CLAMORI DALLA COLOMBIA

BOLLETTINO D’INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE NUOVA COLOMBIA 
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Continuano i massacri in tutto il Paese

 

"…Latinoamerica, dove i diritti umani sono calpestati domenica, lunedì e martedì…", così cantava Victor Jara, ed oggi più che mai queste parole descrivono perfettamente la realtà colombiana.
Una realtà che vede tanto le campagne quanto le città vivere sotto la minaccia costante dell'arrivo dei paramilitari e dell'esercito colombiano, in incursioni per rapinare e massacrare la popolazione civile.
Una realtà che vede quotidianamente contadini uccisi, torturati e fatti sparire, studenti assassinati, università prese d'assalto come fossero fortini militari, processi giudiziari costruiti sulle menzogne create da testimoni a volto coperto che ricevono una ricompensa per ogni accusa; il tutto nella più totale impunità dei colpevoli. Questa è la Colombia d'oggi, ma non sarà la Colombia del futuro, la Nuova Colombia in pace con giustizia sociale.

Regione dell'Alto Ariari

Il giorno stesso in cui numerosi sindaci della regione di Ariari ricevevano il "Premio Nazionale per la Pace", la Settima Brigata dell'Esercito è giunta nei pressi della zona rurale del Municipio di El Castillo, sottraendo beni ai contadini senza fornirgli alcuna spiegazione.
Successivamente si è venuto a sapere che l'operazione è stata una rappresaglia dei militari per la confisca, effettuata da guerriglieri delle FARC-EP, di alcuni capi di bestiame dei latifondisti del Municipio di El Dorado, la culla del paramilitarismo nella regione.
Ma la situazione è diventata drammatica fin dallo scorso agosto, quando i paramilitari, dopo l'intervento dell'Esercito per cacciare i guerriglieri delle FARC-EP, hanno fatto il loro ingresso nei dintorni di La Unión, El Jardín, El Cucanto e Puerto Esperanza, scatenando un ondata di terrore e violenze contro la popolazione.
Nel frattempo hanno lentamente esteso la loro presenza anche nei dintorni di La Sierra, Campo Alegre de la Floresta, La Cumbre, La Esperanza, El Retiro, La Esmeralda, ecc.
"Viviamo in un inferno", " Distruggono come vandali tutto ciò che incontrano", "… non rispettano neanche le donne, i bambini e gli anziani, ci considerano tutti simpatizzanti della guerriglia e quindi obiettivi militari": sono queste le grida di denuncia della popolazione contro questa pratica di violenza con cui i paramilitari vogliono costringere i contadini a far parte della rete di delatori, creata dal Governo Uribe, e dei loro gruppi di sostegno.
Tra il 16 e il 17 Novembre, dopo l'assassinio di Mario Castro, hanno assassinato nella zona di Miravalles un contadino di nome Manuel N. e nell'Esmeralda Jairo N. e Guillermo Clavija, ed hanno occupato la casa dell'anziana Valentina Galindo, di suo figlio José Galindo, di Marina Cruz e di Hernan Moreno.
I contadini dell'Alto Ariari stanno sollecitando la presenza della magistratura e dalla Croce Rossa Internazionale, ed affermano di non sopportare più cotanta violenza. Sono soli ed abbandonati. La Forza pubblica "convive con i paramilitari, a tal punto da pattugliare insieme ad essi i dintorni", denunciano i contadini.

Municipio di Calamar

Il sindaco Germán Olarte ha denunciato l'abbandono, da parte dello Stato, dei dipartimenti del Putumayo, del Guaviare e del Caquetá, che vivono in una situazione delicatissima.
In queste regioni si trova il municipio di Mapiripan, dove il 17 Luglio del 1997 venne perpetrato uno dei peggiori massacri della guerra sporca in Colombia, con l'uccisione di oltre 50 civili inermi. Oggi, a distanza di cinque anni, i paramilitari tornano a parlare di un' "ora zero" a dicembre.
Nel 2002, solo nel centro urbano di San José del Guaviare sono state uccise 200 persone, tra cui il rappresentante alla Camera appartenente all'Unión Patriotica.
Tutto ciò avviene pur essendo massiccia la presenza dell'Esercito, della polizia e di assessori militari nordamericani nelle basi sparse in queste zone, tanto da farne una delle regioni più militarizzate della Colombia.
E continuano le fumigazioni che, invece di colpire le coltivazioni di coca, distruggono, tra le altre, le coltivazioni di banane e yucca, causando la rovina economica dei contadini. Questi ultimi sono costretti ad ingrossare le fila dei "desplazados", al fine di preservare la loro vita e quella dei loro cari dai veleni utilizzati per le fumigazioni.

