sradicare il narcotraffico,
addestrare ed equipaggiare le forze di sicurezza. In una parola, la costruzione
della pace passa per l’intensificazione della guerra.
Lo stato colombiano appare invece come un’istanza superiore,
preoccupata di mediare tra i due estremi, la violenza di destra e sinistra.
I “gruppi armati illegali” sono posti sullo stesso piano, senza tenere
distinti l’origine, gli obiettivi ed i metodi.La guerriglia attinge la
sua forza dagli aiuti finanziari del narcotraffico.
Rimangono pertanto inesplorati alcuni aspetti cruciali della
situazione:
1) la povertà e l’ingiustizia provocate dal modello economico
neoliberale e causa delle insurrezioni armate; l’impatto che gli
“aggiustamenti” neoliberali hanno sulle grandi maggioranze;
2) lo Stato e la sua corruzione, fattore di violenza e di impunità,
protagonista della guerra; la sua violazione sistematica del diritto internazionale;
l’inefficienza e la corruzione del sistema giuridico;
3) l’esercito e la sua alleanza con i paramilitari;
4) i progetti delle multinazionali, appoggiate dallo Stato e dall’esercito,
ed il loro impatto sulla natura e la vita delle popolazioni indigene e
contadine;
5) mancano completamente progetti promossi dallo Stato per costruire
una società alternativa a tutti i livelli;le forme di partecipazione
popolare nelle decisioni e la garanzia che le sono offerte; il ruolo concreto
che si riconosce alla comunità internazionale nel processo di pace
6) manca pure un’analisi critica dei negoziati di pace promossi in
passato e delle ragioni dei loro fallimenti;
7) nell’analisi del fenomeno del narcotraffico, manca qualunque riferimento
al ruolo dell’esercito e della polizia colombiani nella sua promozione;
il ruolo di milioni di consumatori di droga sia nordamericani che europei;
il ruolo del sistema bancario nel riciclaggio del denaro proveniente dalla
droga; manca anche un’analisi delle cause psicologiche e sociali della
tossicodipendenza; così come un’analisi delle ragioni che spingono
molti contadini colombiani, e latinoamericani, ad optare per la coltivazione
della coca; manca, soprattutto un’analisi della stretta relazione tra narcotraffico
e logica del sistema capitalista. In ultima analisi, il piano propone
un’immagine del narcotraffico il cui centro è nella periferia del
mondo e i cui principali responsabili sono i produttori di coca ed i narcoguerriglieri.
II - VALUTAZIONE DEL PLAN COLOMBIA
La nostra analisi del piano, che abbiamo condotto dal punto di vista
del popolo e dei popoli, non era neutrale; questo significa che non era
una semplice descrizione ma anche una valutazione, almeno implicita. Questa
valutazione è consistita, in particolare, nel distinguere gli obbiettivi
dichiarati e quelli reali del piano: così gli obbiettivi reali
sono diventati i criteri di valutazione degli obiettivi dichiarati.
Vogliamo ora chiarire questo aspetto della nostra impostazione, domandandoci
in quale misura il piano potrà raggiungere i propri scopi dichiarati:
sostenere i negoziati di pace, promuovere la democrazia e la partecipazione
popolare, garantire l’esistenza dei diritti umani e rafforzare lo Stato
di diritto, promuovere la prosperità del paese e la creazione di
nuova occupazione, creare le condizioni per l’affermarsi di un’agricoltura
alternativa alle coltivazioni illecite, sconfiggere il narcotraffico.
Plan Colombia e negoziati di pace
L’insistenza di Clinton, Pastrana, Albright, ecc. nel presentare
il Plan Colombia come una forma di sostegno ai negoziati di pace, non convince
per varie ragioni:
- Lo sforzo finanziario maggiore da parte degli Stati Uniti riguarda
l’equipaggiamento, la
manutenzione e l’addestramento dell’esercito colombiano; mentre la
quota destinata ad iniziative di natura sociale è assai limitata..
- I principali interlocutori dei negoziati di pace, che sono i gruppi
guerriglieri, percepiscono il
piano come una dichiarazione di guerra.
- La messa in opera del piano rende impossibile il cessate il fuoco,
condizione essenziale per l’andamento dei negoziati.
- Il rafforzamento sia dell’esercito che della polizia
obbliga le guerriglie a rafforzare il proprio equipaggiamento militare.
- Il piano non contempla nessun elemento che faciliti i negoziati o
che proponga alternative pacifiche nel caso in cui lo schema attuale di
dialogo non ottenga i risultati sperati. Non si interroga sulle motivazioni
per le quali i precedenti tentativi di negoziati sono falliti. Non mette
in discussione lo schema seguito finora nei negoziati, basato su incontri
al vertice, ai quali la. società civile rimane estranea.
