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UN SECOLO DI CONFLITTO AGRARIO IN COLOMBIA: RELAZIONE STRUTTURALE FRA STATO, NARCOTRAFFICO, CORRUZIONE, VIOLENZA E PERDITA DELLA SOVRANITÀ

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Abbiamo il piacere e la soddisfazione di diffondere questo corposo documento sulla questione agraria in Colombia, presentato da Luis Alberto Matta, esperto della stessa ed attivista per i Diritti Umani, durante il seminario sulla Colombia «Dalla coca  alla cocaina : coltivazioni illecite e narcotraffico, offerta e domanda, produttori e consumatori. Soluzioni a confronto, Plan Colombia e progetto di sostituzione delle coltivazioni illecite», svoltosi il 16 e 17 dicembre del 2000 a Reggio Emilia, Italia.
Siamo convinti che questo materiale di analisi, studio ed approfondimento delle basi strutturali che caratterizzano l’ingiusto sistema di potere ed appropriazione delle ricchezze in Colombia, sia uno strumento indispensabile per chiunque voglia capire le dinamiche ed i fenomeni relativi non solo alla dimensione rurale ed agraria nel paese andino, ma anche all’origine, allo sviluppo ed alla gestione del narcotraffico come «multinazionale» di accumulazione di profitti da parte del gran capitale.
Crediamo inoltre importante proporre questo documento in quanto spiega con chiarezza, profondità e semplicità al tempo stesso le ragioni, ma soprattutto il contesto che storicamente ha generato la nascita del movimento insorto in Colombia.

Associazione nazionale Nuova Colombia

 

Di LUIS ALBERTO MATTA

 

In materia di sviluppo rurale, la Colombia ha perso il XX secolo.
In questo paese esistono ancora relazioni di potere e strutture di carattere feudale, che per principio si oppongono sistematicamente alla soluzione della questione agraria (11[1]).
Questa situazione di stagnazione provoca serie implicazioni nella realtà economica, sociale e politica in Colombia.
Senza dubbio, il conflitto sociale e armato che qui si vive, affonda le sue radici nella gestione ingiusta dell’ambito generale della Colombia rurale, attuata dallo Stato e dalle sue élite dominanti nel corso degli ultimi cento anni.

Per contestualizzare correttamente questo tema, bisogna tenere a mente il carattere politico, antidemocratico e profondamente violento del regime colombiano. La classe politica, e in generale l'establishment colombiano, hanno fatto ricorso al crimine ed alla barbarie ogni volta che sono state messe in pericolo la sua stabilità e la sua permanenza al governo.

Il paradosso è costituito dalla definizione della Colombia che gli Stati Uniti hanno coniato: «la più stabile democrazia dell’America Latina».
Viene deliberatamente ignorata la lunga tradizione di corruzione e violenza di un regime che ha praticato il genocidio contro i suoi avversari politici nel corso degli ultimi 80 anni, soffocando i canali democratici di espressione e protesta popolare, come avvenuto nell'ultimo decennio nel caso dell'Unión Patriotica (12[2]).
Questa e altre dimensioni non hanno mai rappresentato un ostacolo, per i diversi governi degli Stati Uniti, al mantenimento del loro appoggio incondizionato al regime colombiano.
L'analisi politica e l'evoluzione storica del caso colombiano costituiscono un tema molto ampio e complesso.
Per comprenderne l'attuale situazione sociopolitica, è necessario, più che in qualunque altro caso, un paziente ripasso della sua travagliata storia.
In questa conferenza mi occuperò di analizzare un solo tema: si tratta del modello anti-contadino ed anti-agrario che è prevalso in Colombia, della natura antipatriottica che anima le politiche statali riguardo al settore rurale, che a mio giudizio, invece di migliorare questo settore hanno contribuito in maniera determinante a condurre alla rovina il mondo contadino in Colombia.

COLONIZZAZIONE, LATIFONDO E SFOLLAMENTO FORZATO.

Il latifondo è stato la base strutturale del sistema antidemocratico che controlla i destini della Colombia. La struttura feudale che prevale in questo paese è inaudita. L'1,5% dei proprietari possiede l'80% della terra potenzialmente produttiva.
In Colombia vi sono 114.1 milioni di ettari di terra dovutamente planimetrati (13[3]), di cui 51,3 milioni risultano aperti in qualità di superficie agropastorizia, costituendo la cosiddetta «frontiera agricola» (14[4]).
Di quest’area aperta, solo 10 milioni di ettari sono adeguati in termini ottimizzati alla produzione agricola, e di questi solo 4 milioni risultano coltivati. Un milione di ettari è destinato a coltivazioni agroindustriali quali, fra le altre, la canna da zucchero, le banane e la palma africana.
Invece, relativamente al settore pastorizio, secondo i dati del rapporto dell'Istituto Geografico Augustín Codazzi, citato dalla Misión Rural (15[5]), vengono destinati 45 milioni di ettari di terre all'allevamento estensivo, dei quali solo 5 milioni vengono utilizzati in modo appropriato. Ciò vuol dire che circa il 90% di tali terre sono improduttive; semplicemente allargano la  proprietà latifondista di narcotrafficanti e politici locali, a detrimento dei precedenti e legittimi proprietari, ossia gli oltre 2 milioni di contadini costretti ad abbandonare le loro terre.
In realtà si tratta di latifondi da "ingrasso", dove predominano le erbacce e le stoppie.
Sono terre sul cui prezzo si vuole speculare in futuro, specialmente nelle aree in cui si è già a conoscenza dei megaprogetti stradali, minerari ed idrici che lo Stato e le multinazionali andranno a sviluppare (16[6]).
Queste zone vengono sottratte ai contadini mediante violente e calcolate strategie di sfollamento forzato.
Il sofisma utilizzato per mascherare lo scopo reale, consiste nell'indicare i braccianti come sostenitori della guerriglia.
Nonostante ciò l’establishment, attraverso tutti i mezzi a sua disposizione, diffonde insistentemente l'idea secondo cui il fenomeno della fuga dei contadini dalle loro terre sarebbe il risultato della guerra tra paramilitari e guerriglia.

