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“PLAN PATRIOTA”:
PARADIGMA
DELLE FORME D’INTERVENTO MILITARE U.S.A IN AMERICA LATINA
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Pubblicato sul
n. 17 di "Senza Censura"
In una fase storico-politica
in cui si moltiplicano e crescono le più diverse forme
di resistenza antimperialista dei popoli, assistiamo ad un’oggettiva
spinta trasformatrice nel continente latinoamericano che sta mettendo
concretamente in discussione e difficoltà la proiezione
egemonica e la strategia neocoloniale dell’imperialismo USA in
America Latina, che hanno nel progetto dell’ALCA (Area di Libero
Commercio delle Americhe) la loro sintesi e meta.
Tale spinta, che ha
assunto negli ultimi anni ed assume tuttora tempi spesso diacronici
e manifestazioni eterogenee, viene sistematicamente ignorata ed
occultata dai media internazionali e -in special modo- da quelli
nostrani, soprattutto quando si tratta di documentare ciò
che avviene in un paese, la Colombia, in cui questa spinta si
sprigiona attraverso la colonna vertebrale del movimento popolare
colombiano, ossia l’insorgenza politico-militare.
La strategia nordamericana
nell’area, scandita negli ultimi cinque anni dal Plan Colombia
quale braccio armato dell’ALCA, ha sul versante precipuamente
militare una “nuova” tattica operativa denominata “Plan Patriota”.
Se i suoi obiettivi a breve e medio termine sono stati esplicitati
dai suoi stessi esecutori, ossia il governo di Alvaro Uribe Vélez
e la sua catena di comando, e dai suoi “direttori d’orchestra”,
George W. Bush ed il Comando Sud del Pentagono, non altrettanto
chiare e note risultano essere ai più le sue modalità
operative e la sua portata paradigmatica.
Ma iniziamo dai primi.
Gli obiettivi
Come dichiarato da
Uribe fin dall’inizio del Plan, ossia nell’aprile 2004, questo
ha lo scopo di “stanare la guerriglia dalla sua retroguardia storica”
e “condurre in porto la battaglia definitiva contro le FARC” nell’arco
di pochi mesi, riguadagnando il controllo militare ed istituzionale
che l’apparato statuale non esercita ormai da anni in almeno la
metà del territorio nazionale.
Naturalmente, questo
piano si propone inoltre di smantellare fisicamente le comunità
rurali e dei municipi presenti all’interno delle aree interessate
dallo stesso, seguendo alla lettera i precetti della statunitense
Dottrina della Sicurezza Nazionale secondo la quale, per sconfiggere
un nemico irregolare, il primo passo è quello di eliminarne
le basi sociali di appoggio e consenso colpendole laddove queste
vivono ed agiscono.
Va sottolineato come
la Colombia sia stata il primo paese dell’emisfero occidentale
visitato -per un incontro bilaterale- da Bush dopo la sua rielezione,
fatto che riflette l’importanza politica della ristrutturazione
interventista della strategia USA in questo paese andino, nonché
il suo ruolo a livello continentale. E’ però con la relativamente
recente visita (aprile 2005) della segretaria del Dipartimento
di Stato, Condoleeza Rice, che i presupposti e moventi del Plan
Patriota sono emersi con chiarezza, nella misura in cui le sue
dichiarazioni ed agenda si sono incentrate sulla cosiddetta “lotta
al terrorismo” e sulla conclusione del Plan Colombia entro la
fine del 2005.
Se da una parte il
fallimento del Plan Colombia è indiscutibile, dall’altra
è altrettanto inconfutabile la necessità, per l’imperialismo
USA, di adeguarlo alle nuove condizioni geopolitiche e militari
mediante un nuovo piano, che ne rappresenta l’accelerazione, incentrato
sulla guerra totale e sulla negazione della possibilità
di una soluzione politica al conflitto sociale ed armato colombiano.
Le modalità
e dinamiche operative
In termini logistici,
il Plan Patriota ha implicato l’articolazione di numerosi eliporti
nel cuore della selva, pronti a rifornire ed assistere gli elicotteri
da guerra Black Hawk (in grado di operare di notte come di giorno)
e quelli per truppe elitrasportate, così come l’istallazione
di palloni aerostatici d’intelligence sospesi sul manto verde
delle selve del sud amazzonico colombiano. Inoltre, le basi militari
prossime al teatro operativo principale sono state potenziate
ed attrezzate al fine di permettere, tra le altre cose, una miglior
regia delle operazioni da parte di alti comandi militari yankees,
che sono i veri registi dell’attuazione del Plan.
La sua offensiva, condotta
con 20.000 effettivi dei battaglioni anti-guerriglia e circa un
migliaio di militari statunitensi, la maggior parte dei quali
partecipa direttamente -anche se non in prima linea- alle manovre
ed ai combattimenti, si è dimostrata un vero fallimento
ed ha evidenziato in modo ineccepibile che, di fronte ad una guerriglia
potente e duttile, capace di prevedere ed adottare un modus operandi
adeguato alle forze in campo ed allo scenario operativo, a nulla
serve la grossa fetta dei quasi 16 milioni di dollari spesi quotidianamente
dai governi colombiano e USA per sostenere la guerra contro il
popolo.
Come ha affermato il
Comandante Iván Márquez, del Segretariato dello
Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP, “il Plan Patriota del Commando
Sud ha già raggiunto il punto di convergenza delle sue
illusioni”, nella misura in cui “le sue divisioni militari hanno
ormai occupato le coordinate del loro massimo obiettivo”. Queste
divisioni sono avanzate ognuna in schieramenti di 300 uomini,
con una copertura frontale di addirittura 8 chilometri. Pur avendo
un’elevata potenza di fuoco, il macchinoso movimento in massa
dei battaglioni degli ‘hombres de acero’ (‘uomini d’acciaio’)
nella selva è risultato sterile ed inconcludente.