- Il piano non specifica il ruolo che dovrebbe assolvere la comunità
internazionale per la costruzione della pace; conta sulla sua presenza
piuttosto per appoggiare la guerra e per attenuarne gli effetti.
- L’assenza all’interno del piano di una seria analisi delle cause
della guerra e della violenza pregiudica la possibilità di elaborare
un’alternativa di pace.
- Il piano è contrastato da una larga parte dell’opinione pubblica
della Colombia e dei paesi
limitrofi: in particolare dalle organizzazioni popolari, indigene,
negre, contadine, ambientaliste, di difesa dei diritti umani, ecc; inoltre
è rifiutato anche da ampi settori della comunità internazionale.
In base a questi dati è possibile prevedere che il plan Colombia
avrà come effetto un aggravarsi della guerra ed
una maggiore degenerazione del conflitto dell’interno e verso i confini
dei paesi limitrofi (i quali non hanno una chiara politica di accoglienza).;
sarà così minacciata la stessa sopravvivenza di diverse
etnie.
Plan Colombia, promozione della democrazia e difesa dei diritti umani
Il metodo di elaborazione del piano è stato, come abbiamo rilevato,
essenzialmente antidemocratico. Lo hanno redatto in forma segreta piccoli
gruppi di esperti, designati dal governo colombiano. Il testo non è
stato discusso né all’interno del parlamento colombiano né
nel paese. Lo ha discusso ed approvato solo il congresso nordamericano.
Non è stata promossa la partecipazione delle comunità
nella definizione ed esecuzione di progetti particolari. L’ informazione
offerta all’opinione pubblica nazionale ed internazionale è parziale
e menzognera.. Nessuna importanza viene attribuita alle proteste che esplodono
in varie parti del paese e a livello internazionale. Con lo stesso metodo
si stipulano accordi tra il governo colombiano, il governo nordamericano
ed i governi dei paesi limitrofi.
Il piano pretende di difendere i diritti umani, ma la sua analisi
non identifica nessuno dei principali violatori di tali diritti ,
come lo stesso Stato , le forze armate ed i paramilitari. Quindi
rafforzando questi agenti della società, il piano contribuisce
ancora di più a rafforzare ed occultare i loro crimini. Il piano
non fa nessuna menzione delle denunce formulate ripetutamente
al riguardo da organizzazioni non governative di diritti umani, come
Amnesty International, o Human Rights Watch, la Commissione per i Diritti
Umani delle Nazioni Unite oppure l’ufficio dell’Alto Commissario
per i Diritti Umani in Colombia e che lo Stato colombiano ha sistematicamente
ignorato.
Inoltre, in un clima di guerra, molti diritti fondamentali sono
soggetti a decisioni militari e di polizia, come quello della i libera
circolazione di persone, veicoli ed alimenti. Questo significa che essi
sono costantemente violati.
Molto significativa a questo proposito la dichiarazione del sottosegretario
nordamericano alla difesa per operazioni speciali, Bryan Sheridan: “ l’aiuto
in sé perderebbe la sua efficacia se si aggiungessero condizioni
per garantire il rispetto dei diritti umani da parte dei militari…Questo
potrebbe inibire o ridurre l’efficacia generale “. Questa dichiarazione
ci permette di capire il concetto di “efficacia” che ispira il “piano di
pace”.
Però la rinuncia più radicale alla democrazia che
appare nel plan Colombia è l’abdicazione fatta dal paese alla
sua sovranità, a favore del Grande Fratello del Nord. Uno
stato che rinuncia alla sua propria sovranità, non può riconoscere
effettivamente il diritto all’autodeterminazione dei suoi popoli e dei
suoi cittadini.
Il ruolo totalmente secondario che , all’interno del piano, riveste
la difesa dei diritti umani lo conferma eloquentemente la decisione
presa da Clinton, prima del suo viaggio in Colombia,. Egli firmò
la “clausola di eccezione”che gli permetteva di procedere all’esborso
dei milioni di dollari approvati per il piano, sebbene la Colombia
avesse soddisfatto solo una delle sette condizioni stabilite dal
Congresso. Così Clinton decideva di ignorare la tremenda crisi dei
diritti umani in Colombia, nel nome “degli interessi fondamentali degli
Stati Uniti.”
Come rileva Noam Chomski, la Colombia ha il peggiore trattamento
in materia di diritti umani nell’emisfero occidentale ¸ ma
il suo governo è, in America Latina, quello che riceve più
aiuti militari degli USA. Analisi oggettive della politica internazionale
degli Stati Uniti, giungono alla conclusione che l’aiuto nordamericano
tende a dirigersi di preferenza verso i governi che violano i diritti
fondamentali dei loro cittadini nella maniera più vergognosa.