Lo scorso 29 Novembre del 2000, per citare solo uno delle centinaia di possibili esempi, il Signor Fernando Medellín (Direttore della Rete statale di Solidarietà e Assistenza ai profughi) e la nota giornalista radiotelevisiva di RCN, Claudia Gurissati, giustificarono sfacciatamente l'orribile massacro di 50 contadini e pescatori avvenuto nella regione di Ciénaga Grande, i cui cadaveri straziati erano stati visti galleggiare alcuni giorni prima con evidenti segni di torture e mutilazioni, presentando in questo modo la sadica mattanza come naturale reazione di "soggetti armati" non meglio identificati, contro la probabile presenza di guerriglieri delle FARC nella zona.
Per i media del potere costituito e per i funzionari pubblici, fornire quotidianamente spiegazioni semplicistiche, di fronte ai sempre più numerosi massacri collettivi, è diventata un’abitudine.

E’ il caso delle macabre «feste» di morte a El Salado, nel dipartimento del Cesar, dove i contadini sopravvissuti furono costretti a ballare in mezzo ai cadaveri e al sangue dei loro cari assassinati, e a Mapiripán nel dipartimento del Meta, dove l'Esercito ha permesso e protetto il passaggio della banda di assassini mentre questi torturavano ed ammazzavano le loro vittime; è il caso dei 42 massacri che hanno devastato Urabà, dove sono stati assassinati quasi tutti i leaders del sindacato agrario che militavano nell'Unión Patriotica, costringendo all'esilio i sopravvissuti; è il caso dei massacri a Trujillo e a Rio Frío nel Valle, dove più di 100 contadini vennero gettati nelle profonde acque del fiume Cauca dopo che le braccia gli erano state mozzate; ed è il caso del genocidio dei contadini del Magdalena Medio, dei massacri avvenuti a Los Uvos, La Harqueta, Segovia e Buenaventura.
Queste sono solo alcune delle quasi 700 stragi avvenute in Colombia negli ultimi 14 anni, massacri che alcuni giornalisti, sociologi e portavoce di ONG strumentalmente definiscono  «frutto della violenza generalizzata provocata dagli attori armati".

Il Consiglio Nazionale Contadino (CNC), afferma che si tratta di una strategia criminale per provocare lo spopolamento delle regioni agrarie e potersi impossessare delle terre dei contadini. Questa stessa organizzazione afferma, riguardo alla guerra, che "in Colombia non ci sono solo gli sfollati a causa della guerra, e che questa logica in realtà nasconde gli interessi dei settori più potenti che impongono la guerra per sfollare i contadini" (17[7]).

Negli ultimi 12 anni, poco più di 2 milioni di contadini sono stati espulsi dalle loro terre. Ciò che risulta più grave è che questo dramma non rappresenta una novità in Colombia, poiché già a partire dalla metà del secolo scorso le terre fertili furono virtualmente abbandonate a causa della violenza istigata dai partiti tradizionali, quello Liberale e quello Conservatore.
Almeno 200.000 persone vennero assassinate e più di 2 milioni di braccianti si videro obbligati a fuggire verso nuove zone di colonizzazione.
Questo periodo è conosciuto nella Storia della Colombia con il nome di "La Violenza".

Da allora il processo di colonizzazione non si è mai fermato. I contadini seguono il corso dei fiumi verso le pendici e i versanti delle montagne, disboscando la selva e adeguando le nuove terre. Si dedicano alla coltivazione di prodotti per la loro alimentazione, sfruttano il legname e aprono vie sulle estese montagne, allargando così la frontiera agricola, per cercare di sfuggire alla violenza e realizzare le proprie speranze.

Da parte loro i cacicchi locali (18[8]) inseguono i contadini, all’inseguimento dei piccoli minifondi. Questi terratenenti allargano i confini delle loro proprietà a danno dei piccoli appezzamenti produttivi, le cui terre sono adatte alla coltivazione ma impiegate secondo una sfruttamento molto precario. Il contadino è costretto a comprare a prezzi elevati le sementi ed i concimi, a sostenere consistenti costi di trasporto e commercializzazione mentre i guadagni derivanti dal suo lavoro sono sempre più bassi (19[9]).

LEGISLAZIONE ANTIDEMOCRATICA ED APERTURA ECONOMICA.

L'intervento dello Stato colombiano, al fine di risolvere i problemi sociali della popolazione rurale e le allarmanti disuguaglianze legate alla questione agraria, si è dimostrato confuso sotto il profilo sia economico che politico.
I vari governi e in generale le élite del paese non hanno fatto il possibile per trasformare, in senso democratico e civile, le strutture agrarie di una nazione che all’inizio del XX secolo era prevalentemente rurale.
Le politiche sviluppate, invece di migliorare la situazione, hanno contribuito al processo di «decontadinizzazione» incontrollata delle aree rurali, comportandone la trasformazione in allevamenti estensivi generanti l'impoverimento e l’improduttività delle campagne.
Eccetto la legge 200 del 1936, che rappresenta il tentativo più avanzato di correggere il carattere feudale ed arbitrario della struttura rurale del Paese, le normative successive, dalla legge 100 del 1944 passando per la legge 35 del 1982 fino alla legge 160 del 1944, a dispetto del loro linguaggio sociale hanno favorito esclusivamente i terratenenti ed i cacicchi.

L'apertura economica incentivata dalla politica estera colombiana, specialmente a partire dal governo Gaviria (1987), ha incrementato del 700%  le importazioni di alimenti, fino ad arrivare alla quantità di circa 7,5 milioni di tonnellate all’anno  (secondo dati diffusi dal Dipartimento Nazionale di Statistica, DANE, in uno studio divulgato a metà del 1999). Senza dubbio, le importazioni massicce di alimenti quali cereali, banane, yuca, patate, verdure e legumi, facenti parte della dieta dei colombiani e costituenti il sostentamento economico dei contadini, ha accelerato l'impoverimento della popolazione rurale e distrutto l'economia contadina impegnata nella produzione di alimenti.

