LETTERA APERTA A PAOLO MIELI, DIRETTORE
DEL CORRIERE DELLA SERA
Roma, 22 marzo 2007
Mercoledì 21 febbraio 2007 abbiamo osservato
la pubblicazione, da parte della testata che Lei dirige, di una
lettera inviatale da Francisco Santos Calderón, vicepresidente
della Colombia, in margine alla quale vorremmo fare alcune riflessioni.
Come Lei sa, la Colombia vive da oltre 50 anni un asprissimo conflitto
sociale ed armato, in cui l'uso sistematico della violenza è
stato e continua ad essere il cardine su cui si regge il potere
di un'oligarchia antidemocratica ed escludente.
Sparizioni, torture, sfollamento, omicidi di sindacalisti, di
dirigenti contadini e di difensori dei Diritti Umani, rappresentano
la drammatica quotidianità in un Paese che conta più
di 30.000 morti ogni anno per cause socio-politiche.
Mentre i gruppi paramilitari compiono questi massacri,
i politici legati al presidente Álvaro Uribe Vélez,
che sono i veri mandanti di questi crimini, non riescono più
ad occultare lo scandalo della "para-politica", ossia
il coinvolgimento e l'organica appartenenza ai gruppi paramilitari
di decine tra parlamentari, ministri, alti comandi delle Forze
Armate e della Polizia, massimi dirigenti di multinazionali (come
la Chiquita Brands e la Drummond), ecc. Personaggi come María
Consuelo Araújo, ministro degli esteri dimessasi di recente
dopo che il fratello senatore veniva arrestato ed a suo padre
veniva notificato un avviso di garanzia per vincoli con i "paras",
e l'ex console colombiano a Milano, Jorge Noguera, mostrano il
vero volto del governo colombiano. Noguera, ex direttore della
polizia politica colombiana (il DAS), direttamente agli ordini
del Presidente Uribe, forniva i nomi di sindacalisti ed oppositori
politici a "Jorge 40", noto capo paramilitare della
costa del Pacifico, incaricato poi di eliminarli fisicamente.
Più volte organismi internazionali, tra cui
le Nazioni Unite, hanno riconosciuto il vincolo delle Forze Armate
ufficiali con i gruppi paramilitari, la stretta relazione tra
questi ultimi ed un governo, quello di Uribe, notoriamente legato
al narcotraffico sin dai tempi del cartello di Medellín
e promotore del loro attuale sdoganamento attraverso un processo
di pace farsa con gli stessi, la cui presunta smobilitazione è
-come ha riconosciuto la stessa Organizzazione degli Stati Americani-
una pia illusione.
Il vice-presidente Santos, la cui lettera è
stata pubblicata sul Corriere della Sera grazie al "prodigarsi"
dell'ambasciatore colombiano a Roma, Sabas Pretelt de la Vega,
che in Colombia ha un tetro passato quale persecutore storico
dei sindacalisti ed esponente di spicco di un'oligarchia mafiosa
e terrorista, crede di poter ingannare l'opinione pubblica internazionale
strumentalizzando il caso della signora Ingrid Betancourt. Ma
sempre più persone, in Italia come nel mondo, sanno che
le persone detenute dalle FARC sono prigionieri di guerra privati
della libertà nell'ambito di un lungo e travagliato conflitto
sociale ed armato, e non "semplici sequestrati", e che
per la loro liberazione è indispensabile avviare trattative
serie con la guerriglia per porre in essere un accordo di scambio
di prigionieri, del tutto possibile alla luce del II Protocollo
Aggiuntivo delle Convenzioni di Ginevra e già realizzato
in passato sia in Colombia sia in altri scenari di conflitto.
Accordo di scambio non ancora materializzato per via della totale
mancanza di volontà politica da parte di Uribe, duramente
criticato dagli stessi familiari della signora Betancourt e degli
altri prigionieri.
Il signor Santos, peraltro, dovrebbe smettere di
minacciare -come ha fatto in più occasioni- diversi cittadini
europei e colombiani rifugiati in Europa, promotori di iniziative
pubbliche di denuncia del terrorismo di Stato in Colombia. Se
crede d'intimidire tutti quelli che sono solidali con una soluzione
politica del conflitto colombiano, che porti ad una vera pace
con giustizia sociale, si sbaglia di grosso, ed a nulla servono
le intimidazioni ed i pedinamenti (peraltro riconosciuti pubblicamente
dal vice-presidente colombiano in modo spavaldo) ai danni degli
oppositori al suo regime, se non ad estendere la critica nei confronti
di un governo illegittimo e paramilitare.
Pubblicando la lettera del signor Santos, lungi dal rendere un
servizio d'informazione trasparente all'opinione pubblica italiana,
il quotidiano che Lei dirige ha fatto da cassa di risonanza ad
un governo mafioso ed illegittimo.
Distinti saluti.
Max Lioce
Associazione nazionale Nuova Colombia