Plan Colombia, prosperità del paese, economia alternativa
Il plan Colombia introduce anche una serie di misure per il risanamento
e la crescita dell’economia che corrispondono agli impegni assunti
con il Fondo Monetario Internazionale, come tagli alla spesa pubblica,
privatizzazioni, incremento delle esportazioni, aumento e protezione degli
investimenti stranieri. Accettando questi provvedimenti, il Plan Colombia
si colloca in modo chiaro all’interno del processo di globalizzazione neoliberale.
Dunque la “prosperità” che il piano favorisce è
quella delle imprese private e soprattutto delle transnazionali. Rimane
sacrificato, al contrario, il livello di vita delle grandi maggioranze,
specialmente delle popolazioni obbligate a trasmigrare dentro e fuori del
paese; viene minacciata la stessa sopravvivenza delle popolazioni indigene
e contadine; completamente trascurata la sostenibilità sociale,
culturale ed ecologica dei progetti.
Tanto meno gode di credibilità la sbandierata promozione
di un’economia alternativa basata sulla sostituzione delle “colture illecite”,
perché la loro distruzione attravero le fumigazioni di foreste e
boschi, attuata con l’uso del fungo “EN-4” (Fusarium Oxisporium), pregiudica
la possibilità di impiantare qualunque altra coltura, per
molti anni .
In ultima analisi, il Plan Colombia è radicalmente
incapace di promuovere la prosperità del paese perché la
sua analisi misconosce le radici della povertà, delle disugualianze
sociali, della ingiustizia insita nello stesso modello economico e nella
corruzione delle istituzioni statali. Dunque rafforzando il modello economico
e le istituzioni statali, provocherà inevitabilmente un incremento
della povertà e dell’ingiustizia.
Plan Colombia e strategia antinarcotica
Per mostrare come la lotta al narcotraffico non rappresenti il principale
obiettivo del Plan Colombia abbiamo richiamato l’attenzione sulle numerose
lacune della sua analisi del fenomeno e della strategia per combatterlo.
Per raggiungere tale obbiettivo infatti, il piano si basa essenzialmente
sulla violenza: l’intensificazione della guerra contro la “narcoguerriglia”
e l’estirpazione forzata delle coltivazioni di coca.
Inoltre abbiamo sottolineato l’incompatibilità tra i due aspetti
della strategia: lo sradicamento delle colture di coca attraverso le fumigazioni
e la promozione di colture alternative. perché le fumigazioni non
distruggono solo le coltivazioni di coca ma anche la possibilità
di intraprendere, per molti anni, qualunque altro tipo di coltivazione.
Questi limiti della strategia preannunciano il suo fallimento. Previsioni
che si fondano anche su 25 anni di esperienza: tra il 1992 e il
1998,gli ettari di terra occupati da piantagioni di coca aumentarono
da 40.000 a oltre 100.000.
III - RISPOSTA POPOLARE AL PLAN COLOMBIA
Se la nostra analisi è corretta, il Plan Colombia s’ inserisce
a pieno titolo nel processo di globalizzazione neoliberale. E’ dunque naturale
che la risposta popolare ad esso sia parte del progetto di alternativa
alla globalizzazione neoliberale. Questo mi pare il filo conduttore
degli innumerevoli documenti di rifiuto del piano, che stanno uscendo da
quando esso è diventato di dominio pubblico. Lo criticano,
naturalmente, le organizzazioni rivoluzionarie colombiane, ma anche
molte organizzazioni popolari e indigene del paese. Lo criticano organizzazioni
popolari e indigene dei paesi limitrofi; organizzazioni continentali,
movimenti ecologisti, comitati di solidarietà internazionale
con il popolo colombiano, comitati scientifici che si pronunciano
circa i metodi di fumigazione, comitati di giuristi e di difesa
dei diritti umani, ecc. Internet sta funzionando anche come rete di comunicazione
al servizio della solidarietà internazionale e in particolare
di una “diplomazia popolare”.
L’esistenza di una stretta relazione tra il Plan Colombia
e il processo di globalizzazione neoliberale è segnalata in particolare
dall’analisi formulata in Ecuador ( uno dei paesi limitrofi coinvolti nel
progetto) da parte delle organizzazioni indigene e popolari. La mobilitazione
che questi soggetti stanno promovendo contro le misure di privatizzazione
decise dalla legge Trole 2 e la dollarizzazione dell’economia, è
rivolta al tempo stesso contro l’adesione del governo al Plan Colombia
e la concessione agli Stati Uniti della base militare di Manta.
Vogliamo sottolineare qui alcuni aspetti chiave della reazione
popolare che si sta delineando in molte parti e che è urgente
appoggiare.
Coscientizzare i popoli sulla natura del Plan Colombia e la sua relazione con il processo imperialista di globalizzazione neoliberale.
