Lettera aperta all'opinione pubblica
 

In accordo con quanto convenuto il giorno 9 di luglio del 1998 in occasione del primo incontro tra il Presidente Pastrana e il Comandante in capo delle FARC-EP, i dialoghi per la ricerca della pace si sarebbero svolti in una zona smilitarizzata senza alcun tipo di condizionamento.
Il governo nazionale avrebbe in tal senso ritirato dai municipi di Uribe, Mesetas, Vista Hermosa, La Macarena e San Vincente del Caguan la totalità delle forze pubbliche, oltre ai giudici ed ai magistrati, ed avrebbe intrapreso azioni concrete contro la politica paramilitare, avallato dalla Costituzione e dalle leggi della repubblica.
 
Il Signor Presidente ha assunto le sue funzioni presidenziali ed ha ordinato di smilitarizzare solamente quattro dei cinque municipi promessi, lasciando a San vincente 180 soldati del battaglione “Cazadores”. Sono stati persi sessanta giorni tra le varie spiegazioni del Presidente e degli altri funzionari, impegnati a non rispettare pienamente la parola data in merito alla smilitarizzazione dell’area scelta dalle FARC-EP per i dialoghi. Di fronte alla richiesta delle FARC-EP, indirizzata a permettere l’inizio dei dialoghi, finalmente il governo si è deciso a spostare da San Vincente gli ultimi 130 militari rimasti.

E’ stata realizzata una riunione a Caquetania il 10 Novembre del 1998, con l’Alto Delegato per la pace, Victor G. Ricardo, la direttrice nazionale del Programma Governativo di Sostituzione delle Coltivazioni Illecite, Maria Ines Restrepo, e i cinque sindaci dei municipi smilitarizzati, e con la partecipazione da parte delle FARC-EP dei Comandanti Manuel Marulanda, Jorge Briceño, Raul Reyes, Joaquin Gomez  e Fabian Ramirez, oltre ad altri dirigenti dell’organizzazione, per convenire ufficialmente il riconoscimento dei sindaci e dei consigli  dei rispettivi municipi. Questi sarebbero stati coadiuvati dalla Polizia Civile, formata da persone conosciute nei municipi e approvate di comune accordo tra le parti, stipendiate ed equipaggiate dal governo nazionale; dunque queste sono state le regole del gioco concordate tra le due parti, alle quali le FARC-EP si sono adeguate e che continueranno a rispettare alla lettera.

Il giorno 7 di gennaio del corrente anno vi è stata l’installazione del tavolo dei dialoghi, alla quale il Comandante in capo delle FARC-EP non ha potuto partecipare per via della scoperta di un piano dei servizi segreti militari, che aveva lo scopo di assassinarlo il giorno stesso.
Due giorni dopo l’inizio dei dialoghi, il militarismo ha messo in atto un piano di azioni criminali contro la popolazione civile disarmata, con il quale sono state uccise più di 200 persone a nome dei paramilitari dello Stato; nonostante tutto abbiamo continuato a dialogare nella speranza che i tre poteri dello Stato applicassero misure serie contro la barbarie dei nemici del processo di pace.

Il Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP non vedendo né da parte del governo, né da parte dei politici rappresentanti dei poteri azioni forti dirette a salvare il processo dei dialoghi mediante misure efficaci e determinanti contro il paramilitarismo, ha deciso di congelare i dialoghi per dare al governo il tempo di poter mostrare risultati soddisfacenti contro suddetta politica.

Con il fine di rafforzare  la politica del Presidente dei dialoghi per la pace, le FARC-EP hanno promosso incontri con rappresentanti delle confederazioni economiche, del parlamento, con direttori e proprietari dei mezzi di comunicazione e con i leaders dei movimenti e dei partiti politici.

Dopo il 2 di maggio del corrente anno è stato effettuato il secondo incontro tra il Presidente della Repubblica ed il Comandante delle FARC-EP, dal quale è scaturito un comunicato congiunto di 7 punti dati a conoscere all’opinione pubblica e firmati dai due capi. Tale documento nel punto 4 dice: “dopo aver valutato il serio e responsabile lavoro realizzato dai portavoce, riconosciamo che manca ormai poco per arrivare ad un accordo totale circa un’agenda comune. In virtù del fatto che il prossimo 5 di maggio avrà termine il periodo stabilito dal governo nazionale per i dialoghi, e in virtù dell’ennesima riaffermazione dell’indeclinabile volontà politica delle parti di trovare una soluzione politica al conflitto, concordiamo nel fissare a partire dal prossimo 6 di maggio l’inizio di un periodo di negoziati e dialoghi circa i punti dell’agenda comune già accordati; questi saranno messi a conoscenza attraverso i portavoce, unitamente ai passi in avanti fatti dagli stessi prima di tale data.”

Pur tuttavia incomprensibilmente il Governo Nazionale, disconoscendo gli accordi di Caquetania, ha insistito ossessivamente su nuove regole del gioco inaccettabili per le FARC-EP, giacchè non è stato neppure accettato il punto 7 del documento di Caquetania firmato da Pastrana e Marulanda.

Quanto detto serve per spiegare dettagliatamente alla Colombia ed alla comunità internazionale le diverse difficoltà che si sono presentate nella lotta che portano avanti le FARC-EP per mantenere i dialoghi per i negoziati, di fronte all’inconsistenza della politica governativa.

Nemmeno corrisponde a verità affermare che il governo, smilitarizzando cinque municipi, ha fatto molto per il processo dei dialoghi, dal momento che tutti sanno dell’esistenza in Colombia di più di 50 municipi smilitarizzati, che non sono stati richiesti dalle FARC-EP per i dialoghi.
 
A tutto ciò si aggiungono le innumerevoli riunioni fatte dai rappresentanti del governo e delle FARC-EP con l’unico obiettivo di  salvare i dialoghi.

Il 30 di luglio di quest’anno si sono riuniti i rappresentanti per i dialoghi del governo e delle FARC-EP con il fine di discutere l’installazione del tavolo, ma non sono pervenuti ad un accordo in relazione alle regole del gioco: concretamente sull’integrazione della Commissione Internazionale di Accompagnamento, con la quale le FARC-EP non sono d’accordo.

Le FARC-EP ratificano ancora una volta davanti alla Colombia ed al mondo intero la loro decisione di continuare a cercare la conquista della pace con giustizia sociale, per il raggiungimento di una soluzione politica al conflitto sociale ed armato che logora il Paese da più di 35 anni.

Rimaniamo in attesa della decisione del Signor Presidente della repubblica.
 

Segreteriato Nazionale dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP: Manuel Marulanda Velez, Alfonso Cano, Raul Reyes, TimoLeon Jimenez, Ivan Marquez, Jorge Briceño, Efrain Guzman.

Montagne della  Colombia
1 agosto 1999