CLAMORI DALLA COLOMBIA

BOLLETTINO D’INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE NUOVA COLOMBIA 
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"Mentire, mentire ed ancora mentire", è la parola d'ordine di Alvaro Uribe Vélez e del suo governo, le cui politiche neoliberiste, fasciste e violatrici dei diritti impediscono una vita dignitosa al popolo colombiano. Alvaro Uribe Vélez mente quando grida ai quattro venti i vantaggi delle sue riforme. Va a vantaggio del popolo colombiano allungare la giornata lavorativa senza aumenti salariali? O eliminare la retribuzione delle ore di straordinario? O, ancora, aumentare le tasse sui prodotti che sono alla base del paniere familiare, aumentare l'età pensionabile e svendere il patrimonio nazionale alle multinazionali imperialiste?
Alvaro Uribe Vélez mente quando afferma di essere sensibile al tema dello Scambio umanitario di prigionieri; e mente quando dispensa false notizie su contatti con le FARC-EP su questo tema, evadendo le sue responsabilità e delegando a tal fine le Nazioni Unite. Alvaro Uribe Vélez mente quando afferma che il suo governo è disposto a cercare una soluzione politica al conflitto sociale colombiano, mentre in realtà sviluppa la sua politica di guerra con gli Stati Uniti, rafforza l'intelligence militare, crea la rete dei delatori e cerca di legalizzare i paramilitari con i cosiddetti "soldati contadini". Alvaro Uribe Vélez mente quando presenta il dialogo con i paramilitaricome un passo in avanti verso la pace, dato che il suo reale intento è di legittimare e coprire con l'impunità i massacri contro il popolo colombiano, al fine di evitare il giusto castigo ai responsabili.
Alvaro Uribe Vélez mente per bocca del suo Vicepresidente, che ripete come un pappagallo il presunto impegno a rispettare i diritti umani ed il Diritto Internazionale Umanitario, cosa impossibile fino a quando la Dottrina della Sicurezza Nazionale ed il Terrorismo di Stato saranno politiche di Stato.
Alvaro Uribe Vélez mente, unitamente alla Ministra della Difesa ed ai Generali, quando millanta incredibili vittorie sulla guerriglia ed annuncia costanti passi in avanti verso la sconfitta del movimento insorgente, falsando senza alcun pudore la realtà, che è ben diversa ed evidente.
Ma la verità del popolo colombiano è più forte che qualsiasi menzogna.

 

 

L' "AGENTE VERDE" sulle Ande,

ossia la guerra alla droga secondo il dottor Mengele

 

Mentre Bush lancia proclami contro il rischio rappresentato dalle armi didistruzione di massa ed i loro presunti possessori, la sua amministrazione si prepara a lanciare una nuova ondata di tossine contro la Colombia, tra le quali un pericoloso cocktail biologico che i suoi sostenitori definiscono come "composto da microerbicidi". Si tratta in realtà dell' "Agente Verde", così battezzato da Sunshine Project per le sue affinità con l' "Agente Arancione", utilizzato dagli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam e i cui effetti, noti a tutti, costrinsero gli Usa a firmare nel 1976 la Convenzione sulla Proibizione dell'Uso Militare o di qualsiasi altro Uso Ostile di Tecniche di Modificazione Ambientale (ENMOD). L'Agente Verde è un fungo patogeno costruito dall'ingegneria genetica, concepito dalla sperimentazione del Dipartimento di Agricoltura degli Usa e prodotto dall'Ag/Bio Company con finanziamenti statali. L'Agente Verde contiene due tipi di funghi (geneticamente modificati) assassini: il Fusarium Oxysporum ed il Pleospora Paveracea. Di fatto, le fumigazioni con questi funghi, già attuate in Colombia, rappresentano un'evidente violazione dell'ENMOD e della Convenzione sulle Armi Batteriologiche. Tali funghi sono assassini indiscriminati che minacciano la salute umana e le specie animali e vegetali, che non costituiscono il loro obbiettivo dichiarato. Inoltre, una volta polverizzati ed aspersi attraverso gli aerei del Plan Colombia, si genera una contaminazione di altre coltivazioni, allevamenti, falde acquifere. A ciò va aggiunta la devastazione ambientale dalla selva tropicale umida, già minacciata dallo sfruttamento minerario, del legname e dell'allevamento, che perde circa 2 milioni di acri (810.000 ettari) l'anno.

 


Legislatori USA chiedono l'uso di armi biologiche in Colombia

 

Mentre diversi congressisti come John Mica, l'ambasciatrice a Bogotá Anne Patterson ed il Sottosegretario di Stato per i narcotici, Rand Beers, minacciano nuovamente di utilizzare armi biologiche in Colombia, a dimostrazione della volontà di ripetere un vecchio trucco consistente nell'inserire l'obbligo di utilizzare armi biologiche come condizione per continuare a godere dei finanziamenti previsti dal Plan Colombia, gli stati confinanti con la Colombia denunciano pubblicamente i rischi derivanti a livello continentale dal loro impiego. Nonostante l'uso dell' "Agente Verde" fosse già stato preso in considerazione dall'amministrazione Clinton, i rischi per la salute pubblica e per l'ambiente l'avevano fatta desistere.