Le analisi e le valutazioni del piano, che
emergono nei documenti segnalati in precedenza e che abbiamo utilizzato
nella nostra presentazione, sono per il momento espressione di minoranze
coscientizzate. Perché possano influenzare il comportamento
dei governi è necessario che arrivino a coscientizzare ed a mobilitare
grandi masse popolari. Questo presuppone che le organizzazioni popolari
assumano come prioritaria questa campagna politica e ideologica.
Principio ispiratore della campagna deve essere il riconoscimento
del punto di vista degli oppressi e delle oppresse, come luogo privilegiato
di osservazione della situazione del mondo ed in particolare del
Plan Colombia; e come luogo di resistenza all’aggressione del “pensiero
unico”. In questa prospettiva acquistano particolare valore i documenti
prodotti dalle organizzazioni indigene e contadine.
Tra i punti del piano sui quali deve basarsi la campagna di coscientizzazione,
segnaliamo:
- il legame tra Plan Colombia e processo di globalizzazione neoliberale
, inteso come guerra
imperialista di colonizzazione del mondo,
che prolunga le conquiste ed i 500 anni di
colonizzazione del continente;
- le evidenti contraddizioni tra gli obiettivi
dichiarati e quelli reali del piano;
- le contraddizioni tra gli obiettivi dichiarati ed il metodo verticale
e segreto di elaborazione del piano;
- i limiti nell’analisi della società colombiana, delle radici
della violenza e della guerra, del ruolo
della guerriglia e della natura del narcotraffico.
Contrapporre al piano di guerra un autentico piano di pace
Un autentico piano di pace deve, innanzitutto individuare
le radici della violenza e della guerra ed esplorare le vie per sradicarle.
Queste radici sono: il modello economico capitalista, nella sua versione
neoliberale; la miseria, le ingiustizie, le disuguaglianze, l’emarginazione
che il modello genera; uno Stato occupato dalle classi dominanti
e sottomesso ai suoi interessi; una burocrazia corrotta ed inefficiente;
forze armate che difendono gli interessi del grande capitale e reprimono
le mobilizzazioni popolari, promovendo i gruppi paramilitari; un sistema
giudiziario controllato dalle classi dominanti e che garantisce l’impunità
dei suoi crimini .
Per pianificare cambiamenti tanto profondi, è necessario
rilanciare i negoziati di pace ma rivedendo profondamente la loro
impostazione: far partecipare al tavolo delle trattative non solo
i vertici ma anche ampi settori della società civile; coinvolgere
le organizzazioni popolari dei paesi limitrofi tenendo e le loro
istanze continentali; coinvolgere la comunità
internazionale nelle sue strutture ufficiali, ma anche nelle sue iniziative
solidaristiche di base (la così detta “diplomazia popolare” ) con
il compito di osservatori; coinvolgere l’Unione Europea, chiedendole
una partecipazione autonoma e non subordinata ai piani statunitensi.
La costruzione della pace coincide in larga misura con la
ricostruzione della democrazia
La democrazia non si definisce qui, a differenza di quanto pretende
il neoliberismo, in funzione della libertà del mercato o del pluripartitismo,
ma come esercizio effettivo dell’autodeterminazione dal parte del
popolo a livello economico, politico e culturale. Neppure la si definisce
come adesione al processo di “modernizzazione” e alle direttive degli organismi
finanziari multilaterali, dominati dalle potenze imperialiste; essa implica
invece la riaffermazione della sovranità nazionale, che condiziona
la possibiltà di autodeterminazione da parte del popolo. Non si
tratta dunque, di una sovranità ( come quella rivendicata dallo
Stato colombiano) che sottrae lo Stato al controllo della comunità
internazionale, permettendogli di violare impunemente i diritti dei
cittadini. Si tratta, invece, di una forma di sovranità che permetta
allo Stato di garantire l’autodeterminazione dei cittadini, contro l’ingerenza
delle grandi potenze.
Neppure si tratta di un concetto di sovranità dello
Stato che gli permetta di sottrarsi al controllo delle maggioranze per
mettersi al servizio di minoranze privilegiate: una sovranità fondata
sull’ autodeterminazione del popolo si porrà naturalmente
al servizio del “popolo sovrano” cioè delle grandi maggioranze.
Rivendicare la sovranità dello Stato, nell’epoca della
globalizzazione neoloberale, non significa chiudersi ai contributi provenienti
dalla collaborazione internazionale, che implicano anche una devoluzione
parziale della sovranità di ciascuno Stato ad un’autorità
comunitaria. Si tratterà, tuttavia, di una decisione presa
autonomamente da ciascuno Stato, che manterrà il diritto di
controllare, a sua volta, l’autorità comunitaria. Questa decisione
non sarà il riconoscimento di una dipendenza ma di una interdipendenza
tra gli Stati ed i popoli.
