LO SCAMBIO DEI PRIGIONIERI DI GUERRA E' UNA NECESSITA'
A causa del conflitto sociale ed armato colombiano, che si protrae da oltre mezzo secolo e che vede contrapposti il regime oligarchico da una parte ed il movimento insorgente dall'altra, negli ultimi dieci anni è aumentato considerevolmente il numero dei prigionieri di guerra di entrambi i contendenti, catturati in combattimento e non. Di fronte a questa realtà innegabile, si è estesa e rafforzata la battaglia per propiziare accordi di scambio, aventi come obiettivo e contenuto la loro liberazione.
In questo lungo percorso, che ha già visto la materializzazione di accordi
di tale tipo come nel caso di quello siglato tra il governo Pastrana e le FARC,
durante il processo di pace rotto artatamente dal primo nel febbraio del 2002,
la guerriglia ha già liberato unilateralmente oltre 300 prigionieri -per
lo più soldati e poliziotti- in suo potere.
Nei penitenziari colombiani, veri e propri gironi danteschi di sovraffollamento
e violazione dei diritti umani, vi sono attualmente alcune centinaia di guerriglieri
incarcerati, mentre nelle selve e montagne di questo paese andino-amazzonico
sono detenute dalle FARC circa 60 persone, tra cui diversi politici, (come l'ex
candidata alla presidenza Ingrid Betancourt e 12 deputati del Valle), decine
di ufficiali delle governative forze armate e di polizia e 3 agenti della CIA.
Se tutti i presidenti della Repubblica della storia relativamente recente della
Colombia sono sempre stati carenti di volontà politica di realizzare
scambi di prigionieri, quello attuale, il narco-paramilitare Alvaro Uribe Vélez,
li batte tutti. Con la sua arroganza, degna di un mini-führer, e la sua
cecità, propria di chi marcia a passo sostenuto verso il baratro proclamando
pirriche vittorie, Uribe continua ad ostacolare in tutti i modi possibili il
recupero della libertà dei prigionieri di guerra. Da una parte, infatti,
ha più volte affermato che non possono essere messi sullo stesso piano
dei "cittadini per bene" e dei "terroristi" e "banditi",
ridicola tesi per sostenere la quale si è spinto addirittura a negare
l'esistenza in Colombia di un conflitto sociale ed armato. Dall'altra, ha mantenuto
invariata la politica di guerra totale (altresì detta Seguridad Democratica),
la quale in merito alla questione si proietta con il tanto perentorio quanto
irresponsabile ordine di riscatto a sangue e fuoco dei detenuti in potere delle
FARC, che non solo non ha dato risultato alcuno ma che ha anche provocato la
morte dell'ex ministro della difesa, Gilberto Echeverry, e del governatore di
Antioquia, Guillermo Gaviria. Il suddetto ordine, che peraltro palesa un disprezzo
totale per la vita dei medesimi militari che hanno difeso gli interessi dell'oligarchia
che egli rappresenta, è stato duramente criticato e sconfessato dagli
stessi familiari dei prigionieri.
Quando le FARC-EP proposero in tempi non lontani la smilitarizzazione di San
Vicente del Caguán e Cartagena del Chairá, al fine di creare le
condizioni di garanzia e sicurezza indispensabili ad avviare un dialogo tra
le parti sul tema, Uribe ed i suoi Generali si strapparono le vesti rispondendo
istericamente che, essendo i due municipi del sud del paese compresi nel teatro
operativo del Plan Patriota, la proposta aveva come unico scopo bloccare l'avanzata
dello stesso, che nei fatti si è dimostrato fallimentare alla luce delle
migliaia di morti e feriti tra le fila delle forze militari e paramilitari di
Stato; allorché, dimostrando un'incontrovertibile volontà politica
di realizzare lo scambio, il Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle
FARC ha risposto proponendo la smilitarizzazione di altri due municipi, Pradera
e Florida, ubicati nel dipartimento del Cauca e distanti oltre 500 chilometri
dall'area delle operazioni del Plan Patriota. Uribe, che vorrebbe uno scambio
in cui i guerriglieri liberati dovrebbero essere esiliati in un paese europeo,
ha risposto offrendo -come luogo d'incontro dei rispettivi portavoce- una "scuolina",
una "cappella" o una "chiesetta".
Più recentemente, il governo ha accettato la creazione di una commissione
internazionale di facilitazione, formata da Francia, Svizzera e Spagna, che
dovrebbe avere il compito di favorire l'avvicinamento e l'intesa tra le parti.
E' delle ultimissime settimane la notizia secondo cui Uribe Vélez accetterebbe
anche di smilitarizzare El Retiro, minuscola frazione di Pradera. Indipendentemente
dalle varianti prospettate, sono evidenti due cose: la prima è che Uribe
si pronuncia ed agisce in modo surreale come se si trovasse di fronte ad un
interlocutore logoro e sconfitto, e la seconda è che ogni mossa sullo
scacchiere della vicenda in questione è, per lui, una manovra di sciacallaggio
finalizzata a guadagnare -nell'ambito della campagna rielezionista- un sempre
più eroso consenso.
Per ultimo, ma non in ordine d'importanza, va sottolineato l'elemento nefasto
delle estradizioni negli USA di prigionieri rivoluzionari, come Simón
Trinidad e Sonia, così come il sequestro un anno fa a Caracas del dirigente
della Commissione Internazionale delle FARC-EP, Rodrigo Granda; azioni dell'esecutivo
di Bogotá, queste, che hanno rischiato d'infliggere un colpo di grazia
alle speranze di uno scambio, e che fanno parte di una macabra riproposizione
del Plan Condor. E' superfluo aggiungere che, senza il rimpatrio di Simón
e Sonia e la liberazione dei tre, il raggiungimento di un accordo tra il movimento
guerrigliero e lo Stato sarebbe una pura e semplice chimera.
Nonostante il cammino verso la materializzazione di uno scambio resti disseminato di difficoltà e prove della mancanza di volontà politica da parte di Uribe, la gran maggioranza del popolo colombiano e della comunità internazionale sono favorevoli ad un accordo ed appoggiano le mobilitazioni, che vedono in prima fila i familiari dei prigionieri di guerra, affinché questi possano recuperare la libertà. Con questo governo, che disconosce sia il carattere politico sia quello di forza belligerante dell'insorgenza colombiana, indiscutibile anche alla luce della Convenzione di Ginevra e del suo II Protocollo Aggiuntivo, sarà molto difficile. Ciò nonostante, i popoli del mondo, le organizzazioni rivoluzionarie e progressiste, i giuristi ed i settori democratici e tutti quelli che hanno a cuore l'affermazione della pace con giustizia sociale per il popolo colombiano, hanno l'imperativo di intensificare gli sforzi per contribuire a vincere questa storica battaglia.
Max Lioce
Associazione nazionale Nuova Colombia