LA VERITA’ SULL’AMBASCIATORE COLOMBIANO IN ITALIA. CHI E’ SABAS PRETELT DE LA VEGA?

Nato l’11 aprile 1946 a Cartagena, ha ricoperto la carica di Direttore Generale dell’Istituto della Sicurezza Sociale sotto il famigerato governo Turbay Ayala, ed è stato presidente della Federazione Nazionale dei grandi Commercianti, FENALCO, per quindici anni. Lascia questa funzione venendo nominato Ministro degli Interni e della Giustizia nel 2003, durante il primo mandato di Uribe, co-determinando in questo modo le decisioni politiche e giudiziarie che hanno colpito e colpiscono tuttora gli interessi dei lavoratori colombiani.
Nel 2006 viene nominato ambasciatore in Italia, FAO e Organismi Multilaterali, ed il 5 settembre dello stesso anno una nota diffusa
dal Ministero degli Affari Esteri italiano informa il proprio gradimento alla nomina del diplomatico colombiano.
Pretelt è uno dei principali ideatori della legge “Justicia y Paz”. Concepita quando ricopriva l’incarico di Ministro dell’Interno e della Giustizia, venne inizialmente presentata alla Comunità Internazionale in una prima versione, per poi essere approvata dal Congresso colombiano la versione definitiva in cui, di fatto, non si garantisce alcun tipo di risarcimento e giustizia alle vittime del paramilitarismo. Questa legge sancisce una sorta d’impunità ai macellai delle motoseghe, autori di indicibili crimini di lesa umanità, ed una ridicola pena massima di otto anni di carcere (comprensivi della tempistica processuale). Prevede altresì di poter scontare la condanna in “centri di riabilitazione”, come ad esempio le mega-tenute le cui terre sono quelle sottratte dagli stessi paras ai contadini, sfollati mediante il terrore.
Le accuse rivolte da noti capi paramilitari all’ambasciatore colombiano in Italia, evidenziano i rapporti fluidi tra l’alto funzionario e le squadracce della morte. Lo stesso Salvatore Mancuso, ora estradato negli Stati Uniti, ha dichiarato che quando Sabas Pretelt de la Vega ricopriva la carica di presidente della FENALCO, si era riunito con lui per stabilire la tassa paramilitare. Il diplomatico, neanche a dirlo, ha invece avuto la sfacciataggine di dichiarare che l’incontro si era tenuto per “motivi umanitari”.
Altri due capi narco-paramilitari, i fratelli Miguel Ángel e Víctor Manuel Mejía Múnera, conosciuti come “Los Mellizos”, lo accusano di avergli promesso la non estradizione negli USA in cambio dell’appoggio alla rielezione del presidente Uribe nell’anno 2006. Altra accusa gli è mossa dalla ex congressista Yidis Medina. Di concerto con l’allora Segretario Generale della Casa de Nariño, Alberto Velásquez ed il Ministro della Protezione Sociale, Diego Palacio, l’allora Ministro degli Interni Sabas Pretelt le promise incarichi pubblici in cambio del suo voto favorevole alla riforma costituzionale, che ha poi permesso la rielezione fraudolenta di Uribe. Rendendosi conto che le promesse non sarebbero state mantenute, e vistasi minacciata di morte, La Medina ha deciso di vuotare il sacco. La magistratura colombiana ha recentemente formalizzato i capi d’imputazione contro Pretelt per questa vicenda.
Come se non bastasse, il noto capo paramilitare Miguel Ángel (alias Pablo Arauca) lo indica come il tramite attraverso il quale l’organizzazione terrorista ha fatto pervenire il denaro, frutto dei proventi del narcotraffico, utilizzato per finanziare la campagna per rielezione di Uribe.
Le autorità colombiane stanno anche facendo accertamenti sul versamento di 360.000 dollari che il governo Uribe ha inviato all’ambasciata italiana con il pretesto di “rafforzare la presenza del governo colombiano in Italia, la cui ambasciata appoggerà la lotta del Paese contro il traffico e la produzione di sostanze illecite”. Pretelt de la Vega ha affermato che il finanziamento governativo è stato investito in una campagna contro la droga, realizzata attraverso “concerti”.
Questo “signore” è un delinquente storico dal colletto bianco, responsabile di una sequenza ininterrotta di politiche ostili e discriminanti nei confronti del popolo colombiano. Il suo legame coi paramilitari è noto, e presto o tardi Pretelt dovrá risponderne. Come finanziatore dei paras e propulsore di innumerevoli atti di corruzione, non puó e non deve essere ben accetto in Italia. E come nemico giurato dei lavoratori e del popolo colombiani, non deve restare nell’impunitá.