Perno del processo di globalizzazione neoliberale è
l’autodeterminazione dei mercati, convertiti in strumenti di dominazione
da parte delle potenze e pertanto della schiavitù moderna. Perno
una globalizzazione popolare deve essere invece la riaffermazione dell’autodeterminazione
da parte del popolo, nell’orientamento della sua vita economica ,
politica e culturale; autodeterminazione che il popolo è chiamato
ad esercitare in forma partecipativa, cominciando dai poteri ed i
progetti locali.
Concretamente, la rivendicazione dell’iniziativa popolare dovrà
manifestarsi, nella contestazione del Plan Colombia, particolarmente del
metodo verticista con il quale esso è stato elaborato ed imposto.
Dovrà manifestarsi soprattutto nella metodologia
partecipativa di elaborazione ed esecuzione di un piano alternativo di
pace.
La costruzione della pace suppone una democratizzazione del concetto di “prosperità nazionale”
Il Plan Colombia elenca, tra i suoi principali obiettivi, la promozione
della “prosperità nazionale”. Tuttavia, nella prospettiva neoliberale
che lo ispira, la “prosperità nazionale” ed il “progresso economico”
si definiscono in relazione agli interessi del grande capitale. La “prosperità
nazionale”, in questa accezione, può coesistere con la povertà
delle grandi maggioranze e quindi con una situazione sociale gravemente
ingiusta. Di conseguenza la prosperità sociale così concepita
non genera necessariamente nuovo lavoro; al contrario si fonda spesso sulla
riduzione del costo del lavoro, ottenuta con licenziamenti massicci.
Questa “prosperità sociale” provoca le legittime ribellioni
dei settori esclusi: pertanto non contribuisce alla pace ma ad un inasprimento
dei conflitti sociali.
Un’ autentica pace non può prescindere da una democratizzazione
del concetto di prosperità nazionale. Suppone quuindi che tutto
il popolo sia al tempo stesso suo obiettivo e suo protagonista. Che, in
altre parole, l’autodeterminazione solidale sia la sua caratteristica fondamentale.
Una strategia orientata a trasformare l’economia nazionale in questa direzione
assumerà come punto di partenza le comunità e le altre forme
di potere locale, senza mai abbandonare la tensione utopica verso un’alternativa
macroeconomica e macropolitica.
La costruzione della pace e la riaffermazione delle sovranità
nazionali non si può dissociare dalla costruzione della “ patria
grande” indoafrolatinoamericana
Il Plan Colombia si propone di promuovere un’alleanza latinoamericana,
fondata sull’unificazione dei mercati, egemonizzata dagli Stati Uniti e
subordinata agli interessi del capitale transnazionale. Pretende d’ imporre
una pace imperiale nordamericana ottenuta con la svendita delle sovranità
nazionali. Ispirandosi a questo progetto, gli Stati Uniti hanno represso
con la violenza tutti i tentativi di riconquista della sovranità
nazionale compiuti dai popoli del continente: Cuba, Guatemala, El
Salvador, Cile, Nicaragua ecc.
Ora, la costruzione di un’autentica pace non si può separare
dalla riaffermazione della sovranità nazionale e dell’autodeterminazione
dei popoli. Tuttavia questo impegno potrà avere successo solo
se la resistenza e la costruzione di società alternative coincidono
con un’alleanza per la costruzione della “ patria grande” indoafrolatinoamericana.
Questa decisiva lotta di liberazione non sarà opera
dei partiti e dei governi ma delle organizzazioni popolari di tutto il
continente, e più esattamente dell’ internazionalismo popolare che
esse stanno costruendo, con la partecipazione dei contadini, degli indigeni,
dei negri, delle donne, degli ecologisti, dei piccoli commercianti,
degli artigiani, degli studenti, ecc.
La costruzione della pace in Colombia implica un ripensamento del problema del narcotraffico in una prospettiva non violenta
Uno dei principali limiti del Plan Colombia sta nella sua analisi
del narcotraffico e nella sua strategia per sconfigerlo, basato su
un intervento violento: guerra contro la “narcoguerriglia” ed estirpazione
forzata delle coltivazioni di coca. E’ questa una delle ragioni che
fanno del Plan Colombia un piano di guerra e non di pace.
Per elaborare un piano di pace in Colombia, è necessario
dedicare uno dei suoi principali capitoli al ripensamento del problema
del narcotraffico, cioè della sua analisi e della strategia per
sconfiggerlo.
Ripensare l’analisi del narcotraffico
Il centro degli affari non si trova nei paesi periferici, ma in quelli capitalisti .
