|
CLAMORI DALLA COLOMBIA | |
|
BOLLETTINO D’INFORMAZIONE
DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE NUOVA COLOMBIA tel.:
335 8059837 | |
|
Continuano i massacri in tutto il Paese |
"…Latinoamerica, dove i diritti umani sono calpestati domenica, lunedì
e martedì…", così cantava Victor Jara, ed oggi più
che mai queste parole descrivono perfettamente la realtà colombiana.
Una realtà che vede tanto le campagne quanto le città vivere sotto
la minaccia costante dell'arrivo dei paramilitari e dell'esercito colombiano,
in incursioni per rapinare e massacrare la popolazione civile.
Una realtà che vede quotidianamente contadini uccisi, torturati e fatti
sparire, studenti assassinati, università prese d'assalto come fossero
fortini militari, processi giudiziari costruiti sulle menzogne create da testimoni
a volto coperto che ricevono una ricompensa per ogni accusa; il tutto nella
più totale impunità dei colpevoli. Questa è la Colombia
d'oggi, ma non sarà la Colombia del futuro, la Nuova Colombia in pace
con giustizia sociale.
Regione dell'Alto Ariari
Il giorno stesso in cui numerosi sindaci della regione di Ariari ricevevano
il "Premio Nazionale per la Pace", la Settima Brigata dell'Esercito
è giunta nei pressi della zona rurale del Municipio di El Castillo, sottraendo
beni ai contadini senza fornirgli alcuna spiegazione.
Successivamente si è venuto a sapere che l'operazione è stata
una rappresaglia dei militari per la confisca, effettuata da guerriglieri delle
FARC-EP, di alcuni capi di bestiame dei latifondisti del Municipio di El
Dorado,
la culla del paramilitarismo nella regione.
Ma la situazione è diventata drammatica fin dallo scorso agosto, quando
i paramilitari, dopo l'intervento dell'Esercito per cacciare i guerriglieri
delle FARC-EP, hanno fatto il loro ingresso nei dintorni di La Unión,
El Jardín, El Cucanto e Puerto Esperanza, scatenando un ondata di terrore
e violenze contro la popolazione.
Nel frattempo hanno lentamente esteso la loro presenza anche nei dintorni di
La Sierra, Campo Alegre de la Floresta, La Cumbre, La Esperanza, El Retiro,
La Esmeralda, ecc.
"Viviamo in un inferno", " Distruggono come vandali tutto ciò
che incontrano", "… non rispettano neanche le donne, i bambini e gli
anziani, ci considerano tutti simpatizzanti della guerriglia e quindi obiettivi
militari": sono queste le grida di denuncia della popolazione contro questa
pratica di violenza con cui i paramilitari vogliono costringere i contadini
a far parte della rete di delatori, creata dal Governo Uribe, e dei loro gruppi
di sostegno.
Tra il 16 e il 17 Novembre, dopo l'assassinio di Mario Castro, hanno assassinato
nella zona di Miravalles un contadino di nome Manuel N. e nell'Esmeralda Jairo
N. e Guillermo Clavija, ed hanno occupato la casa dell'anziana Valentina
Galindo,
di suo figlio José Galindo, di Marina Cruz e di Hernan Moreno.
I contadini dell'Alto Ariari stanno sollecitando la presenza della magistratura
e dalla Croce Rossa Internazionale, ed affermano di non sopportare più
cotanta violenza. Sono soli ed abbandonati. La Forza pubblica "convive
con i paramilitari, a tal punto da pattugliare insieme ad essi i dintorni",
denunciano i contadini.
Municipio di Calamar
Il sindaco Germán Olarte ha denunciato l'abbandono, da parte dello Stato,
dei dipartimenti del Putumayo, del Guaviare e del Caquetá, che vivono
in una situazione delicatissima.
In queste regioni si trova il municipio di Mapiripan, dove il 17 Luglio del
1997 venne perpetrato uno dei peggiori massacri della guerra sporca in Colombia,
con l'uccisione di oltre 50 civili inermi. Oggi, a distanza di cinque anni,
i paramilitari tornano a parlare di un' "ora zero" a dicembre.
Nel 2002, solo nel centro urbano di San José del Guaviare sono state
uccise 200 persone, tra cui il rappresentante alla Camera appartenente all'Unión
Patriotica.
Tutto ciò avviene pur essendo massiccia la presenza dell'Esercito, della
polizia e di assessori militari nordamericani nelle basi sparse in queste zone,
tanto da farne una delle regioni più militarizzate della Colombia.
E continuano le fumigazioni che, invece di colpire le coltivazioni di coca,
distruggono, tra le altre, le coltivazioni di banane e yucca, causando la rovina
economica dei contadini. Questi ultimi sono costretti ad ingrossare le fila
dei "desplazados", al fine di preservare la loro vita e quella dei
loro cari dai veleni utilizzati per le fumigazioni.