In conclusione, le strategie del governo sono state quasi sempre dirette a favorire gli agricoltori d'élite, vicini al potere politico (allevamento e agroindustria). Nonostante il persistente ed ambiguo discorso sociale, vengono chiaramente favoriti i più ricchi. Ad esempio, l'imposizione di dazi molto alti per l'importazione di carne contrasta con la politica di frontiere aperte per favorire l'ingresso di cereali dall'estero.

Dall’altra parte, la politica di sussidi favorisce la multimiliardaria industria della canna da zucchero, mentre le coltivazioni di prodotti come il banano, la yuca, il mais, il riso, i pomodori, la soya, il sorgo, il frumento, ecc, prodotti essenziali della dieta e dell'economia contadina, vengono danneggiate dalla demagogia statale sulla protezione della produzione nazionale.

Si sovvenziona chi già beneficia delle migliori opportunità economiche, favorendo i latifondisti attraverso un processo apertamente neoliberale ed anti-contadino. L'esempio più concreto è costituito dalla Cassa Agraria (20[10]), che venne liquidata per il deficit raggiunto nel 1998 a causa della corruzione amministrativa e dello sperpero delle risorse. L'aspetto più grave della vicenda, così come venne denunciato dalla stampa ufficiale, consiste nel fatto che i maggiori debitori della cassa non erano i contadini, ragion d'essere di questa istituzione, ma i signorotti politici, gli allevatori e i grandi latifondisti che usufruivano dei suoi fondi per le loro plurimiliardarie e corrotte campagne elettorali.

CAPITALISMO E NARCOTRAFFICO versus POVERTA', COCA E SUSSISTENZA.

Le enormi difficoltà sociali ed economiche che vivono i contadini colombiani poveri (21[11]), l'assenza di servizi sociali e pubblici che rendano dignitosa la vita rurale, le politiche neoliberali e la storica legislazione anticontadina, a cui si aggiungono la voracità latifondista e la violenza ad opera dello Stato, hanno incrementato scandalosamente la povertà ed hanno contribuito a polarizzare il conflitto rurale nell'ultimo secolo.

In queste condizioni, è sempre più difficile per i lavoratori delle campagne sopravvivere con le coltivazioni tradizionali legate alla produzione alimentare. La scarsa redditività propria della commercializzazione dei loro prodotti, la pressione violenta dei grandi proprietari terrieri e dei cacicchi politici e l'assenza di una strategia politica dello Stato di tutela dell'economia contadina, rappresentano le cause principali dell'espansione delle coltivazioni della coca e del papavero in Colombia.
Migliaia di contadini sfollati si sono dedicati a seminare coca e papavero, come unica ed ultima possibilità di sopravvivenza. La coca ed il papavero costituiscono il più chiaro esempio di resistenza rurale nell’America Latina contemporanea, in qualità di coltivazione di sopravvivenza alla quale i contadini si aggrappano al fine di evitare l’emigrazione obbligata verso le città.

Nell'immaginario contadino, le coltivazioni di coca e papavero continuano ad essere un frutto della terra. L'unica coltivazione possibile date le condizioni geografiche, considerando le distanze e l'adeguamento dei nuovi terreni colonizzati dove sono stati costretti a trasferirsi dalle circostanze.

Finché non ci sarà una riforma agraria interna alla frontiera agricola, cioè riguardante la terra nelle mani dei latifondisti, ed una proposta percorribile e democratica di sviluppo rurale, i contadini non avranno altre possibilità di sopravvivenza che quella di coltivare la coca ed il papavero.
A meno di liquidare l’amore dei lavoratori delle campagne per un pezzo di terra e la necessità di vivere di questo, essi continueranno a perseverare nell’unica cosa che sanno fare: coltivare. Qualora persistessero le attuali condizioni, orienteranno sempre più i loro sforzi verso le coltivazioni di coca e papavero, poiché queste non richiedono eccessivi concimi e cure, e non implicano gravosi costi di trasporto e di commercializzazione, dato che si vendono in situ.

E' molto importante separare le due realtà: il narcotraffico e le coltivazioni di coca e papavero sono due cose differenti.
Le ragioni che fanno sì che migliaia di contadini seminino queste piante, sono molto diverse da quelle che motivano chi si arricchisce con la produzione ed il traffico delle droghe. E tra le altre cose, in virtù del fatto che solo l'1% dei profitti provenienti da questo affare va a finire nelle mani dei contadini. Il restante 99% si ottiene e circola nelle reti del commercio e in particolare nelle reti di distribuzione delle grandi città statunitensi ed europee.

Questo livello è accessibile solo a forze molto potenti, abilmente collegate alla classe politica ed economica del potere dominante, non solo in America Latina ma anche negli Stati Uniti. A questa complessa rete del capitalismo contemporaneo, nella quale il capitale non ha frontiere, è strettamente legata la classe emergente costituita dai narcotrafficanti.
In questo ambito non c’è posto per gli umili braccianti, e men che meno per le loro forme di organizzazione e resistenza.
E' chiaramente tendenzioso, da parte degli Stati Uniti, far credere che quella parte del contadinato che ha organizzato la propria resistenza armata esattamente contro le ingiustizie del capitalismo, sia parte del narcotraffico e dipenda da questo fenomeno  proprio delle forme di speculazione ed accumulazione del capitale.

Una motivazione molto importante che spiega perché i contadini coltivino la coca e il papavero, e perché questi ultimi si siano estesi in Colombia, è intimamente legata alle politiche neoliberali ed anticontadine della fase neoliberista.
L'auge del narcotraffico in Colombia e nel mondo è consustanziale all'evoluzione del capitalismo contemporaneo. I profitti miliardari generati da questo affare, transitano in forma più o meno aperta o occulta attraverso le borse valori, e in generale per il mondo finanziario dei grandi capitali statunitensi ed europei.

