Signor Presidente:
Abbiamo considerato necessario fare alcune precisazioni
che permettano all’opinione pubblica di giudicare con certezza la vera
volontà di pace tanto del governo che lei presiede quanto delle
FARC-EP, dal momento che da entrambe le parti comincia a rinverdire quella
sfiducia coltivata durante 34 anni di scontro armato tra lo Stato colombiano
e la nostra organizzazione.
Lei deve ricordare, così come lo ricorda
l’opinione pubblica, che in vari documenti nostri di carattere pubblico
quali il "Saluto di Manuel Marulanda Vélez" (letto dal comandante
Fabián Ramírez nella cerimonia di consegna di 70 soldati
prigionieri di guerra a Cartagena del Chairá, il 16 giugno del 1997),
il Documento Centrale (letto da Joaquín Gómez nello stesso
atto) e nella Dichiarazione Politica del plenum dello Stato Maggiore Centrale
delle FARC-EP "Aprendo cammini verso la Nuova Colombia" (del novembre del
1997), in modo reiterativo abbiamo detto sempre le stesse cose: che avremmo
cioè conversato con qualsiasi candidato che sarebbe risultato eletto
alla presidenza della Repubblica, nelle passate elezioni, sempre e quando
si fosse impegnato a compiere le nostre due esigenze fondamentali, ossia
la smilitarizzazione dei 5 municipi di La Uribe, Mesetas, Vista Hermosa,
La Macarena (nel Meta) e San Vicente del Caguán (nel Caquetá),
e lo smantellamento del paramilitarismo.
La proposta governativa dei governi anteriori,
di Gaviria prima e di Samper poi, e ora del suo, è stata quella
di dialogare nel mezzo della guerra. Noi, coscienti del fatto che è
impossibile dialogare sotto il rumore assordante degli aerei da combattimento
e il fragore delle bombe, avevamo chiesto la smilitarizzazione dei municipi
già menzionati, e che il confronto armato continuasse nel resto
del territorio nazionale, secondo la volontà espressa dal governo.
Nella passata campagna elettorale lei e il dottor
Serpa, i candidati più votati, allo stesso modo vi siete impegnati
con i vostri elettori, promettendo loro che se foste stati eletti presidenti
della Colombia avreste smilitarizzato i 5 municipi da noi proposti. Lei
si è spinto anche più in là del dottor Serpa in quanto
ha affermato che, qualora fosse stato eletto, prima di assumere la carica
si sarebbe recato ad incontrare il Segretariato dello Stato Maggiore
Centrale delle FARC con alla testa il suo comandante in capo Manuel Marulanda
Vélez; e in effetti così ha fatto.
In quella riunione lei ha ratificato ancora una
volta la ferma decisione di smilitarizzare i 5 municipi e di smantellare
il paramilitarismo in quanto politica dello Stato contro gli insorti.
Con grande soddisfazione il popolo colombiano
e la comunità internazionale sono stati presenti quando la sua amministrazione
ha incominciato a materializzare, in materia di pace, quanto promesso:
la smilitarizzazione dei municipi.
Lei ha ordinato la smilitarizzazione di La Uribe,
Mesetas, Vista Hermosa e La Macarena; ma non ha ordinato quella di San
Vicente del Caguán, con una fragile argomentazione: "Il signor Presidente
ha deciso di stabilire nelle istallazioni del battaglione "Cazadores" (di
San Vicente) la sede del governo nazionale, e pertanto queste saranno luogo
di comunicazione e alloggiamento dei diversi funzionari dello Stato, compreso
il Signor Presidente. E' per questa ragione e per l'attenzione che esigono
quegli equipaggiamenti e quelle istallazioni che anche il Signor Presidente
ha deciso di far permanere personale amministrativo e logistico in suddetto
luogo."
(Lettera inviata a Manuel Marulanda Vélez
dall'Alto Delegato per la Pace, datata 23 Novembre del 1998).
