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27/06 - GIUDICE MINACCIATA DI MORTE PER AVER EMESSO UNA SENTENZA CONTRO COLONNELLO
 
Con la prima sentenza a distanza di 25 anni dai fatti, la giudice Maria Stella Jara ha condannato a 30 anni di reclusione il colonnello Alfonso Plazas Vega, che nel 1985 aveva diretto il blitz militare contro la guerriglia del M-19
(Movimento 19 aprile) nel Palazzo della Corte Suprema di Giustizia a Bogotá, e che è stato riconosciuto come il responsabile della ‘sparizione forzata e aggravata’ di 11 persone. A tutt'oggi, infatti, si ignora la sorte degli 11 guerriglieri sopravvissuti all'attacco (costato la vita anche ai sequestrati ed ai lavoratori della Corte) e visti uscire vivi dal Palazzo da alcuni testimoni. Un caso emblematico per la storia giuridica del paese, che vede tra gli indagati l’intera cupola militare e della polizia di allora. Nel corso degli anni la funzionaria è stata osteggiata nel suo lavoro dagli stessi apparati del regime colombiano. Dopo la pubblica lettura della sentenza le intimidazioni, arrivatele a partire dallo scorso anno ed intensificatesi all’inizio del 2010, hanno lasciato il posto a vere e proprie minacce di morte; la giudice ha infatti rivelato di aver ricevuto due biglietti in cui vengono espresse le condoglianze per la scomparsa sua e della sua famiglia. Maria Stella Jara, madre di un figlio, ha sottolineato che la stessa polizia ammette che ci sono rischi elevati di un attentato: ha inoltre denunciato la latitanza dell'esecutivo rispetto alla sua situazione, e per questo motivo ha dovuto rivolgersi alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), che lo scorso giovedì 10 giugno ha sollecitato il governo colombiano affinché “adotti tutte le misure necessarie a garantire la vita e l’integrità personale” della giudice. In occasione del pronunciamento contro il congedato colonnello Plazas, il narcopresidente Uribe, accompagnato dal ministro della Difesa Gabriel Silva e dagli alti comandi militari, ha dichiarato che la sentenza “genera profondo dolore e mancanza di stimoli alle reclute delle Forze Armate che hanno il compito di dare sicurezza ai colombiani”. A quale sicurezza si riferisce il narco-presidente uscente? Certo non a quella dei milioni di sfollati o disoccupati, o dei sindacalisti, dei leader popolari, indigeni, studenteschi o contadini sterminati dai paramilitari e dalle stesse Forze Armate che oggi fanno quadrato intorno a Plazas Vega. Uribe difende pubblicamente i suoi complici, salvo scaricarli quando diventano pericolosi per la sua impunità. Ma si avvicina il giorno in cui dovrà pagare per i suoi crimini di lesa umanità.

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