Nel frattempo, come risposta ad una logica perversa imposta dell'economia globalizzata stessa, le coltivazioni di coca e papavero si sono trasformate in coltivazioni di sussistenza, inglobandosi nell'economia contadina.
Bisogna sottolineare che questa forma di sopravvivenza si trova minacciata dalla voracità dei grandi proprietari terrieri e politici tradizionali che, protetti dal grande spiegamento militare e paramilitare attuale, cercano di consolidare latifondi di coca nei dipartimenti di Córdoba, parte di Bolívar e in un’importante area del Catatumbo, regioni settentrionali della Colombia.

In generale, le coltivazioni della foglia di coca costituiscono una forma di resistenza contadina per non abbandonare il mondo rurale. I braccianti sono stati proiettati in questa nuova realtà dalle circostanze sociali ed economiche a cui sono costretti. Di conseguenza, e qui voglio essere chiaro, è improprio definire la coca e il papavero come «coltivazioni illecite» dal momento in cui queste sono legate alla sussistenza del contadino.

Illeciti sono i meccanismi mediante  i quali  i lavoratori agricoli vengono costretti a questa realtà. Ancor più illecito è l'uso di stupefacenti che vedono oltre 20 milioni di tossicodipendenti in Nordamerica. Illeciti sono la produzione, il commercio e la diffusione su larga scala della droga, che può contare su amici occulti nelle élite della società nordamericana e di quella colombiana. Illecita è la produzione delle sostanze chimiche da parte delle imprese multinazonali, necessarie all'elaborazione di allucinogeni.
E soprattutto è illecita l'esistenza di paradisi fiscali dove viene riciclato il denaro della droga, luoghi a cui mai potranno accedere gli umili coltivatori (Miami, New York, Boston, Los Angeles, Las Vegas, Francoforte, Amsterdam, per citarne alcuni ) .

Mentre non è previsto nessun piano mercenario, né progetti di bombardamenti, né la creazione di forze speciali di guerra o qualcosa di simile contro le suddette città per impedire il commercio ed il consumo di cocaina ed eroina, invece contro i contadini colombiani coltivatori di coca e papavero è stato elaborato il più violento e multimiliardario piano di guerra che l'America Latina abbia mai conosciuto: il Plan Colombia.

In un modo o nell'altro, le coltivazioni di coca e papavero in Colombia sono attualmente una realtà. L'importante è far emergere che si tratta di una realtà che non rientrava nei piani di vita dei lavoratori. Attualmente, secondo cifre ufficiali, in Colombia vengono destinati poco più di 120.000 ettari alla coltivazione delle piante di coca.
Invece non esistono ancora cifre precise riguardo alla superficie impiegata per la coltivazione del papavero, che oscilla intorno ai 20.000 ettari, secondo quanto riportato dal programma antidroga delle Nazioni Unite.

Queste coltivazioni coinvolgono direttamente almeno 65000 famiglie; come lavoratori temporali («raspachines», cioè salariati che raccolgono e impacchettano le foglie di coca), o come forza lavoro con altre funzioni correlate, si tratta di oltre mezzo milione di persone.

Secondo dati del Dipartimento di Stato nordamericano, ratificati dal governo colombiano, circa 300 dei 1065 municipi della Colombia vedono la presenza, nelle loro giurisdizioni, delle coltivazioni di coca, papavero e in misura minore di marihuana. Quasi sempre questi territori coincidono con le aree di colonizzazione in cui si espande la frontiera  agricola. Buona parte delle coltivazioni si trovano nel sud del paese, principale area di affluenza degli sfollati e delle vittime della violenza latifondista.

I nordamericani hanno ben presente che il trattamento mediante fumigazioni e mitragliamenti di questo problema, che ha carattere economico e sociale, contribuisce ad alzare i prezzi ed estendere le coltivazioni fuori dalla portata dell'artiglieria degli elicotteri e degli aerei impegnati nelle fumigazioni stesse.
 

Di fatto sono stati investiti più di 600 milioni di dollari negli ultimi 6 anni, per la fumigazione di 41000 ettari di coca e di circa 20000 ettari coltivati a papavero. Ma contemporaneamente, una porzione simile per estensione di  selva è stata colonizzata e destinata alla produzione delle stesse coltivazioni.
Non è ancora stato possibile quantificare l'impatto ambientale di questo processo, tanto nella zona andina come nell’Amazzonia. Intanto gli statunitensi si propongono di sperimentare il fungo FUSARIUM OXISPORUM, dalle conseguenze imprevedibili, che genererà gravi danni all'ambiente e all'economia contadina in America Latina.

L'oligarchia colombiana sa bene che i latifondisti potranno espandere le loro aziende agricole, grazie alle nuove espulsioni di contadini. Nessuno più dei nordamericani e dell'oligarchia colombiana sa che queste misure repressive provocheranno un aumento del prezzo della droga, rendendo di conseguenza più redditizio questo affare.

Gli ideatori del Plan Colombia sono a conoscenza di questa logica perversa, eppure insistono nelle fumigazioni e nella soluzione militare del problema. In questo modo nascondono le loro intenzioni belliciste, il cui proposito è intervenire nel conflitto sociale ed armato colombiano con il pretesto di combattere il narcotraffico. In ciò consiste l'inganno del Plan Colombia.

Di seguito vorrei abbozzare tre considerazioni in proposito:

A.  IL PLAN COLOMBIA E' UN PROGRAMMA POLITICO MILITARE PER SALVAGUARDARE L’ISTITUZIONALITA’ COLOMBIANA.

Il Plan Colombia rappresenta un salvagente per le precarie istituzioni di questo paese. Si cerca di evitare il crollo di un establishment, tradizionalmente corrotto e profondamente criminale forse come nessun altro nell'emisfero occidentale, ed attualmente sommerso da una profonda crisi istituzionale e politica.
Ricordiamoci che il regime colombiano occupa il primo posto nella triste classifica delle violazioni dei Diritti Umani nell'emisfero occidentale.

