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CLAMORI DALLA COLOMBIA | |
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BOLLETTINO D’INFORMAZIONE
DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE NUOVA COLOMBIA tel.:
335 8059837 | |
Traduciamo e diffondiamo alcuni comunicati emessi durante e dopo le combattive giornate di mobilitazione popolare, contadina ed operaia recentemente sviluppatesi in Colombia contro il governo fascista di Uribe Vélez. Il successo di queste mobilitazioni di massa, nonostante la brutale repressione da parte del regime narco-paramilitare di Bogotá, da inizio al salto di qualità dell'opposizione del movimento popolare contro il Plan Colombia, l'imperialismo, il neoliberismo ed il fascismo in Colombia.
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Minacce contro la mobilitazione contadina |
Coordinamento Nazionale Contadino
"Per la sovranità alimentare e contro l'Area di Libero Commercio
delle Americhe"
GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE E PROTESTA
Bogotá, 16 Settembre 2002
Il Coordinamento per la Mobilitazione Nazionale Contadina denuncia che, in
alcune regioni della Colombia, autorità militari e della Pubblica Sicurezza,
insieme con integranti dei gruppi paramilitari, stanno cercando di impedire
con la forza la pacifica mobilitazione dei contadini e delle contadine colombiani.
Tale repressione trova la sua spiegazione nei recenti decreti promulgati nel
segno della Commozione Interna, decretata dal governo.
Oggi è stato annunciato che in 14 Dipartimenti verranno applicate speciali
misure eccezionali, essendo stati dichiarati "Zone di Riabilitazione e
Consolidamento".
Denunciamo all'opinione pubblica che dietro tutto ciò si nasconde l'intento
di trasformare queste zone in teatri di guerra e, inoltre, di attribuire alla
Forza Pubblica poteri giuridici.
Nel dipartimento del Cauca gruppi paramilitari, in palese complicità
con le autorità militari e di polizia, stanno cercando d'impedire la
pacifica mobilitazione dei contadini di La Vega, Argelia, Balboa, Corinto, Piendamó
ed El Tambo. I gruppi paramilitari hanno installato alcuni posti di blocco in
diversi luoghi, impadronendosi degli alimenti destinati alla regione, bloccando
i veicoli e minacciando di morte chiunque si accingesse a partecipare alla mobilitazione.
L'esercito ha chiuso numerosi contadini nelle zone di La Maria e Piendamó.
Nel dipartimento di Sucre, l'esercito ha installato posti di blocco nel Municipio
di Colosó, minacciando i contadini e facendo proclami pubblici con i
quali hanno affermato che non avrebbero permesso la protesta sociale. In questo
stesso dipartimento, nella zona del Chalan, i paramilitari stanno obbligando
i contadini, con la minaccia di commettere un massacro, a non lasciare le loro
case.
Nel Dipartimento del Tolima, l'esercito ha proibito la circolazione di qualsiasi
veicolo in quasi tutti i municipi, minacciando i contadini che cercano un'altra
via per passare. Nella parte orientale di questo dipartimento, l'esercito e
la polizia hanno sequestrato gli alimenti dei contadini destinati alla pacifica
mobilitazione agraria.
Nel dipartimento del Caldas, sono state bloccate dall'esercito circa 90 famiglie
appartenenti alle comunità indigene, solamente per aver partecipato a
questa mobilitazione.
In quelli di Cundinamarca e Boyacá è stato impedito lo svolgimento
delle marce dei giovani contadini e degli studenti, che volevano percorrere
a piedi la distanza tra Tunja e Bogotá per partecipare alle proteste
indette dalle centrali sindacali operaie. Le strade sono state militarizzate
dall'esercito e sorvolate da elicotteri armati di mitragliatrici in atteggiamento
provocatorio.
Nel Suamapaz, l'esercito cerca d'intimidire i contadini e mette in atto detenzioni
arbitrarie mentre sconosciuti in borghese e senza alcun segno di riconoscimento,
che si muovono liberamente, hanno tentato di trattenere far sparire alcuni leader
della protesta contadina.
In merito a quanto detto, esigiamo, come organizzazioni contadine e popolari,
che cessino immediatamente le minacce, i sabotaggi e le detenzioni arbitrarie
e che si permetta la libera protesta sociale.
Esigiamo inoltre, che cessi la diffusione di volantini e della propaganda che
l'Esercito e gli organismi dell'intelligence hanno prodotto per criminalizzare
la pacifica protesta sociale.