 

 

Terrorismo di Stato all'Università nazionale della Colombia, assassinio di uno studente a Santander

I giorni 20 e 21 novembre, l'Università Nazionale della Colombia è stata occupata militarmente dall'Esercito con il pretesto delle granate lanciate contro la sede della Magistratura Generale, di cui viene accusata l'insorgenza.
In realtà i sospetti si concentrano su un montaggio creato ad arte per sviare l'attenzione sulle accuse, rivolte alla Magistratura, riguardanti l'applicazione unilaterale di un nuovo codice disciplinare che ignora i più elementari diritti umani, i casi di corruzione dell'attuale Rettore, Miguel José Pinella Gutiérrez, e l'imposizione del sistema paramilitare di sorveglianza privata, presente nel campus.

Durante la manifestazione studentesca del giorno 20, l'Esercito -come provato da riprese video ed episodi precedenti- ha aperto il fuoco sugli studenti che manifestavano, provocando la morte dello studente del terzo semestre di Ingegneria meccanica Jaime Acosta, assassinato da un colpo d'arma da fuoco; inoltre, dieci giovani sono stati arrestati nonostante le gravi ferite riportate durante gli scontri, e lo studente Maximiliano Gonzales è stato arrestato arbitrariamente.

L'Associazione Colombiana degli Studenti Universitari denuncia all'opinione pubblica nazionale ed internazionale l'atteggiamento punitivo della forza pubblica contro gli studenti, che rappresenta la meschinità e l'autoritarismo con cui il governo nazionale e le forze armate intendono risolvere le problematiche sociali e studentesche.

 

 

Assassinii e sparizioni a Medellin

 

Il 21 novembre, alle ore 9.00, è sparito a Medellin Omar de Jesus Correa Isaza, ex membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Colombiano e militante attivo dell'Unión Patriotica e del PCC stesso.
I fatti sono avvenuti nei pressi della stazione Acevedo, quando Omar è stato intercettato da due automobili con dieci persone a bordo, tra uomini e donne. Secondo testimoni oculari, Omar è stato colpito ripetutamente prima di essere fatto salire con la forza in una delle automobili.
Questo nuovo episodio si aggiunge alla sistematica persecuzione attuata dallo Stato colombiano contro l'UP, il Partito Comunista ed i loro militanti, che nella città di Medellin sono costantemente vittime di una sistematica campagna di assassinii e sparizioni forzate.
Bisogna ricordare che negli ultimi quattro mesi più di 15 appartenenti a questo gruppo politico sono stati assassinati nella città di Medellin, tra i quali ricordiamo:
- Luzmila Arbelaez, impiegata della CUT di Antioquia, scomparsa nel mese d'agosto così come suo marito;
- Henry Ruiz (ex presidente del Sindacato di Pintuco) ed Estela Zuluaga, assassinati nel mese di settembre;
- Ricardo Gutiérrez, dirigente dell'Unión Patriotica, assassinato nel mese di ottobre nel municipio di Bello, in Antioquia.
Quest'ondata di assassinii e sparizioni forzate ha costretto circa 2000 sfollati a rifugiarsi nelle strutture dell'Università di Medellin, per sollecitare la protezione della loro vita.
Quello di Omar Correa è solo uno delle migliaia di casi di attivisti di questa organizzazione assassinati, scomparsi, torturati o minacciati di morte, come dimostrato dalla causa numero 11227 presentata alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani per lo sterminio dei membri dell'Unión Patriotica.

 

 

La "Para-Magistratura", ossia la magistratura al servizio dei paramilitari


Un giudice della sezione "Diritti Umani" del tribunale supremo, recentemente ristrutturata dal giudice generale Luis Camilo Osorio, dopo vari mesi di sospensione del processo ha deciso l'archiviazione del caso dei Generali ritirati Rito Alejo del Río e Fernando Millán, accusati di aver promosso gruppi paramilitari nella regione di Urabá. Le prove erano state acquisite con le testimonianze di personaggi non sospetti come il colonnello Alfonso Velásquez, all'epoca vice di Del Río, e l'ex sindachessa di Apartadó, Gloria Cuartas.
Si tratta di una decisione annunciata sin da quando il giudice Osorio aveva decretato la libertà per Del Río, come primo atto giuridico della sua amministrazione, ed aveva proceduto a destituire i giudici dell'Unità dei Diritti Umani titolari dell'inchiesta sui fatti in questione. Millán y Del Río erano stati destituiti dal presidente Pastrana a causa delle pressioni del dipartimento di Stato USA, che a sua volta aveva subito le pressioni di numerose Ong nordamericane ed internazionali.