La stabilità del regime poggia sulla repressione generalizzata e sistematica. La giustizia opera lasciando nell'impunità il 97% dei crimini commessi. La povertà (dei 40 milioni di abitanti ci sono 25 milioni di poveri, di cui 10 milioni vivono nella povertà assoluta), la corruzione e la violenza statale, due milioni di sfollati e un partito politico sterminato, l’assassinio di moltissimi sindacalisti, ossia la metà di quelli uccisi ogni anno nel mondo: questi sono gli elementi di una guerra civile non riconosciuta in cui versa la Colombia.

Gli aiuti militari sono logici, e la ragione è evidente e non è un segreto per nessuno: solo un regime politico antipatriottico ed oligarchico può garantire gli interessi strategici degli U.S.A. in Colombia.

Di fronte alla comunità internazionale, gli Stati Uniti si avvalgono del già poco credibile discorso della «difesa della democrazia e della stabilità regionale». Intanto il Presidente Pastrana invita i governi europei e dei paesi vicini ad appoggiare la democrazia colombiana, come se questa esistesse realmente.

La farsa elaborata dagli statunitensi e dall’oligarchia colombiana consiste nel far credere alla comunità internazionale che questo piano di guerra sia per difendere il mondo dal narcotraffico, eliminando i contadini colombiani. Al contempo vogliono far credere che questo piano protegga la stabilità delle istituzioni e in generale la democrazia colombiana.

In realtà è un piano neoliberale espansionista, e rappresenta la più grave minaccia al processo di costruzione di una pace democratica in Colombia.

E' per questa ragione che per i settori dominanti in Colombia, così come per il dipartimento di Stato nordamericano, l’obbiettivo principale, attraverso questo piano, è la disarticolazione dello storico movimento popolare e sociale che sviluppa la sua opposizione politica al regime colombiano. Il fine concreto è la sconfitta militare delle FARC-EP, giacchè allo status quo colombiano/statunitense preoccupa il radicamento della guerriglia e la sua significativa ascesa politico-militare, una situazione che - come ben sanno - conduce all'articolazione dell'insieme del movimento popolare in Colombia.

La situazione fa sì che l'oligarchia riconosca e si preoccupi principalmente della dimensione armata del conflitto sociale e politico.

In questa scommessa gli U.S.A. contano sull'appoggio dei settori favorevoli alla guerra in Colombia. Questo approccio militare è stato abilmente sfruttato dal Pentagono e dalla CIA, per convincere il Congresso Nordamericano ad approvare il cosiddetto Plan Colombia.
E così la soluzione politica reclamata dai lavoratori agricoli per migliorare la loro condizione ed avanzare verso la pace, ha ed avrà come risposta un’escalation imprevedibile del conflitto armato.

Le classi dominanti accarezzano l'idea di infliggere una sconfitta militare agli insorti ed eliminare qualsiasi manifestazione d'opposizione al regime. Così si spiega il rafforzamento della strategia paramilitare, oggi rivitalizzata dalla falsa leadership del reo narcotrafficante Carlos Castaño. Un settore considerevole del parlamento colombiano, le confederazioni capeggiate da FEDEGAN e FENALCO, l'attuale procuratore Jaime Bernal, l’attuale Giudice supremo Alfonso Gómez Méndez, parte delle alte sfere della gerarchia ecclesiastica guidate dal Monsignor Gutiérrez Pabón, Vescovo di Chiquinquirá e il dirigente liberale Alvaro Uribe Vélez, tra gli altri, si proclamano direttamente o indirettamente a favore della guerra.
Ciò che è grave è che quando questa oligarchia marcia si esprime in questi termini, per la Colombia si prepara un nuovo bagno di sangue, come dimostra la sua storia.

L'amministrazione del Presidente Pastrana ha già consegnato il controllo dell'economia nelle mani del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale. Allo stesso modo ha ceduto una buona fetta del controllo politico interno del paese al Dipartimento di Stato Nordamericano, mentre gli aspetti inerenti la sicurezza sono monopolizzati dal Comando Sud, dalla CIA e dalla DEA.

Siamo già arrivati al punto di vedere annunciata l'assegnazione per la Colombia di un Generale (Keith M. Huber), provvedimento che aumenterà considerevolmente la supervisione nordamericana in ambito militare, guidata fino ad ora da un colonnello che ha svolto le funzioni di responsabile militare dell'ambasciata degli Stati Uniti a Bogotà.
D'altra parte la sfilata di alte personalità statunitensi è all'ordine del giorno in Colombia (il Capo della DEA, delegati della CIA, il Capo del Comando Sud, l'ex-presidente Clinton, congressisti, ecc., e sicuramente ci fanno visita per poi restare mercenari esperti in materia di guerra sporca).

E’ opportuno ricordare inoltre che l'appoggio nordamericano, soprattutto in termini militari, ha tradizionalmente favorito i governi ben disposti verso le sue politiche e i suoi interessi. Generalmente questi «aiuti» sono stati ricevuti da quei regimi altamente coinvolti nella violazione dei Diritti Umani. Oggi il principale beneficiario degli aiuti militari e dei massicci addestramenti da parte di ufficiali statunitensi nell'emisfero occidentale è la Colombia, proprio il paese in cui le forze di sicurezza, la polizia, i militari e in generale l'establishment accumulano il curriculum più allarmante in materia di violazioni dei Diritti Umani nell'emisfero.

Malgrado il pretesto per implementare tale piano, cioè la lotta contro il narcotraffico, la struttura finanziaria che si occupa della commercializzazione della droga rimane intatta e i suoi responsabili risiedono nel cuore stesso degli U.S.A.
Impermeabile a questa offensiva è anche la particolare rete di assassini la cui struttura armata è alleata dell'esercito e della polizia, e che agisce grazie al sostegno economico proveniente da latifondisti e signorotti politici, ossia i gruppi paramilitari o AUC. Questi gruppi, i cui leader sono confessi narcotrafficanti, sono stati alleati strategici per la CIA e la DEA quando a queste facevano comodo, come risulta dalla creazione del gruppo PEPES, che giustiziò il narcotrafficante Pablo Escobar e disarticolò il potente cartello del narcotraffico di Medellin, così come è stato riportato alcuni giorni fa dalla rivista Semana, di ampia circolazione in Colombia.