- Il PNUCD (Programma delle Nazioni Uniti per il controllo delle Droghe)
affermava nel 1997 che i consumatori di droga erano circa 235 milioni di
persone; delle quali, tuttavia, il gruppo con maggior potere d’acquisto
appartiene ai paesi ricchi, cioè Europa e Nord America. La principale
destinazione dei narcotici nel mondo sono gli Stati Uniti dove ci sono
circa 30 milioni di tossicodipendenti ( all’incirca 1/8 della popolazione)
i quali consumano più di 300 tonnellate di cocaina all’anno.
- Tra i principali responsabili e beneficiari del narcotraffico
sono le imprese produttrici di sostanze chimiche utilizzate nella produzione
delle droghe ( come il permanganato di potassio): queste sono in gran maggioranza
nordamericane e producono il 90% delle sostanze utilizzate.
- Principale beneficiario del mercato del narcotraffico è il
sistema bancario che compie il lavaggio o riciclaggio del narcodenaro (
circa 700 mila milioni di dollari USA ) e provvede al suo investimento
in attività legali, con la complicità dei “paradisi fiscali”.
Ad oggi il sistema bancario è collocato prevalentemente nel modo
ricco e per il 50% negli Stati Uniti.
Tenere separate le responsabilità dei contadini produttori di
coca da quelle dei narcotrafficanti, identificando le ragioni che
spingono molti contadini ad optare per la coltivazione della coca. Queste
ragioni affondano le loro radici nelle politiche neoliberali imposte ai
paesi del Sud . Esse provocano, da una parte, la caduta del prezzo dei
prodotti nazionali, come il caffè, sotto la pressione della concorrenza
internazionale. Dall’altra parte esse spingono a valorizzare i prodotti
che sono più redditizi, come la coca e la marijuana, scelta spesso
dettata da necessità di sopravvivenza per i contadini e le loro
famiglie.
Un elemento fondamentale dell’analisi deve essere lo studio
della relazione che intercorre tra proibizionismo e narcotraffico.
Chiamiamo proibizionista la legislazione che , per eliminare il
pericolo derivante dal consumo di una determinata sostanza, proibisce
e sanziona il suo consumo e la sua vendita. Questo regime si applicò,
e si applica ancora oggi in alcuni paesi, alle bevande alcooliche. Oggi
viene applicato universalmente alle droghe. La proibizione ha come
primo effetto la moltiplicazione del prezzo del prodotto proibito: il venditore
esige infatti un forte compenso per il rischio che corre. Si
creano così le condizioni per un traffico illegale estremamente
redditizio, quale è oggi il narcotraffico.
Per quanto riguarda la Colombia, è importante rompere
il silenzio che il piano osserva circa la responsabilità nella promozione
e nella protezione del narcotraffico di molte autorità dello
Stato, di membri dell’esercito, della polizia e dei paramilitari.
Inoltre deve, a mio avviso, occupare una posizione centrale nell’analisi
del narcotraffico lo studio delle sue relazioni con la logica del sistema
capitalista. Questo studio concerne una molteplicità di scambi illegali
e clandestini, controllati da reti mafiose, della quale la narcoeconomia
è una componente importante, anche se non è l’unica. Tra
questi affari, il traffico di armi, la prostituzione, la “protezione” di
prostitute e prostituti, , il sequestro di persone, le scommesse
clandestine, il contrabbando su larga scala, il contrabbando di materiale
nucleare, il mercato nero di valuta, ecc. Ai ricavi mondiali di questi
traffici illegali ( calcolati tra 1,5 e 2 miliardi di dollari annualmente)
devono essere sommati quelli delle attività legali, controllate
grazie a fondi ottenuti illegalmente. Sommando entrambi i ricavi la cifra
superava nel 1997 i 3 miliardi di dollari ( più del 10% del prodotto
lordo mondiale).
Vogliamo ora, su questo retroterra, analizzare le relazioni tra
il narcotraffico ed il sistema capitalista, mostrando lo stretto vincolo
che esiste tra questa attività economica e la logica del sistema.
La legge fondamentale del sistema capitalista è la libera concorrenza,
che coincide con il diritto del più forte; il suo obiettivo centrale
è l’accumulazione di denaro. Quindi, se il narcotraffico è
illegale rispetto alla legge, sia nazionale che internazionale, è
perfettamente legale rispetto alla legge fondamentale del sistema. Rappresenta
infatti una delle attività più efficaci per conseguire il
suo scopo.
Certo, il narcotraffico merita una condanna etica, in primo
luogo perché contribuisce alla diffusione della droga, e di conseguenza
alla distruzione di personalità umane; in secondo luogo perché
spinge i drogati alla delinquenza per ottenere il denaro necessario all’acquisto
della droga. Tuttavia, riflettendo più profondamente, si scopre
che la stessa condanna etica deve essere pronunciata contro la logica del
sistema capitalista, soprattutto nella sua fase neoliberale. Deve essere
denunciato come “intrinsecamente perverso” un sistema che canonizza
la legge del più forte; che si organizza al servizio di una minoranza
e condanna le grandi maggioranze alla povertà e alla esclusione.