 

 

La falsa volontà di pace dei paramilitari: un altro inganno!

 

Mentre il Presidente Uribe Vélez annuncia guerra totale contro la guerriglia ed il popolo colombiano, sviluppa segretamente i negoziati con i paramilitari al fine di legalizzarli inserendoli nel DAS (Dipartimento Amministrativo di Sicurezza) rurale, cioè la rete di delatori e soldati contadini.
L'annuncio delle cosiddette AUC (paramilitari di Stato) di una tregua unilaterale, a partire del primo di dicembre, e della disponibilità ad intraprendere un processo di dialogo con il Governo Nazionale, è il risultato di negoziati segreti iniziati alcuni mesi fa, che vedono la diretta partecipazione di vescovi della Chiesa Cattolica. Mentre il Cardinale Pedro Rubiano lanciava appelli in favore della guerra contro l'insorgenza, mediava per la riabilitazione di Castaño e Mancuso.
Parte di questo processo, costruito alle spalle del paese, è stata la farsa inscenata da Carlos Castaño con il Dipartimento de Giustizia degli Stati Uniti, consistente nell'offerta di consegnarsi in cambio di un "giusto giudizio", di collaborazione con gli statunitensi e di benefici. L'inganno si è però risolto in un nulla di fatto, giacché Castaño si è lasciato convincere ad intraprendere invece un processo per ottenere lo status politico e la legalizzazione attraverso la rete d'informatori, il DAS rurale ed i cosiddetti "soldati contadini", spazi appositamente creati per legalizzare il paramilitarismo, così come era stato fatto in passato nel Dipartimento di Antioquia con le "Convivir".
Evidentemente il pomposo annuncio non è altro che un nuovo inganno di Carlos Castaño, il quale sogna di essere riconosciuto come attore politico autonomo nelle negoziazioni di pace. Le "AUC" non hanno - e non possono avere - il carattere politico che invece pretendono. Sono creature dello Stato, hanno sempre agito con la copertura e la complicità della Forza Pubblica e delle istituzioni borghesi. Fanno il lavoro sporco ed hanno sempre goduto della massima impunità. Per questo il "processo di pace" con i paramilitari è uno stratagemma del Governo Nazionale, il cui interesse è di trovargli una posizione nella sua politica di "sicurezza democratica" permettergli di continuare ad agire, stavolta sotto il manto della legalità..
Non ci si può lasciar ingannare da coloro che in malafede salutano il "gesto di pace" dei paramilitari, pretendendo altrettanto dall'insorgenza. Non c'è possibilità di confronto.
Alle AUC si possono solo prospettare politiche di assoggettamento alla giustizia, senza benefici o attenuanti per i loro crimini. Per una vera giustizia è necessario che essi paghino per i loro crimini, cosa che sarà possibile solo in presenza di una nuova giustizia, in una Nuova Colombia, che spazzi via l'impunità ed il terrorismo di Stato per sempre.

 

 

Contro l'imbroglio del referendum Uribe

 

Una delle attuali bandiere dei settori popolari colombiani è quella di smascherare la menzognera proposta di referendum, proveniente dal presidente narco-paramilitare Uribe Vélez.
Questi ambisce a dimostrare l'efficienza del Governo in materia di lotta alla corruzione e di modernizzazione dello Stato. Ma in realtà si tratta di una manovra che rafforza, nella forma e nel contenuto, il clientelismo e la politicheria, oltre a spingere sui due assi che hanno contraddistinto Uribe sin dalla campagna elettorale: l'autoritarismo e l'inasprimento del neoliberismo.
I senatori Jorge Enrique Robledo Castillo, Carlos Gaviria Díaz, Jesús Bernal Amorocho, Piedad Córdoba Ruiz, Bernardo Hoyos Montoya, Jesús Antonio Piñacué Achicué, Francisco Rojas Birry, Jaime Dussán Calderón, Gerardo Antonio Jumí Tapias ed Efrén Félix Tarapués hanno diffuso un comunicato in cui denunciano questo ennesimo tentativo dell'esecutivo di "mascherare trasformazioni reazionarie" quali "il congelamento dei salari e delle pensioni di milioni di lavoratori per assicurare il pagamento del debito estero e la crescita dei profitti del gran capitale legato al businness della sicurezza sociale".
Il comunicato annuncia l'inizio di una campagna nazionale in favore dell'astensione rispetto al suddetto referendum, che secondo il movimento sindacale e popolare ha inoltre lo scopo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dai reali problemi del paese.