![]()
|
Terrorismo di Stato all'Università nazionale della Colombia, assassinio di uno studente a Santander |
I giorni 20 e 21 novembre, l'Università Nazionale della Colombia è
stata occupata militarmente dall'Esercito con il pretesto delle granate lanciate
contro la sede della Magistratura Generale, di cui viene accusata l'insorgenza.
In realtà i sospetti si concentrano su un montaggio creato ad arte per
sviare l'attenzione sulle accuse, rivolte alla Magistratura, riguardanti l'applicazione
unilaterale di un nuovo codice disciplinare che ignora i più elementari
diritti umani, i casi di corruzione dell'attuale Rettore, Miguel José
Pinella Gutiérrez, e l'imposizione del sistema paramilitare di sorveglianza
privata, presente nel campus.
Durante la manifestazione studentesca del giorno 20, l'Esercito -come provato da riprese video ed episodi precedenti- ha aperto il fuoco sugli studenti che manifestavano, provocando la morte dello studente del terzo semestre di Ingegneria meccanica Jaime Acosta, assassinato da un colpo d'arma da fuoco; inoltre, dieci giovani sono stati arrestati nonostante le gravi ferite riportate durante gli scontri, e lo studente Maximiliano Gonzales è stato arrestato arbitrariamente.
L'Associazione Colombiana degli Studenti Universitari denuncia all'opinione pubblica nazionale ed internazionale l'atteggiamento punitivo della forza pubblica contro gli studenti, che rappresenta la meschinità e l'autoritarismo con cui il governo nazionale e le forze armate intendono risolvere le problematiche sociali e studentesche.
![]()
|
Assassinii e sparizioni a Medellin |
Il 21 novembre, alle ore 9.00, è sparito a Medellin Omar de Jesus Correa
Isaza, ex membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Colombiano e militante
attivo dell'Unión Patriotica e del PCC stesso.
I fatti sono avvenuti nei pressi della stazione Acevedo, quando Omar è
stato intercettato da due automobili con dieci persone a bordo, tra uomini e
donne. Secondo testimoni oculari, Omar è stato colpito ripetutamente
prima di essere fatto salire con la forza in una delle automobili.
Questo nuovo episodio si aggiunge alla sistematica persecuzione attuata dallo
Stato colombiano contro l'UP, il Partito Comunista ed i loro militanti, che
nella città di Medellin sono costantemente vittime di una sistematica
campagna di assassinii e sparizioni forzate.
Bisogna ricordare che negli ultimi quattro mesi più di 15 appartenenti
a questo gruppo politico sono stati assassinati nella città di Medellin,
tra i quali ricordiamo:
- Luzmila Arbelaez, impiegata della CUT di Antioquia, scomparsa nel mese d'agosto
così come suo marito;
- Henry Ruiz (ex presidente del Sindacato di Pintuco) ed Estela Zuluaga, assassinati
nel mese di settembre;
- Ricardo Gutiérrez, dirigente dell'Unión Patriotica, assassinato
nel mese di ottobre nel municipio di Bello, in Antioquia.
Quest'ondata di assassinii e sparizioni forzate ha costretto circa 2000 sfollati
a rifugiarsi nelle strutture dell'Università di Medellin, per sollecitare
la protezione della loro vita.
Quello di Omar Correa è solo uno delle migliaia di casi di attivisti
di questa organizzazione assassinati, scomparsi, torturati o minacciati di morte,
come dimostrato dalla causa numero 11227 presentata alla Commissione Interamericana
dei Diritti Umani per lo sterminio dei membri dell'Unión Patriotica.
![]()
|
La "Para-Magistratura", ossia la magistratura al servizio dei paramilitari |
Un giudice della sezione "Diritti Umani" del tribunale supremo, recentemente
ristrutturata dal giudice generale Luis Camilo Osorio, dopo vari mesi di sospensione
del processo ha deciso l'archiviazione del caso dei Generali ritirati Rito Alejo
del Río e Fernando Millán, accusati di aver promosso gruppi paramilitari
nella regione di Urabá. Le prove erano state acquisite con le testimonianze
di personaggi non sospetti come il colonnello Alfonso Velásquez, all'epoca
vice di Del Río, e l'ex sindachessa di Apartadó, Gloria Cuartas.
Si tratta di una decisione annunciata sin da quando il giudice Osorio aveva
decretato la libertà per Del Río, come primo atto giuridico della
sua amministrazione, ed aveva proceduto a destituire i giudici dell'Unità
dei Diritti Umani titolari dell'inchiesta sui fatti in questione. Millán
y Del Río erano stati destituiti dal presidente Pastrana a causa delle
pressioni del dipartimento di Stato USA, che a sua volta aveva subito le pressioni
di numerose Ong nordamericane ed internazionali.
