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INTERVISTA A PABLO CRUZ, AVVOCATO
E DIFENSORE DEI DIRITTI UMANI COLOMBIANO
A cura dell'Associazione
nazionale Nuova Colombia
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ANC: Nell’ambito
della strategia imperialista degli USA in America Latina, che
ruolo gioca Álvaro Uribe Vélez?
P.C:
Devo iniziare ricordando che l’agire nordamericano in America
Latina si basa sull’ingerenza politica e sul saccheggio economico.
Con tali nefasti propositi, gli USA ricorrono a tutto: pressione
politica e diplomatica, debito estero, ricatto economico ed uso
servile delle élites governanti, traditrici dei loro stessi
popoli.
In questo contesto
Álvaro Uribe Vélez non costituisce un’eccezione
alla sottomissione dell’oligarchia ai dettami dell’impero.
Inoltre, il caso di
Uribe è tanto singolare quanto vergognoso. Uribe è
volutamente diventato la punta della lancia degli USA nella loro
campagna di destabilizzazione del processo bolivariano del presidente
Chávez in Venezuela, giocando il ruolo di provocatore e
di cassa di risonanza dell’oligarchia di Caracas. Uribe è
stato anche un agente di destrutturazione di processi d’integrazione
latinoamericana, oltre che, naturalmente, portavoce della politica
guerrafondaia di Bush nel continente, a tal punto che la Colombia
è stata l’unico paese del Sud America a dichiarare guerra
all’Iraq, paese lontano con il quale non esistevano nemmeno relazioni
diplomatiche!
ANC: Che cos’è
il “Plan Colombia” e quali sono i suoi risultati?
P.C:
Presentato inizialmente come una campagna contro le droghe, il
cosiddetto “Plan Colombia” è stato elaborato da Washington
e costituisce di fatto la strategia controinsorgente dei gringos
per la Colombia. Il suo obiettivo politico è sconfiggere
militarmente la guerriglia, in particolar modo le FARC.
A tal fine gli USA
hanno investito fino ad ora la somma di 3 miliardi di dollari
in materiale bellico e nella triplicazione degli effettivi dell’esercito
colombiano.
I suoi risultati non
potrebbero essere più desolanti: crescente intromissione
militare statunitense nelle questioni interne, intensificazione
del conflitto sociale ed armato, militarizzazione della vita colombiana,
misure repressive e riduzione delle libertà dei cittadini.
In sintesi, il “Plan
Colombia” è un perverso progetto gringo per incendiare
la Colombia, mettendo fine alla poca democrazia formale esistente
e liquidando le organizzazioni di carattere popolare.
ANC: Uribe ha
imposto la “sicurezza democratica” come modello di governo. Ci
puoi spiegare in che consiste e quali sono gli ingredienti principali
di tale politica?
P.C:
La “Sicurezza Democratica” è la politica di guerra di Uribe
contro il popolo e le sue organizzazioni. E’ un modello di governo
autoritario e di militarizzazione della vita colombiana. Con essa
Uribe scommette sulla soluzione militare del conflitto sociale
ed armato esistente in Colombia ed il suo scopo è annientare
la guerriglia delle FARC. Sul versante economico impone nuove
tasse ed imposte, che tutti i colombiani devono pagare e che fomentano
la guerra. Sul fronte giuridico colpisce le garanzie e le libertà
di cittadinanza; per esempio, il cosiddetto “statuto antiterrorista”
consente di arrestare qualunque cittadino, assaltare il suo domicilio
ed intercettare le sue comunicazioni senza previa autorizzazione
di un giudice. E, come se non bastasse, conferisce facoltà
e funzioni di polizia giudiziaria ai militari, cosa che li abilita
a raccogliere prove che verranno poi usate per processare le persone
che essi stessi hanno imprigionato.
Parallelamente, la
crisi sociale continua ad essere irrisolta. Attualmente, il 30%
della popolazione colombiana vive nella miseria, mentre il 70%
si dimena nella povertà.