Nel frattempo i guadagni miliardari del narcotraffico continuano a gonfiare le casse dei suoi autori.
Secondo Salomón Kalmonovitz, insigne economista frequentemente citato dalla stampa nazionale, gli utili derivanti dalle esportazioni di narcotici verso gli U.S.A. (fondamentalmente la cocaina) si avvicinano ad una media di 4000 milioni di dollari l'anno. Questa è la vera preoccupazione dei nordamericani: la fuga di capitali…

Oggi gli Stati Uniti, con enormi coltivazioni di marihuana in Virginia e California, rappresentano il primo produttore mondiale; ma non esiste un piano militare di fumigazioni massicce in questa regione del mondo, ragion per cui quest’erba non costituisce un problema per loro nella misura in cui non implica una fuga di dollari.

B. IL PLAN COLOMBIA E' ORIENTATO AD ASSICURARE IL CONTROLLO GEO-STRATEGICO DEGLI STATI UNITI IN AMERICA LATINA E IL POSIZIONAMENTO PER IL CONTROLLO DELL'ENORME POTENZIALE DI RICCHEZZA PRESENTE IN AMAZZONIA.

Il Plan Colombia ripropone la secolare aggressione contro i contadini colombiani. Con la sua applicazione si faciliteranno i processi di controriforma agraria, concentrazione delle terre ed un escludente sviluppo agroindustriale. Per raggiungere questo proposito gli è necessario debilitare sempre più la capacità organizzativa e di mobilitazione dei contadini, e quando lo riterranno necessario procederanno a massacri indiscriminati di braccianti, facendo straripare e rendendo sempre più cruento il conflitto armato.

E' deliberato l'atteggiamento di nascondere alle nazioni europee il carattere criminale, arbitrario, egemonico e antipopolare del Plan Colombia. Pastrana e il Dipartimento di Stato Nordamericano ne hanno elaborato un'altra versione, in cui praticamente scompare la componente militare. Tuttavia non sono pochi coloro che affermano che dietro tutto ciò c'è un chiaro interesse degli U.S.A. di esercitare la loro influenza e il loro controllo strategico sull'Amazonia, fonte di acqua, ossigeno e ricchezze genetiche.

L'oligarchia colombiana pretende di imporre il proprio controllo sociale, ideologico e politico sui settori contadini. Di fatto gli Stati Uniti vedono i contadini come potenziali alleati degli insorti, dato che le FARC-EP sono legate storicamente alle zone agrarie e la maggioranza dei suoi combattenti sono semplicemente contadini in armi. Questa guerriglia è considerata dagli Stati Uniti un grave pericolo per la democrazia e i loro interessi. La verità è che le FARC-EP rappresentano attualmente l'opposizione più forte al Plan Colombia, e sono divenute l'ossessione del Dipartimento di Stato.

C.    LO STATO COLOMBIANO SI APPRESTA PERICOLOSAMENTE AD ESSERE LA PUNTA DI LANCIA PER UNA PROBABILE AGGRESSIONE CONTRO LA REPUBBLICA DEL VENEZUELA.

Il Plan Colombia costituisce un grave pericolo per la sicurezza e la stabilità dell’America Latina. La Colombia si avventura così in una gigantesca corsa agli armamenti, aumentando in forma spropositata la presenza di assessori militari stranieri. Di fatto questo paese si trova tra i primi tre destinatari del pianeta di aiuti militari da parte statunitense, e sicuramente presto balzerà al primo posto.

Gli Stati Uniti stanno ricostruendo uno scenario da nuova guerra fredda.
La Colombia potrebbe diventare la testa di ponte per una aggressione al fraterno popolo del Venezuela. Questo paese, confinante con la Colombia, è immerso in un processo di trasformazione politica molto preoccupante per gli U.S.A.
La potente nazione del nord non nasconde la propria diffidenza di fronte  ai provvedimenti in favore della difesa della sovranità nazionale, adottati dal Presidente Chavez.

Per questo non sorprende che Pastrana si sia agitato per la presenza delle FARC-EP ad una seduta del Parlamento Andino in Venezuela. Questo gruppo insorto partecipa  a centinaia di iniziative pubbliche in Europa e America Latina, ed alcuni suoi delegati sono stati perfino arrestati e poi rimessi in libertà da governi come quelli del Brasile e della Bolivia. Le FARC-EP hanno Uffici ( semi-ambasciate ) in vari paesi del mondo. Ciò nonostante Pastrana cerca di nascondere la propria debolezza interna con un protagonismo internazionale in funzione anti-Chavez.

A sud della Colombia, il popolo ecuadoriano, con le sue già tradizionali dimostrazioni di protesta e ribellione, non sfugge all'attenzione degli Stati Uniti. L'Ecuador costituisce, insieme al Perù e al Brasile, un area di interesse strategico per via dell’Amazzonia e delle grandi ricchezze petrolifere del suo sottosuolo.
In Ecuador esiste un’enorme preoccupazione per l'impatto ambientale causato dall'uso indiscriminato del glifosfato e del devastante fungo Fusarium Oxisporium. C’è la consapevolezza che questa guerra avrà conseguenze devastanti per l'intera umanità.

Anche il Brasile e Panama usciranno duramente colpiti dall'escalation militare in Colombia.
Per L'Associazione Brasiliana delle Organizzazioni Non Governative, ABONG, l’applicazione del Plan Colombia costringe il Brasile ad una presa di posizione pubblica di fronte al timore di un’aggressione militare e finanziaria dell'impero: «non vogliamo nuovi Vietnam, e sicuramente ancor meno li vuole il popolo nordamericano", afferma il comunicato delle ONG  brasiliane.