Quanto detto in precedenza
suggerisce che, pur impiegando in larghissima maggioranza effettivi
colombiani e disponendo della più moderna tecnologia bellica,
il Comando Sud del Pentagono ha le idee confuse, soprattutto a
causa di estrapolazioni meccanicistiche ed astratte di metodi
operativi usati in altri contesti. Presupporre che le FARC, esercito
guerrigliero irregolare che da sempre conosce a menadito i territori
in cui si muove e che fa della mobilità permanente la propria
dinamica di combattimento, possano avere “tane” e “retroguardie”
statiche e circoscrivibili tali da regalare all’aviazione nemica
una superiorità tattica, oltre che strategica, equivale
ad applicare la medesima concezione militare che sta fallendo
in Iraq e che inizia ad esser messa in discussione anche in Afganistan.
Invincibile si sta
dimostrando la tattica di guerra di guerriglia mobile, attraverso
la quale nel solo 2004 nel sud-oriente della Colombia le Forze
Armate e di Polizia ufficiali (paramilitari compresi) hanno subito
-tra morti e feriti- oltre 4700 perdite.
Le truppe del Plan,
per giunta, sono state falcidiate da malattie endemiche quali
il paludismo e la lesmaniosi; l’esempio più eclatante è
stato quello del borioso Generale Fracica, comandante della “Forza
Omega” (colonna portante del Plan Patriota), steso dalla malaria
a distanza di poco tempo dal suo arrivo nell’area. A titolo di
cronaca, quest’alto ufficiale era stato tra quelli che, da Uribe
in giù, avevano promesso la cattura di qualche membro del
Segretariato delle FARC nel giro di pochi mesi, dimenticandosi
che andare sul campo di battaglia è cosa ben diversa dal
dare ordini alle truppe stando comodamente seduti su una poltrona
del ministero della Difesa.
Le migliaia di “Unità
Tattiche di Combattimento” della guerriglia, composte da pochissimi
combattenti in grado di colpire contundentemente e sparire con
estrema rapidità, così come i campi minati, le trappole,
le imboscate e i tiratori scelti dell’insorgenza, unitamente alla
complessiva crescita politico-militare delle FARC, stanno mandando
a picco il pilastro propagandistico e bellico della politica di
“Seguridad Democratica” del regime uribista.
Infine, anche gli analisti
militari filo-governativi come Alfredo Rangel hanno dovuto riconoscere
che, a distanza di poco più di un anno dall’inizio del
Plan Patriota, metterne in discussione concezione tattica e presunti
risultati sul campo è quanto meno legittimo, nella misura
in cui le FARC hanno moltiplicato gli attacchi in tutto il paese
(aree urbane comprese) ed hanno palesato di essere in grado di
assediare e prendere municipi-fortino con complesse manovre militari
che coinvolgono centinaia di combattenti, come nel caso recente
di Toribío ed altri perimetri municipali nel Cauca (14-21
aprile 2005).
La sua portata paradigmatica
Come già il
Plan Laso (Latin American Security Operation) del governo di León
Valencia (1964), lo Statuto di Sicurezza di Turbay Ayala, il Piano
di Guerra Integrale di César Gaviria (primi anni ’90),
il piano delle ‘convivir’ (legalizzazione dei paramilitari) di
Samper ed il Plan Colombia di Pastrana, anche il Plan Patriota
sta provocando migliaia di arresti, sparizioni e massacri.
Pur essendo un’accelerazione
e, al contempo, una riformulazione del Plan Colombia, il Plan
Patriota ne eredita inevitabilmente il carattere di piano integrale
e di lungo respiro per sconfiggere il movimento guerrigliero e
popolare colombiani. Come il Plan Colombia, è partito con
la promessa propagandistica di essere un piano focalizzato in
alcune aree del paese, ancorché con un’accentuazione del
pretesto della “lotta al terrorismo” rispetto a quello della “lotta
al narcotraffico”.
Tuttavia, come il primo,
è destinato a protrarsi per anni e anni, avendo già
abbondantemente superato gli otto mesi iniziali (che le prime
dichiarazioni di Uribe davano come durata prevista e preventivata!)
Ed è destinato ad oltrepassare i confini nazionali in funzione
antivenezuelana, ma non solo, nell’ottica di Washington di rafforzare
il ruolo della Colombia quale cane da guardia nella regione degli
interessi imperialisti.
La sua portata paradigmatica,
dunque, sta nella combinazione di fattori ed obiettivi messi in
campo dagli USA in Colombia come in nessun altro paese o scenario
dell’emisfero occidentale, ma non per questo non applicabili anche
in altre aree dello stesso (America latina in primis). Ed è
data dalla modalità, collaudata mediante il Plan Colombia,
di allargare il dominio militare imperialista attraverso un ariete
operativo (che con l’evolversi del conflitto si dimostra piuttosto
scornato) che possa allargarsi in base alle esigenze del capitale
imperialista ed attraverso la progressiva entrata in gioco -seppur
in sordina- di sempre più effettivi statunitensi (Vietnam
docet).
Come il Plan Colombia,
anche il Plan Patriota va denunciato a livello mondiale quale
passaggio forzato di un’ulteriore tappa della guerra imperialista,
strumento maestro per governare la crisi e businnes del complesso
militare industriale nordamericano.
E se l’articolazione
del Plan Patriota ha una portata strategica per l’imperialismo,
l’eroico sforzo quotidiano di decine di migliaia di combattenti
colombiani ce l’ha per tutti i popoli dell’America Latina e del
mondo che lottano per una definitiva liberazione.
Associazione nazionale
Nuova Colombia