Se questo è vero, la condanna e la demonizzazione del narcotraffico
da parte dei capitalisti “legali” non si giustifica con motivazioni etiche,
ma solo perché essi percepiscono il collega “illegale” come
un concorrente pericoloso ( che qualificano “sleale”).
Per combattere con efficacia il narcotraffico è essenziale ridurre
il consumo di droga. Questo presuppone una conoscenza profonda del fenomeno
della tossicodipendenza, che analizzi le sue sue motivazioni psicologiche
e sociali.
Mi pare particolarmente importante ( sulla base di una ricerca partecipativa,da
me coordinata, alla quale hanno preso parte ragazzi e ragazze tossicodipendenti
) segnalare ancora una volta le relazioni esistenti tra il fenomeno della
tossicodipendenza ed il sistema capitalista. “Per cogliere il senso del
loro itinerario verso la droga, i tossicodipendenti si interrogano sull’origine
di quell’insoddisfazione profonda, di quella inquietudine, di quel sentimento
di solitudine che lo ha innescato: questa situazione interiore non è
provocata, dichiarano molti, dalla mancanza di sicurezza economica, di
benessere, di lavoro, ma piuttosto dalla mancanza di significato,
di ragioni di vivere”.
“Non è quindi difficile cogliere le radici sociali di
questa insoddisfazione e per ciò stesso la carica di contestazione
politica che genera..La società capitalista avanzata è infatti
caratterizzata da una grave frattura tra le aspirazioni che suscita a livello
di massa e le possibilità reali che offre di soddisfarle.
Essa provoca nelle persone, e particolarmente nei giovani,
attraverso la promozione culturale, i mezzi di comunicazione di massa,
la pubblicità, aspirazioni altissime. D’altro lato però
è organizzata economicamente, politicamente , culturalmente al servizio
di minoranze privilegiate: in modo cioè da rendere per la grande
maggioranza obiettivamente impossibile la soddisfazione di
quelle aspirazioni. Il sistema è quindi strutturato in maniera tale
da generare, soprattutto tra i giovani, una frustrazione generalizzata.”
“Questo divario tra aspirazioni e possibilità è
reso più stressante ed angoscioso dal sistema di valori nel quale
i giovani vengono abitualmente formati, ispirato ad una concezione
individualistica e competitiva della vita: dove cioè il successo
sul terreno scolastico, sportivo, sessuale, economico, lavorativo, culturale
ecc. consiste nel prevalere sugli altri, nell’ essere il primo o la prima.
E’ appunto questo clima che genera fatalmente profonde frustrazioni
sia negli sconfitti sia anche nei vincitori, quando nel momento del successo
scoprono che esso non soddisfa le loro attese più vere..
“ La droga è quindi una fuga, ma anche una denuncia
dell’assurdità del sistema; una fuga che esprime a suo modo
una ricerca angosciosa di vita, di alternativa, di comunicazione, di amore.
In mondo illusorio, perché nel mondo reale tutto questo si è
rivelato impossibile”.
“La dinamica dell’educazione liberatrice conduce pertanto
il tossicodipendente a prendere coscienza del carattere emarginante della
cultura liberale, individualistica e competitiva e del ruolo determinante
che essa ha avuto nella genesi del suo disagio.Egli scopre cioè,
nell’impatto con la comunità, che la cultura di cui è tuttora
imbevuto, non è altra da quella del sistema contro cui
si ribella. Che pertanto la tossicodipendenza, se da un lato esprime un
implicito rifiuto di questa cultura e di questa società, dall’altro
con l’atteggiamento passivo e disimpegnato che genera, pesa decisamente
nel senso della conservazione sociale..
“Prendere coscienza del ruolo della cultura dominante nella genesi
del suo disagio significa più precisamente capire
che questa dipendenza non è la fondamentale, ma è prodotta
da altre: nei confronti della stessa cultura e del suo sistema di valori,
dell’educazione che l’ha inculcata, dei mezzi di comunicazione di massa,
del denaro, dei consumi, del potere, della carriera, del successo,ecc.;
dipendenze riconducibili in definitiva alla logica del sistema. In
altre parole: droghe non sono solo gli stupefacenti, ma tutti gli oggetti
che con promesse illusorie di felicità, generano dipendenza, sofferenza,
emarginazione; drogato non è solamente chi dipende dagli stupefacenti,
ma anche e più, chi dipende da tutti gli altri feticci”.