Per i governi dei paesi confinanti con Colombia, tale piano provocherà maggiore violenza, l'impiego di nuove tecnologie dalle conseguenze imprevedibili, la massiccia presenza nordamericana nella zona, causerà migliaia di sfollati e spingerà le coltivazioni di coca sempre più in profondità nell'Amazzonia. Senza dubbio  aggraverà la guerra civile colombiana, generando le condizioni per un conflitto di carattere regionale.

PROPOSTE ALTERNATIVE CONTRO LA GUERRA E IL PLAN COLOMBIA.

Partiamo da un elemento irrefutabile. E' una condizione imprescindibile, per costruire una pace democratica in Colombia, la soluzione della questione agraria. E' urgente, al fine di risolvere il problema delle coltivazioni della coca, portare a termine una vera riforma agraria, integrale, democratica, radicale e interna alla frontiera agricola.

Proposte e considerazioni finali:

1. Democratizzare la proprietà della terra eliminando il latifondo improduttivo e mal utilizzato. Questo implica una ridistribuzione adeguata della terra produttiva, realizzando incisive trasformazioni nelle attuali strutture di proprietà e possedimento, ponendo un limite all’estensione della proprietà secondo la qualità delle terre e delle regioni; e ugualmente fondamentale orientare l'uso e lo sfruttamento razionale della terra, migliorando i meccanismi e i processi di produzione.

La Colombia è uno dei paesi al mondo con maggiore concentrazione di terre in mano ad un esiguo numero di proprietari. L'1,5% dei proprietari vantano il possesso dell'80% dell'area utile allo sfruttamento agropastorizio.

2. Lanciare una politica giusta, che dia una soluzione economica e sociale adeguata al dramma dei contadini sfollati dalle loro terre, non per migliorare le loro condizioni ma per risolvere definitivamente e in forma integrale questa grave situazione. Per raggiungere questo obbiettivo è necessario inoltre che lo Stato provveda a smantellare gli eserciti privati che fanno parte della strategia paramilitare finanziata dai signorotti politici e dai grandi proprietari dei latifondi improduttivi. Si richiede un risarcimento integrale per le vittime dello sfollamento forzato, e la possibilità di ritornare a vivere nelle loro terre in forma dignitosa e garantita.

3. Piano di espropriazione per via amministrativa ed estinzione del dominio applicato al latifondo illecito e improduttivo.
Va applicata alla totalità delle terre l'estinzione del dominio, espropriando i latifondisti complici del narcotraffico e gli speculatori. Inoltre bisogna restituire le terre ai legittimi proprietari mediante, un’equa ridistribuzione.

4. Rafforzamento dell'economia contadina come politica dello Stato, per rispondere alle esigenze alimentarie dei colombiani.

Malgrado la violenza e l'abbandono del settore agrario, il contadinato continua a resistere e a produrre. E’ urgente dare vita ad una strategia politica di Stato che difenda l'economia contadina e che renda dignitosa la vita rurale fornendo i servizi pubblici basilari e fattibili quali l'assistenza sanitaria, l'educazione, l'elettrificazione, il miglioramento delle vie di comunicazione, l’assistenza tecnica, la creazione di un giusto mercato per i prodotti e l’erogazione di prestiti a basso interesse e di sussidi per i raccolti.

Nel processo di dialogo portato avanti dalle FARC-EP e dal Governo colombiano, queste esigenze sono state poste in primo piano. Nell'edizione nazionale della rivista Resistencia della fine del  1999, il Comandante Alfonso Cano riassunse il sentimento contadino affermando che la difesa dell'economia contadina costituisce un principio nazionale e patriottico, in quanto garantisce la sicurezza alimentare del Paese, genera impiego, stabilizza tale settore primario come base per sviluppare altri ambiti dell'economia, contribuisce allo sviluppo di una società in pace, ed inoltre perché è urgente, percorribile e sostenibile.

In questo senso è pertinente comprendere come le coltivazioni di coca e papavero siano state inglobate nell'economia contadina, costituendo una forma di sussistenza per i coltivatori. Costituiscono quindi un problema sociale ed economico che potrà essere risolto solo con una proposta di sostituzione concertata e che vada di pari passo con una riforma agraria ed un programma di sviluppo rurale. Le FARC-EP, in una delle Audiecias (Assemblee Pubbliche) realizzate nel Caguán, davanti alla presenza dei delegati di 21 paesi hanno illustrato la proposta di en esperimento pilota di sostituzione delle coltivazioni illecite, concertata con i contadini a Cartagena del Chairá.

5. Sviluppare un piano di riordinamento territoriale che stabilisca limiti precisi per la frontiera agricola, in modo da proteggere la ricchezza forestale e la biodiversità, impedendo la colonizzazione irrazionale che infrange gli equilibri ambientali.

Si deve realizzare un processo di titolazione delle terre che si trovano nelle zone dedicate alle coltivazioni della coca, concordando con i contadini progetti per la sostituzione delle coltivazioni, progetti di riforestazione e protezione dei bacini idrici.

E’ necessario stimolare ed appoggiare le comunità nere ed indigene, affinchè mantengano sistemi sostenibili di produzione e di protezione dell'ambiente, ristabilendo il valore culturale di alcune delle loro coltivazioni.

6. Titolazione delle terre. Questa è un passaggio importante, ma è urgente stabilire i meccanismi di protezione delle piccole proprietà. In questo contesto si inserisce la proposta di creare riserve contadine, di rafforzare quelle indigene e favorire i titoli di proprietà collettiva delle comunità nere. Queste forme di titolazione limitano l’estensione della proprietà, forniscono garanzie alle organizzazioni contadine affinchè ottengano migliori benefici e stabiliscano condizioni chiare e limitazioni precise quando si tratta della compravendita di terre.

7. Garantire un sistema di crediti a basso interesse, sussidi, assistenza tecnica e prestazioni di servizi pubblici e sociali, che favoriscano la proprietà collettiva. In questa direzione risulta necessario un nuovo sistema di valutazione catastale e riscossione delle tasse, che operi in condizioni adatte alle nuove realtà locali e regionali, una volta data concretezza alla proposta di riforma agraria integrale.