Per porre rimedio a
una simile situazione, né il “Plan Colombia” né
la “Sicurezza Democratica” offrono soluzione alcuna.
ANC: Sappiamo
che in Colombia ci sono prigionieri politici rinchiusi nelle carceri
dello Stato, e che in potere della guerriglia delle FARC ci sono
numerosi militari. Esiste la possibilità di un interscambio
di prigionieri? E’ possibile uno scambio di combattenti?
P.C:
In effetti, in Colombia vi sono centinaia di prigionieri politici
a causa del conflitto sociale ed armato che vive il paese. Anche
in potere delle FARC si trova un gruppo numeroso di ufficiali
e sottufficiali dell’esercito e della polizia, catturati in combattimento.
Per gli uni e per gli altri le condizioni di prigionia sono difficili
e, anche per questo motivo, le FARC hanno offerto al Governo un
accordo di scambio di prigionieri di guerra. La risposta di Uribe
è stata quella di negare la possibilità di un interscambio
e di annunciare che la sua strategia si basa sulla liberazione,
mediante il ricorso alla forza ed a operativi militari, dei soldati
e politici in potere dell’insorgenza, senza la minima preoccupazione
per i rischi e la vita dei prigionieri. Naturalmente, i familiari
dei prigionieri sono angosciati dall’insensibilità di Uribe
Vélez.
In poche parole, Uribe
non accetta di applicare i protocolli di Ginevra che regolano
lo scambio di persone imprigionate nell’ambito di un conflitto
interno, come nel caso di quello colombiano.
ANC: continuando
a parlare di prigionieri politici colombiani, qual è la
loro situazione nelle carceri? Come esprimono la loro resistenza?
P.C:
Tra i prigionieri politici colombiani non vi sono solo guerriglieri,
ma anche sindacalisti, dirigenti del magistero, contadini, studenti,
difensori dei diritti umani, leaders della gioventù, ecc.
Molti di questi sono stati reclusi in carceri di massima sicurezza
e le punizioni sono estreme. I loro diritti di persone private
della libertà sono negati, e spesso i loro familiari non
possono nemmeno andare a fargli visita per il timore di subire
rappresaglie una volta tornati a casa.
Nel caso dei guerriglieri,
la loro decisione è stata ed è quella di rivendicare,
di fronte ai propri carcerieri ed ai giudici, la condizione di
ribelli sollevatisi in armi contro il regime politico, e di rifiutare
le accuse o imputazioni per delitti diversi da quello di ribellione.
Nella misura in cui il Governo vuole presentare i guerriglieri
come delinquenti comuni, questi resistono ed issano il loro carattere
di combattenti politici e sociali.
ANC:
in conclusione, cosa diresti ai popoli europei?
P.C:
in primo luogo, voglio ringraziare tutti gli europei per le diverse
espressioni di solidarietà di fronte alla tragedia e con
la lotta del popolo colombiano. L’appoggio europeo è decisivo
per affrontare la guerra imposta dal “Plan Colombia” di Bush ed
Uribe contro il popolo e le sue organizzazioni.
Inoltre, i cittadini
europei potrebbero darci una mano esigendo ai rispettivi governi
che le loro tasse non vadano a finanziare progetti di guerra in
Colombia. E’ un assurdo che l’Europa finanzi “componenti sociali”
di una strategia di guerra qual è il “Plan Colombia”.
E’ anche urgente diffondere
informazioni sulla situazione delle migliaia di prigionieri politici
che marciscono nelle prigioni colombiane, ed esigere la concretizzazione
dell’accordo umanitario o scambio dei prigionieri di guerra.
Allo stesso modo, è
vitale la solidarietà per raggiungere una soluzione politica
del conflitto sociale ed armato che vive la Colombia, smascherando
il carattere antidemocratico del governo di Uribe Vélez.