Inoltre, nonostante le dichiarazioni di personaggi del calibro di Rand Beers, secondo il quale la maggior parte delle coltivazioni della coca sarebbero diminuite in soli tre anni grazie alle fumigazioni, la verità è sotto gli occhi di tutti: la politica di eliminazione delle coltivazioni ha completamente fallito nei suoi obbiettivi. Migliaia di milioni di dollari di "aiuti" USA sono stati dispensati, e migliaia di litri di pesticidi chimici sono stati aspersi sulla Colombia senza considerevoli effetti sulla produzione della coca, che aumenta a ritmo accelerato. Negli ultimi 5 anni 40.000 ettari sono stati bombardati con pesticidi ed erbicidi e trasformati in terra bruciata; eppure, nello stesso periodo la produzione della coca in Colombia è triplicata e, dal 2000, la produzione di oppio è aumentata del 60%.

 

 

Cosa si nasconde dietro la presunta volontà di pace dei paramilitari?

 

Lunedì 23 dicembre del 2002 il Presidente Alvaro Uribe Vélez ha annunciato la creazione di una "Commissione di Esplorazione", incaricata di negoziare con i paramilitari delle AUC il loro inserimento nella società civile. Di questa commissione fa parte anche Carlos Franco, ex membro della guerriglia dell'EPL (Esercito Popolare di Liberazione) e del Partito Speranza, Pace e Libertà, che nella regione di Urabá aveva dato vita ad un gruppo paramilitare noto come "Comandos populares", autore di numerosi assassinii come i caduti dell'Unión Patriotica e del Partito Comunista Colombiano dimostrano.
La domanda sorge spontanea: "cosa intende fare il signor Presidente con questi gruppi di "taglia-teste"? Vorrà forse inserirli nella rete di delatori e di "soldati contadini", prevista dal regime di Commozione Interna? Perché il signor Presidente permette ai paramilitari, che come riconosciuto anche da Amnesty International e da Human Right Watch sono stati creati e protetti dallo Stato colombiano, di negoziare sul territorio nazionale mentre vuol costringere l'insorgenza a parlare di pace all'estero?
Quale sarà il premio che il signor Presidente ha in mente per il capo delle AUC, Carlos Castaño, che ha ammesso pubblicamente che le AUC stesse si finanziano per un 70% con i proventi del narcotraffico e che aveva annunciato che si sarebbe consegnato alla giustizia nordamericana?
Aspettiamo una risposta, comunque scontata!

 

 

 

La doppia morale del cardinal Rubiano

 

La chiesa cattolica deve pronunciarsi con chiarezza e dire se appoggia o meno la proposta di un accordo umanitario di Scambio dei prigionieri, presentata dalle FARC-EP e sostenuta da importanti settori della società come i familiari dei prigionieri di guerra, ed indirizzata a risolvere la situazione di centinaia di ufficiali e sottufficiali prigionieri della guerriglia e dimenticati dallo Stato colombiano, e dei guerriglieri nelle carceri colombiane i cui diritti umani vengono violati.
La posizione di Rubiano, alla pari di quella di altri vescovi, è all'insegna di una doppia morale. Quando avvenne la detenzione del Vescovo Jiménez, il Cardinale si pronunciò a favore dello Scambio Umanitario, sul quale non si era ancora espresso con chiarezza nonostante le reiterate dichiarazioni dei portavoce del Vaticano in questo senso. Poi, un volta appresa la fine della detenzione stessa, il vescovo ha lanciato diversi appelli affinché lo Stato ricorresse alla forza delle armi per "liberare tutti i sequestrati"!

 

 

La Marina USA riceve l'ordine di entrare in Colombia nel Febbraio 2003

 

Due battaglioni delle Forze Speciali della Marina degli Stati Uniti hanno ricevuto l'ordine di prepararsi ad entrare in Colombia, nel febbraio del 2003. I battaglioni, composti da circa 1100 uomini, attraverseranno continuamente la frontiera sud della Colombia con l'ordine di eliminare tutti gli alti comandi delle FARC-EP.
Secondo fonti attendibili, l'offensiva sarà guidata dalle Forze Armate colombiane che cercheranno di spingere le FARC verso sud, dove li aspettano i Marines.
Con questa gravissima e allo stesso tempo prevedibile decisione, l'amministrazione Bush si sta preparando a lanciare un'offensiva che causerà la morte di migliaia di vittime innocenti, di intere etnie indigene e di contadini colombiani.


 

Sciopero del Sindacato USO contro le privatizzazioni di Barrancabermeja

 

In questi giorni il sindacato dei lavoratori del settore petrolifero della Colombia, l'Unione Sindacale Operaia (USO), sta preparando uno sciopero per resistere all'offensiva del Governo Uribe e di Isaac Yanovich indirizzata a privatizzare l'impresa statale Ecopetrol, nata grazie alle lotte degli operai di Barrancabermeja. Da 25 anni gli operai resistono all'assalto contro Ecopetrol, pagando un prezzo molto alto: 100 dirigenti ed attivisti sindacali assassinati (4 durante il 2002, anno durante il quale sono stati assassinati oltre 160 sindacalisti in Colombia), 2 sparizioni, 10 sequestrati, 31 detenuti (di cui 6 ancora in prigione) e 250 costretti a
fuggire per salvare la loro vita e quella dei loro cari. E' in queste condizioni tanto difficili che gli operai colombiani preparano lo sciopero per il mese di gennaio. La riuscita dipenderà dal blocco della produzione, per effettuare il quale gli operai intendono coinvolgere anche gli ingegneri ed i supervisori. Qualora questi ultimi non partecipassero allo sciopero, gli operai si vedrebbero costretti a bloccare le pompe, cosa che significa affrontare la repressione militare che nel 1971 uccise a fucilate l'operaio Fermin Amaya mentre si apprestava a chiudere le pompe.