Reggio Emilia,  Italia, 16 e 17 Dicembre del 2000

Luis Alberto Matta

Seminario sulla Colombia: Dalla coca alla cocaina, coltivazioni illecite e narcotraffico; offerta e domanda, produttori  e consumatori. Soluzioni a confronto, Plan Colombia e progetto di sostituzione delle coltivazioni illecite .
 

Attivista per i diritti umani. Studioso delle problematiche rurali e della questione agraria in Colombia.

11 (1) Risolvere la questione agraria, presuppone lo sviluppo della società rurale in generale, porre una struttura stabile che proponga e sviluppi politiche adeguate nell'ambito agropastorizio, proteggere e garantire la produzione alimentare e in generale stabilizzare l'economia contadina. Rendere digniosa la vita rurale in tema di educazione, salute, vie di comunicazione, mercati, tecnologie, ricerca e piena conoscenza della composizione sociale del settore contadino. Inoltre è necessario disporre dei benefici di una giusta distribuzione dell'uso e della proprietà della terra.
(Nota dell'autore ) 

12 (2) Esistono diversi esempi ma il più drammatico, per la crudeltà e il cinismo  che lo hanno caratterizzato, è il caso dell'Union Patriotica, U.P.  Questo movimento politico, fondato nel 1985 successivamente agli accordi di pace e cessate il fuoco siglati l’anno precedente tra l’allora governo e le FARC-EP, nel 1986 iniziò una promettente ascesa politica che lo portò in breve tempo ad ottenere il maggior numero di consensi mai ottenuti fino ad allora dall'opposizione pluripartitica e di sinistra in Colombia. Negli anni seguenti l’U.P. dovette affrontare il più intenso bagno di sangue mai scatenato contro un partito politico nell'emisfero occidentale. Più di 4000 sono state le vittime di assassinii selettivi o di paurosi massacri collettivi, fra i quali due candidati presidenziali, vari parlamentari, sindaci e decine di consiglieri. Questo genocidio contro l’U.P., basato sull'intolleranza del potere dominante, condusse al fallimento del tentativo di pace con le FARC-EP. La morte violenta di un elevato numero di sindacalisti, contadini, educatori e difensori dei diritti umani, tra gli altri, ha contribuito decisamente a far sì che la Colombia percorra oggi la via della guerra civile.
(Nota dell'Autore) 

13 (3) Inchiesta Nazionale Agropecuaria, risultati del 1997 (Sistema d'Informazione del Sistema Agropecuario Colombiano, SISAC, Modulo dell'area di produzione e rendimento), Dipartimento Amministrativo Nazionale di Statistica, DANE, Ministero dell'Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, Bogotá, Settembre 1998, pag. 49. 

14 (4) Sono esclusi dall'essere presi in considerazione, nella presente esposizione, i 62,8 milioni di ettari appartenenti a boschi e selve non colonizzati, superfici urbane, parchi naturali e specchi d'acqua esistenti, secondo il rapporto precedentemente citato. ( Nota dell'Autore ) 

15 (5) ...«Mario Valderrama ed Hector Mondragon, Missione Rurale, vol.2 - Sviluppo ed equità con i contadini, IICA FINAGRO - Tm Editori, con il patrocinio del Ministero dell'Agricoltura, la FAO ed il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, pag. 29, Bogotá, Settembre 1998. 

16 (6) In genere si tratta di grandi opere di ingegneria, che solo a nominarle destano l'interesse dei latifondisti, che spesso vengono a sapere segretamente con anni di anticipo che in una determinata area è prevista la costruzione di una diga idroelettrica, di una strada, o che è stata rilevata la presenza di giacimenti preziosi. Quindi inizia la tragedia per gli abitanti contadini, neri e indigeni dell'area. Questi vengono accusati di essere complici della guerriglia e, di lì a poco, iniziano i massacri ad opera dei paramilitari delle «autodifese». In breve tempo la regione ha cambiato padrone e i lavoratori vanno ad aumentare le fila delle cosiddette «vittime degli attori armati». Queste terre vengono quindi vendute dai latifondisti allo Stato a prezzi esageratamente alti, ottenendo enormi guadagni. Fra queste opere risaltano i megaprogetti, alcuni già realizzati ed altri previsti, come il nuovo canale interoceanico ATRATO TRUANDO' nell'Urabà, le centrali idroelettiche a Urrà, l’autostrada per unire il Pacifico all’Orinoquia, o i raccordi del Magdalena Medio, di Buenaventura passando nel bel mezzo di Tulua e Buga verso il Tolima, i ritrovamenti petroliferi nell'Arauca, il Blocco Samorè ed altri, così come la costruzione di grandi porti fluviali e marittimi. Questo avviene anche nelle aree strategiche con grande abbondanza d'acqua.
(Nota dell'Autore) 

17 (7) Nel documento del Consiglio Nazionale Contadino, CNC, organo collettivo integrato da numerose organizzazioni afro-colombiane ed indigene a livello nazionale, Bogotá, 1999. 

18 (8) Il «gamonal» è un personaggio avente uno status sociale, istituzionale e politico. In genere è un latifondista e rappresenta il potere nell'ambito locale e commerciale. I gamonales sono, di solito, legati segretamente al narcotraffico, importanti alleati dell'esercito e della polizia nella lotta contro gli insorti e forniscono finanziamenti alla rete dei gruppi paramilitari. (Nota dell'Autore) 

19 (9) Il sociologo Alfredo Molano Bravo studia con grande rigore il tema della colonizzazione contadina in Colombia. Estesi scritti come "All’interno della selva", "Violenza e colonizzazione" , "Coloni, Stato e violenza" tra gli altri, costituiscono un importante testimonianza su questa realtà. 

20 (10) Banca di prestiti di garanzie rurali, originariamente prevista per aiutare piccoli e medi agricoltori. (Nota dell'Autore). 

21 (11) La popolazione rurale colombiana equivale approssimativamente al 30% della popolazione totale. Sono circa 12 milioni, di cui l'80% vive in condizioni di povertà.
(Nota dell'Autore). 
 
 

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