Comunicato n°1 Bogotá 15 settembre 2002
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In un clima di terrore i contadini continuano la loro mobilitazione |
Luogo: Barranquilla - Dipartimento dell'Atlantico
Sono stati assassinati 5 contadini sfollati, che partecipavano alla mobilitazione
nazionale.
Durante la notte del martedì 15 Settembre, sono stati sequestrati e successivamente
assassinati da ignoti 5 membri del Coordinamento Nazionale degli Sfollati (CND),
che, insieme con altri 500 contadini, avevano partecipato alle mobilitazioni
nel segno della Giornata Nazionale Agraria e Popolare. Tra le vittime risultano:
Manuel Cordoba Menas, Jaime Vargas, Luis Alberto Morales ed Electo Manuel Estrada.
Alle loro famiglie rivolgiamo tutto il nostro cordoglio.
Luogo: Cauca
Più di 100, tra contadini e contadine, tra cui molti bambini, sono rimasti
intossicati dopo aver bevuto dell'acqua, probabilmente avvelenata, nel luogo
in cui erano stati fermati dall'Esercito più di 7000 contadini, nella
zona chiamata La Fonda nel Patia.
Mentre migliaia di contadini si preparano per rafforzare la partecipazione alla
mobilitazione, diverse organizzazioni sociali e sindacali del Popayan hanno
solidarizzato con loro fornendo cibo e coperte, mentre per quelli esposti ai
rischi di sparizioni ed assassinii è stato richiesto l'accompagnamento
umanitario da parte della Croce Rossa Internazionale.
Grazie alle denuncia a livello nazionale ed internazionale sono stati posti
in libertà gli osservatori internazionali belgi che accompagnavano la
mobilitazione contadina nel Cauca.
Luogo: Tolima
Continua la mobilitazione ad Icononzo da parte di più di 4500 contadini,
ed è previsto l'arrivo di altri 7000 contadini provenienti da altre regioni.
Contemporaneamente resiste un gruppo di circa 2000 contadini e contadine nell'El
Spinal.
Questa mattina è giunta una delegazione con a capo il Viceministro degli
Interni e della Giustizia, che però ha avuto risultati molto limitati.
Luogo: Huila
Approssimativamente 8000 contadini continuano la mobilitazione in questo dipartimento,
specialmente nei municipi di Palermo e La Plata. I contadini di Huila rinnovano
le loro richieste di fronte al governo dipartimentale e centrale e continuano
a sperare nell'istituzione di una commissione di negoziazione.
Luogo: Choco
In Quibdo, circa 2000 contadini, in maggioranza sfollati, concentrati nel Coliseo
e negli insediamenti dell'Incora (Istituto Colombiano per la Riforma Agraria),
esigono attenzione rispetto alle loro necessità e sostengono la mobilitazione
nazionale.
Luogo: Nariño
Nella zona di Pasto, circa 200 famiglie di contadini si sono spostati dall'Incora,
dove si erano concentrati annunciando la loro intenzione di ritornare qualora
le richieste della mobilitazione fossero disattese.
Aggressione contro l'ANUC-UR a Bogotá.
Tre uomini, che si sono presentati come membri della polizia, hanno cercato
di entrare negli uffici di questa organizzazione alla mezzanotte di ieri, con
il pretesto di trattenere uno straniero, di nazionalità cilena. Vistosi
bloccato l'accesso, hanno lanciato minacce ed insulti alle persone che si trovavano
all'interno.
Pedinamenti a coordinatori della mobilitazione in varie parti del paese.
Due membri di FENSUAGRO a Bogotá sono stati inseguiti da persone in borghese,
dalle non chiare intenzioni, con l'intento d'intimidirli.
Membri della Commissione internazionale di osservatori come Ana Andrés Ablanedo e Daniel Busto Gutierrez, sono stati deportati. Con atteggiamento autoritario, il governo del presidente Uribe cerca di impedire la solidarietà internazionale per facilitare i soprusi e le violazioni dei Diritti Umani e del Diritto Internazionale, nonostante questa iniziativa fosse stata ampiamente pubblicizzata ed avesse carattere umanitario.
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La protesta ha lasciato un segno |
Come durante i tempi peggiori dello stato d'assedio permanente e della dottrina della sicurezza nazionale, il governo di Uribe Vélez si è scagliato con ferocia contro lo Sciopero Nazionale dei lavoratori del settore statale, le marce operaie e la Giornata Agraria del 16 settembre. Nonostante ciò, la protesta operaia, popolare e contadina è stata un successo di partecipazione e la repressione ha fallito nel suo intento di impedirla.