![]()
|
La falsa volontà di pace dei paramilitari: un altro inganno! |
Mentre il Presidente Uribe Vélez annuncia guerra totale contro la guerriglia
ed il popolo colombiano, sviluppa segretamente i negoziati con i paramilitari
al fine di legalizzarli inserendoli nel DAS (Dipartimento Amministrativo di
Sicurezza) rurale, cioè la rete di delatori e soldati contadini.
L'annuncio delle cosiddette AUC (paramilitari di Stato) di una tregua unilaterale,
a partire del primo di dicembre, e della disponibilità ad intraprendere
un processo di dialogo con il Governo Nazionale, è il risultato di negoziati
segreti iniziati alcuni mesi fa, che vedono la diretta partecipazione di vescovi
della Chiesa Cattolica. Mentre il Cardinale Pedro Rubiano lanciava appelli in
favore della guerra contro l'insorgenza, mediava per la riabilitazione di Castaño
e Mancuso.
Parte di questo processo, costruito alle spalle del paese, è stata la
farsa inscenata da Carlos Castaño con il Dipartimento de Giustizia degli
Stati Uniti, consistente nell'offerta di consegnarsi in cambio di un "giusto
giudizio", di collaborazione con gli statunitensi e di benefici. L'inganno
si è però risolto in un nulla di fatto, giacché Castaño
si è lasciato convincere ad intraprendere invece un processo per ottenere
lo status politico e la legalizzazione attraverso la rete d'informatori, il
DAS rurale ed i cosiddetti "soldati contadini", spazi appositamente
creati per legalizzare il paramilitarismo, così come era stato fatto
in passato nel Dipartimento di Antioquia con le "Convivir".
Evidentemente il pomposo annuncio non è altro che un nuovo inganno di
Carlos Castaño, il quale sogna di essere riconosciuto come attore politico
autonomo nelle negoziazioni di pace. Le "AUC" non hanno - e non possono
avere - il carattere politico che invece pretendono. Sono creature dello Stato,
hanno sempre agito con la copertura e la complicità della Forza Pubblica
e delle istituzioni borghesi. Fanno il lavoro sporco ed hanno sempre goduto
della massima impunità. Per questo il "processo di pace" con
i paramilitari è uno stratagemma del Governo Nazionale, il cui interesse
è di trovargli una posizione nella sua politica di "sicurezza democratica"
permettergli di continuare ad agire, stavolta sotto il manto della legalità..
Non ci si può lasciar ingannare da coloro che in malafede salutano il
"gesto di pace" dei paramilitari, pretendendo altrettanto dall'insorgenza.
Non c'è possibilità di confronto.
Alle AUC si possono solo prospettare politiche di assoggettamento alla giustizia,
senza benefici o attenuanti per i loro crimini. Per una vera giustizia è
necessario che essi paghino per i loro crimini, cosa che sarà possibile
solo in presenza di una nuova giustizia, in una Nuova Colombia, che spazzi via
l'impunità ed il terrorismo di Stato per sempre.
![]()
|
Contro l'imbroglio del referendum Uribe |
Una delle attuali bandiere dei settori popolari colombiani è quella
di smascherare la menzognera proposta di referendum, proveniente dal presidente
narco-paramilitare Uribe Vélez.
Questi ambisce a dimostrare l'efficienza del Governo in materia di lotta alla
corruzione e di modernizzazione dello Stato. Ma in realtà si tratta di
una manovra che rafforza, nella forma e nel contenuto, il clientelismo e la
politicheria, oltre a spingere sui due assi che hanno contraddistinto Uribe
sin dalla campagna elettorale: l'autoritarismo e l'inasprimento del neoliberismo.
I senatori Jorge Enrique Robledo Castillo, Carlos Gaviria Díaz, Jesús
Bernal Amorocho, Piedad Córdoba Ruiz, Bernardo Hoyos Montoya, Jesús
Antonio Piñacué Achicué, Francisco Rojas Birry, Jaime Dussán
Calderón, Gerardo Antonio Jumí Tapias ed Efrén Félix
Tarapués hanno diffuso un comunicato in cui denunciano questo ennesimo
tentativo dell'esecutivo di "mascherare trasformazioni reazionarie"
quali "il congelamento dei salari e delle pensioni di milioni di lavoratori
per assicurare il pagamento del debito estero e la crescita dei profitti del
gran capitale legato al businness della sicurezza sociale".
Il comunicato annuncia l'inizio di una campagna nazionale in favore dell'astensione
rispetto al suddetto referendum, che secondo il movimento sindacale e popolare
ha inoltre lo scopo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dai reali
problemi del paese.