Il 2000,
anno di lotta contro il neoliberismo
 

Trasmettiamo al popolo colombiano il nostro saluto rivoluzionario in occasione della fine del 1999.

Sono stati dodici mesi difficili per l’immensa maggioranza del popolo. Il terrore ufficiale, esercitato mediante la pratica paramilitare, ha spezzato l’unità delle famiglie in vaste regioni della nazione, ha bagnato di sangue innocente il suolo della patria ed ha strappato la terra ad oltre un milione di colombiani.

La disoccupazione è aumentata senza limiti, colpendo oltre 3 milioni di compatrioti. Gli 800.000 fruitori del sistema UPAC (sistema creditizio per l’affitto di appartamenti, n.d.r) sono stati privati dei loro risparmi di tutta una vita dai padroni del capitale finanziario, che continuano ad esercitare pressioni per elevare i loro profitti sulle spalle del lavoro altrui.

I monopoli privati nazionali e stranieri, interessati alla gestione della Sanità come affare, riempiono i loro portafogli mentre la Salute Pubblica si disintegra e fallisce, danneggiando seriamente le classi medie ed i settori popolari.

L’Educazione Pubblica si trova sull’orlo di un abisso, senza finanziamenti e senza un indirizzo.
I servizi pubblici essenziali sono stati regalati alle multinazionali, che in breve tempo hanno recuperato i loro investimenti iniziali e che si stanno dedicando ad aumentarci periodicamente le tariffe dell’acqua, della luce, delle comunicazioni, e della benzina quale indicativo che sempre precede tutti gli altri aumenti.

Le regole minime della convivenza democratica sono state spazzate via da un modello neoliberista che privilegia il capitale rispetto all’essere umano, all’interno di una concezione dello sviluppo sociale che beneficia soltanto le oligarchie.

E’ stata imposta la tesi criminale secondo la quale la fonte principale del progresso è il denaro, e non il lavoro umano, materiale ed intellettuale, che crea ricchezza.

E’ per questo motivo che gli ultimi governi si sono dedicati a vendere al capitale privato tutte quelle imprese che sono patrimonio della comunità, e a cedergli le ricchezze naturali, per uso ed abuso, che appartengono a tutti i colombiani

E come se ciò non bastasse, i politicanti di tutte le specie si rubano il tesoro pubblico, incentivati dall’impresa privata, generando questa profonda crisi economica, politica, sociale e morale che sta trascinando il paese verso il precipizio.

Attualmente le teste di ponte delle multinazionali attraverso il governo ci sottomettono ai diktat del Fondo Monetario Internazionale, che impongono ulteriori licenziamenti, peggioramenti dei salari, minori investimenti sociali, maggiori privatizzazioni delle risorse strategiche del paese, più guerra e più dipendenza indecorosa.

Per affrontare le lotte del popolo, lorsignori destinano migliaia di milioni nella guerra, elemosinano apporti dalla comunità internazionale ed aprono all’impero gringo, con un comportamento vergognoso di sottomissione, le “porte” della terra, dei mari, dei cieli e dei battaglioni.

Al contempo i generali incrementano la loro sporca ed occulta strategia paramilitare, lavandosi poi le mani come Ponzio Pilato nel momento in cui battagliano, di fronte ai microfoni della grande stampa, per urlare i loro falsi trionfi militari che hanno l’unico scopo di avallare le loro richieste di elemosina alla comunità internazionale.

La nostra decisione, la nostra volontà ed i nostri sforzi sono tutti protesi nel contribuire a forgiare una Colombia Nuova, sovrana e libera da tutti questi flagelli che la martoriano.
Le vie che stiamo percorrendo per riuscirci, ci sono state imposte dallo Stato; è per questo che saremo perseveranti nella ricerca di una soluzione politica della crisi nazionale. La tregua unilaterale per questo periodo che abbiamo dichiarato ne è una chiara e esauriente dimostrazione.

I percorsi che si sono andati aprendo attraverso il processo dei dialoghi tra il governo e le FARC-EP potranno approdare ad un buon porto soltanto se la nazione intera si vincolerà attivamente alla costruzione del nuovo paese.

Manteniamo alte le nostre armi e le nostre bandiere, accompagnando nelle crescenti mobilitazioni e lotte tutti i colombiani oppressi da questo regime escludente e corrotto.

Già il Libertador Simon Bolivar aveva detto che “la libertà è l’unica cosa degna di sacrificio nella vita degli uomini”. Per questo invitiamo tutti i colombiani ad intensificare, in questo anno che inizia, la lotta per costruire una patria sovrana e dignitosa.

Ricordiamo e rendiamo omaggio a tutti i combattenti che sono caduti in questi sforzo, e a quelli che continuano ad essere detenuti, come Prigionieri di Guerra, per la difesa dei loro ideali e per il loro impegno di lotta.

Per l’anno 2000 invitiamo il popolo colombiano a raddoppiare le giuste azioni per la democrazia ed il benessere, nella convinzione che i diritti non si implorano ma si conquistano solamente con la lotta.
 

Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP

Montagne della Colombia
28 dicembre del 1999