Ad Iconozo e Coyaima (nel Tolima), Boquerón sulla via Panamericana, Cajamarca sulla via per Armenia, nel Sucre e nel César le marce contadine sono state bloccate dalla forza pubblica, che gli ha impedito di arrivare fino ai capoluoghi municipali. Lo stesso è avvenuto nei dipartimenti del Cauca e di Santander; nel primo di questi, l'esercito ha bruciato le riserve alimentari dei contadini come se si trattasse di un trofeo di guerra. Ma è indubbio che la protesta si sia radicata nel paese senza poter essere fermata dalle violenze dei militari.
A Bogotá ed in altre città, le mobilitazioni dei lavoratori hanno
riempito le strade. Lo sciopero degli uffici statali è stato pressoché
totale. Il Governo nazionale, con un atteggiamento di rappresaglia, ha minaccia
i lavoratori dell'aeronautica e del settore giuridico dato che l'astensione
dal lavoro da parte loro è stata dichiarata illegale da parte del Consiglio
dei Ministri.
Nella capitale del Paese, numerosi studenti sono stati fermati e picchiati dalle
forze dell'ordine.
Almeno due di questi presentano lesioni gravi per i colpi infertigli dalla polizia.
Con anticipo, i governanti di Bocayá e Cundinamarca hanno proibito le
marce studentesche da Tunja a Bogotá, seguendo le istruzioni del Ministero
degli Interni.
Il Ministro degli Interni, come un Fuhrer, ha dichiarato illegali i suddetti
scioperi e manifestazioni, promettendo drastiche sanzioni. E intanto tre cittadini
spagnoli, membri di ONG in veste di osservatori della giornata agraria, venivano
arrestati con l'accusa "di aver fomentato lo sciopero sovversivo".
Come ai tempi del nazismo, Londoño ha fatto ricorso alla xenofobia per
cercare di squalificare la loro opera di accompagnatori umanitari. Inoltre,
il Governo nazionale ha ignorato i numerosi appelli che gli sono stati rivolti
dall'ONU.
La giornata del 16 settembre, caratterizzata dal successo della sua riuscita, è stata il primo scontro tra i lavoratori e il settore popolare ed il governo autoritario e dispotico di Uribe Vélez; e non l'ultima, se quest'ultimo deciderà di insistere sulla linea guerrafondaia e di eliminazione delle precedenti conquiste e vittorie del popolo colombiano. Uribe si è chiuso la porta in faccia di fronte a qualsiasi possibilità di dialogo. Com'è avvenuto durante i primi trenta giorni della sua amministrazione, le decisioni sono state imposte per via autoritaria negando la possibilità della partecipazione cittadina.
Già si avvicina la data della realizzazione dell'Incontro Operaio e
Popolare di venerdì 20 settembre, che avrà luogo nei locali dell'Associazione
Cristiana dei Giovani di Bogotá.
Da tale evento uscirà un piano d'azione che non esclude la possibilità
dello Sciopero Civico nazionale per affrontare l'avanzata delle riforme reazionarie
del Governo. Uribe Vélez si è recentemente recato negli Stati
Uniti, dove si è impegnato con il Fondo Monetario Internazionale ad accelerare
la flessibilità dei lavoratori, la riforma delle pensioni e quella tributaria,
che mirano a scaricare sui lavoratori il peso della crisi sociale ed economica.
Uribe Vélez ha dichiarato guerra all'insorgenza ed a tutto il popolo
colombiano.
Lancia vuoti proclami alla pace ma nel mezzo di atteggiamenti contraddittori
che lo smentiscono, come le disposizioni per rafforzare l'apparato bellico e
le misure repressive previste dalla Commozione Interna.
Siamo di fronte ad un governo dall'anima fascista. Contrario alla democrazia
e di conseguenza alla pace e alla giustizia sociale. pertanto non v'è
ragione di avallare il referendum di Uribe, che sta realizzando attraverso il
Congresso della Repubblica e che è promosso dal Ministro Londoño
Hoyos.
I settori democratici del Parlamento non possono fare tale concessione all'autoritarismo,
che cerca di sviare l'attenzione dai suoi imbrogli antipopolari attraverso un
referendum inutile, superficiale e demagogico.
La resistenza civile è scesa per le strade, nella lotta popolare e nella
mobilitazione delle masse, contro la sfida, lanciata in queste ore della storia,
ai lavoratori ed ai settori popolari del paese.
Chiunque si dichiari difensore della democrazia non può claudicare.