GUERRE IMPERIALISTE E TERRORISMO DI STATO:
NO PASARAN!
Negli ultimi anni, mesi e giorni il panorama internazionale si è evoluto
come un vortice inarrestabile. L'imposizione e l'accentuazione delle guerre
di conquista, come strumento di risoluzione (solo apparente) della crisi propria
del capitalismo neoliberista, ha disegnato una scia di prepotenze ed attacchi
criminali contro i popoli che non sembra aver fine: Irak, Jugoslavia, Afganistan,
Palestina ed ancora Irak, a quanto pare. Tutti paesi la cui sovranità,
ci dicono i campioncini della "democrazia", è solo un mito
su cui sputare in nome della difesa oscurantista degli autoproclamati gendarmi
del mondo. Tutti popoli da sottomettere, schiacciare, umiliare e, possibilmente,
distruggere sul piano tanto materiale quanto culturale.
La Colombia, aldilà del silenzio e della manipolazione sistematicamente
disinformativi dei media internazionali e nostrani, rappresenta un paradigma
del disegno scellerato di Bush "lo squartatore" e del suo delirio
di onnipotenza, che ambisce a portare a compimento la neo-colonizzazione dell'America
Latina.
L'obiettivo strategico, e nemmeno tanto dissimulato nonostante i pretesti vecchi
e nuovi (lotta al narcotraffico, guerra al terrorismo, difesa della democrazia,
ecc.), è l'imposizione a sangue e fuoco dell'Area di Libero Commercio
delle Americhe (ALCA), che promette ai popoli latinoamericani ciò che
quotidianamente questo modello già dispensa: miseria, fame, terrorismo
di stato, assoggettamento strutturale, ultradipendenza economica, sfruttamento
generalizzato e morte. Sarebbe un grave errore, da parte del movimento contro
la guerra, l'imperialismo e la globalizzazione, dimenticare che l'egemonia mondiale
USA può essere garantita strategicamente solo attraverso l'ALCA, patibolo
definitivo per un continente le cui ricchezze reali e potenziali sono incalcolabili
ed incomparabili (biodiversità amazzonica, petrolio, risorse minerarie
ed idriche, ricchezze agricole, tra le altre), e che costituirebbe il più
grande mercato al mondo, unificato sotto il controllo della Federal Reserve
ed interamente occupabile e gestibile, per le esportazioni nordamericane.
Il braccio armato di questo progetto efferato, com'è noto, è il
Plan Colombia, piano militare -recentemente esteso agli altri paesi dell'area
mediante l'Iniziativa Regionale Andina- che implica l'afflusso permanente e
massiccio di militari e mercenari statunitensi, elicotteri da guerra, tecnologia
bellica di punta e la guerra batteriologica, con il pretesto della lotta contro
le piantagioni di coca.
In Colombia, il nuovo governo del paramilitare e narcotrafficante Uribe Vélez
ha sancito anche de iure la svolta fascista di un regime corrotto, antidemocratico
ed illegittimo. Infatti, il pupillo di Bush ha decretato alcuni dipartimenti
del paese "zone di guerra" (guarda caso quelli in cui passa l'oleodotto
più lungo del continente), dove i militari hanno poteri pressoché
illimitati; ha ordinato di impedire manu militari ogni forma di dissenso, come
dimostrato dalla repressione verso la combattiva e riuscitissima mobilitazione
contadina, popolare ed operaia che il 16 settembre scorso ha paralizzato il
paese; ha accentuato le già gravissime misure neoliberiste, introducendone
di nuove; e, cosa ancor più drammatica, sta istituzionalizzando di concerto
con Washington e la CIA il paramilitarismo, attraverso una rete di delatori
prezzolati.
Tuttavia, uno spettro s'aggira per la Colombia: è quello del movimento
popolare e di quello insorgente, che, come dimostrato dallo sciopero nazionale
di settembre e dall'attacco guerrigliero al palazzo presidenziale in agosto,
stanno avanzando uniti e senza cedimenti verso l'abbattimento di questo regime
e la costruzione di una Nuova Colombia, in pace e con giustizia sociale!