JUVENAL HERRERA
TORRES
LA POESIA FUNGENDO DA FUCILE

Tratto da Resistencia Internacional n. 34
"La fine è menzogna perché sempre viviamo ed il fuoco
ci muove e ci abita per vestirci di nuovo con fiori e terra
Con il fuoco
tessiamo i rinnovamenti del vivere
"
Juvenal Herrera
Il sette settembre (2005, N.d.t.), quel germoglio gigante che è la
presenza di Juvenal Herrera Torres si è vestito di terra e fiori per
riiniziare la germinazione dell'uomo che si consegna al mondo nei tempi dei
tempi: Juvenal ha cominciato in altre forme il suo percorso, la marcia con
la poesia fungendo da fucile, con la parola come cartucciera ed il fragile
cuore come granata
!
Spedizionario del tempo, conoscitore dei sentieri della memoria, aveva appreso
ad essere un bramoso navigante delle ore. Insistente, ci ha insegnato circa
gli abusi che la classe dominante fa della storia, svelando che tale pratica
è, al contempo, un abuso di potere. E' opportuno, reiterava, alzare
come strumento ideologico delle cause progressiste l'uso della storia per
rivendicare il Bolívar vivo, vero, storico, popolare, repubblicano,
democratico, internazionalista, pedagogo sociale, conduttore di popoli, riformatore
sociale, pensatore e lungimirante, per aprire un franco alveo agli aneliti
e lotte dei popoli in questo presente di oggi
Seminato in quell'appezzamento che è
la sua Medellín, che cresce a partire dal sogno sfidando la morte,
che risponde al terrore con le sue orchidee armate di vita dalla luce profumata,
chitarra in alto e violino in spalla, cartucciera di canzoni abbracciate al
petto e di versi che sono il fuoco sacro e l'amore per la trincea di fronte
al crimine dell'odio
, Juvenal si mostra a noi impegnato con la patria
comunarda, amandola, soffrendo e lottando per essa senza condizioni né
limiti, pensando nella concretizzazione della bolivariana Colombia emisferica
che fu sempre la sua stella. E qual è il cammino più necessario?
Quello che ci porti al mondo che sogniamo, in cui la voce dell'uomo planetario
armonizzi i propri timbri con il canto
, ricamando la trama spirituale
di un mondo in cui si senta umano e pienamente fraterno e nuovo.
Juvenal è nato a La Estrella (Antioquía) il 1 marzo del 1940;
si è dato alla causa dei poveri come leader sindacale e tribuno operaio
e popolare, formandosi al calore della lotta come forgia e strappando all'esperienza
ed allo studio tutte le essenze. La vita ed il vivere hanno plasmato la sua
mente con malta di quartiere come sudore contadino, di barricata e di protesta,
di quelli da cui sgorgano canti di cenacoli, narrazioni sagge, metafore, pensieri
per l'azione e sogni, battaglieri sogni giustizieri.
Fautore di riviste, scrittore del passato e
dei tempi futuri privi di età conosciute, comunista inclaudicabile,
si è imparentato con la cultura facendo nozze ed avventure con muse,
angeli e folletti, ed è stato conferenziere invitato dalle università
pubbliche. Comunque, ascendendo costante verso la più sincera umiltà,
ha preso per mano la storia e la poesia per portarle a camminare per le strade
e le campagne più impoverite; ha messo loro sandali di corda, le ha
vestite con il poncio ed un logoro cappello e, spesso scalze, le ha fatte
andare per remoti ed infangati sentieri, o per i ripidi cammini dei quartieri
affamati, appendendo loro le cartucciere del suo verbo militante.
Quando lanciò la sua opera, Bolívar, el Hombre de América:
Presencia y Camino, ha avuto coraggiosamente l'eroismo, rinfacciando all'oligarchia
il suo odio, di presentare un'analisi sul vero significato dell'essere bolivariano
riferendosi al programma del Movimento Bolivariano per la Nuova Colombia,
esprimendo che il suo enunciato di rivendicazioni, val bene dirlo, è
ampiamente condiviso dal popolo colombiano. Dico di più, è ferventemente
anelato e deve coincidere con la piattaforma ideologica e politica di un qualunque
movimento che si rivendichi come popolare, democratico e progressista.
Il fatto che un'organizzazione che si propone di agire sulla base di quella
dichiarazione programmatica non abbia garanzie nell'ambito della legalità
esistente in Colombia, mette a nudo l'indiscutibile assenza di democrazia
nel nostro paese
L'intolleranza più brutale è stata lo
strumento prediletto dell'oligarchia colombiana, che tuttavia ha la sfacciataggine
di chiamarsi democratica
Da allora ha sollevato un polverone che era
piuttosto l'annuncio del rancore che l'oligarchia ha nei confronti di Bolívar.
Disse Juvenal: che i colombiani inermi, che siamo la gran maggioranza, non
debbano portare un fucile in spalla per difendere il pensiero del Libertador.
Che non sia necessario riempire il petto di cartucciere per smascherare la
fallacia del santanderismo asserragliato nel potere dello Stato e nell'Accademia
di Storia
Il poeta sapeva già che, oltre all'odio, gli sfruttatori
provano nei confronti di Bolívar paura, dato che il suo pensiero ed
il suo cavallo marciano liberi di qua e di là, crescendo quale demolitrice
resistenza popolare contro l'oppressione oligarchica ed imperialista.