Ripensare la strategia di lotta al narcotraffico
Articolare la lotta al narcotraffico con la strategia per elaborare
un’alternativa al sistema capitalista.
Scoprire le strette relazioni tra narcotraffico, tossicodipendenza
e sistema capitalista può portare alla conclusione che, di conseguenza,
il narcotraffico è invincibile, perché non è possibile
sopprimere il sistema che lo genera. La conclusione che si può
legittimamente ricavare da queste premesse, a mio giudizio è un’altra:
la strategia per sradicare il narcotraffico e la tossicodipendenza devono
far parte di una strategia più globale per elaborare un’alternativa
al sistema capitalista. Momento fondamentale nella costruzione di quest’
alternativa è la messa in discussione della cultura dominante e
l’ elaborazione di una cultura alternativa; così come la contestazione
della sua proposta e metodologia educative e la messa in atto di una educazione
popolare liberatrice..
Questa complementarietà tra le strategie è
evidente a proposito della tossicodipendenza: il processo più autentico
di liberazione dalla droga è quello che passa attraverso la messa
in discussione della cultura del sistema, radice della tossicodipendenza
e la scoperta di un nuovo sistema di valori il cui asse portante sia la
libertà, l’amicizia e la solidarietà, e la cui assimilazione
si traduce in un impegno liberatore. Lottare in maniera efficace contro
la tossicodipendenza significa ridurre il consumo di droga e pertanto sottrarre
al narcotraffico una parte del suo alimento.
Mettere in discussione la cultura del sistema capitalista ed
elaborare una cultura di liberazione significa, anche, mettere in discussione
la legittimità del narcotraffico ed offrire alla lotta contro questo
commercio motivazioni etiche e politiche più solide.
La strategia per costruire un’alternativa al sistema capitalista
ha come asse la valorizzazione del potere locale alternativo e del controllo
popolare sulla dinamica economica e finanziaria; implica pertanto una lotta
per la trasparenza delle decisioni politiche e delle operazioni economiche.
Nella misura in cui avanzano queste riforme, si ridurranno gli spazi di
manovra degli affari illegali ed in particolare del narcotraffico.
Prendere in considerazione le proposte avanzate dall’antiproibizionismo
Se il proibizionismo è il detonatore del narcotraffico, la legalizzazione
della droga rappresenterebbe per questa un colpo mortale. La resistenza
della società capitalista a un tale provvedimento è dovuta,
più che a ragioni etiche, alla presenza di forti interessi economici,
da parte dei capitalisti legali, alla permanenza del narcotraffico e degli
altri affari “illegali”. La convergenza tra capitalismo legale ed illegale
non concerne solo i loro principi etico-politici, ma anche i loro interessi
economici.
Promuovere come alternativa alla coltivazione della coca un piano integrale
economico e sociale.
Le colture alternative, per contrastare efficacemente la coltivazione
di coca, devono soddisfare due condizioni fondamentali. In primo luogo
garantire ai contadini ed alle loro famiglie redditi sufficienti per vivere
con dignità. Questo suppone un impegno per finanziare in maniera
adeguata la produzione, creare infrastrutture che permettano la comunicazione
e la distribuzione dei prodotti, aprire ospedali, scuole, luoghi
di divertimento, favorire la commercializzazione equa dei prodotti, ecc.
In secondo luogo, questo progetto deve essere realizzato attraverso
un’attiva partecipazione della comunità sia nell’elaborazione che
nella esecuzione.
Sarà molto utile a questo proposito prendere in considerazione
il progetto-pilota della FARC-EP per la sostituzione delle colture illecite,
elaborato con l’appoggio del Comune di Cartagena del Chairá, dipartimento
del Caquetá, che si offre come scenario per l’applicazione del progetto
stesso.. Questo intende promuovere colture alternative escludendo il ricorso
alla violenza e valorizzando nella ricerca e nella elaborazione il contributo
delle comunità locali e gli strumenti degli esperti.
CONCLUSIONE
Filo conduttore della nostra riflessione sul Plan Colombia
è stata la sua relazione con il processo di globalizzazione neoliberale,
intesa come guerra di conquista del mondo, e con il progetto imperialista
degli Stati Uniti, protagonista di questa guerra.
Questa premessa implica due conseguenze, tra le altre. Da una
parte, evidenzia le difficoltà di una alternativa di pace al Plan
Colombia , che non può essere separata da un processo alternativo
al sistema capitalista. D’altra parte, permette di mobilitare tutti gli
esclusi del neoliberalismo, che sono disposti a lottare per
un’alternativa al sistema, perché considerino il Plan Colombia
come un fronte prioritario delle loro lotte e delle loro alleanze strategiche;
: perché trasformino la resistenza a questa aggressione
in un capitolo della nuova storia.