La smilitarizzazione totale di San Vicente
del Caguán è stata condizionata da lei a una
serie di esigenze, quali la cessazione unilaterale
del fuoco da parte nostra o la liberazione dei prigionieri di guerra
in nostro potere. Lei ha anche affermato che la verifica sul Battaglione
"Cazadores" dovrà essere realizzata dalla Commissione di Accompagnamento;
nella missiva ha espresso la sua preoccupazione per la presenza nei raggi
urbani dei municipi di Vista Hermosa, Macarena e Mesetas, di personale
della guerriglia armato e in divisa. E nemmeno ha nascosto il suo disappunto
rispetto all’appello che abbiamo fatto alla società civile (della
quale anche noi facciamo parte), ossia a studenti, comercianti, bancari,
allevatori e alle altre forze vive della regione, argomentando che
questa decisione è stata presa da noi in modo unilaterale.
Nella stessa lettera dell’Alto Delegato per la
Pace Víctor G. Ricardo, inviata a Manuel Marulanda Vélez,
ha segnalato, per porre fine alle diverse versioni, che la smilitarizzazione
avrebbe avuto effettività per 90 giorni, a partire dal 7 Novembre
scorso fino al 7 Febbraio del 1999.
E' sconcertante il modo unipersonale e capriccioso in cui lei ha cominciato a cambiare, come comunemente si suol dire, "le regole del gioco":
1. Lei si è impegnato a smilitarizzare totalmente i 5 municipi e a smantellare il paramilitarismo in quanto politica di Stato, senza nessun tipo di condizioni. Il popolo colombiano, compresi i 6 milioni di elettori che la hanno eletta, sono testimoni di ciò.
2. Ha
accettato che la verifica dovesse essere realizzata dalla stessa guerriglia,
dal momento che questo è un compito indelegabile della stessa. Ma
adesso suggerisce che sia la Commissione di Accompagnamento a fare tale
verifica.
Approfittiamo dell'occasione per riaffermare
ancora una volta, davanti al paese, che la verifica valida per noi è
quella che facciamo noi stessi.
Nella riunione del 10 Novembre scorso, in cui
hanno presenziato i sindaci dei 5 municipi, l'Alto Delegato per la Pace
Víctor G. Ricardo, la direttrice del Plante (Organismo Governativo
per la sostituzione delle colture illecite) María Inés Restrepo
e il nostro Comando, si è discusso solamente quanto concernente
la polizia civile, i distintivi, le uniformi, i salari e le funzioni della
stessa. In quella stessa riunione è stato comunicato a Víctor
G. Ricardo che l'istallazione del tavolo dei dialoghi sarebbe stata a San
Vicente, ma che le conversazioni si sarebbero intrattenute allo stesso
modo negli altri municipi smilitarizzati.
Nella riunione di Caquetania, realizzata il 27
Novembre scorso, a cui hanno assistito il Procuratore Generale della Nazione
Víctor G. Ricardo, 5
parlamentari e il nostro Comando, si è
dibattuto unicamente quanto relativo allo scambio di prigionieri.
A prescindere dal fatto di non essere arrivati a nessun accordo, sono stati
rilevati un buon ambiente e la disponibilità dei rappresentanti
della legge di trovare una soluzione percorribile, secondo loro, rispetto
all'impasse giuridica.
In conclusione, lei non può esigere nulla,
perchè non ci siamo ancora seduti al tavolo per stabilire,
di comune accordo, i meccanismi che reggeranno i dialoghi. In altre parole,
fino ad ora non c'è nessun tipo di accordo tra le parti, salvo che
lei avrebbe ordinato la smilitarizzazione e al tavolo avremmo trattato
tutto il resto. Ma c’è di più: il paese neanche conosce i
portavoce del suo governo per i dialoghi, a meno che lei non pensi di farlo
personalmente.
Signor Presidente, se alla fine i colombiani non approfitteranno di questa storica opportunità di un cammino di riconciliazione, la responsabilità di una frustrazione di tali proporzioni sarà solamente sua. E così lo annoterà la storia, affinchè tanto le generazioni presenti quanto quelle future lo giudichino.
Le FARC continueranno infaticabilmente a lottare fino ad ottenere la riconciliazione e la ricostruzione nazionale, con sovranità, per garantire le basi di una pace duratura con giustizia sociale, condizione indispensabile per raggiungere il progresso e il benessere del popolo colombiano.
Rappresentanti delle FARC:
Raúl Reyes, Joaquín Gómez, Fabián Ramírez.
Montagne del Caquetá, 3 Dicembre del 1998.