La fondazione “Lazos de Dignidad” ed il Foro Internazionale della Danimarca denunciano l'ennesima violazione dei diritti umani perpetrata dal regime colombiano ai danni di prigionieri politici. L'INPEC, il sinistro Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario, tristemente famoso anche per i molti scandali relativi alla connivenza con i detenuti paramilitari, ha impedito alle suddette organizzazioni di effettuare una visita
umanitaria al carcere femminile “El Buen Pastor” ed al carcere “La Picota”, entrambi di Bogotá, dove sono reclusi circa 130 prigionieri politici, che recentemente hanno denunciato gravi violazioni dei propri diritti, persecuzioni, discriminazioni, minacce di morte ed aggressioni fisiche. Il negare una visita umanitaria di difensori dei diritti umani ai centri di reclusione menzionati, senza alcuna giustificazione, è di per sé già una prova dell'assenza di garanzie per la verifica delle condizioni dei quasi 8000 prigionieri politici in Colombia. L'INPEC non è nuova a queste iniziative: negli scorsi anni, ad esempio, ha negato l'ingresso alla Agenzia di Cooperazione allo Sviluppo del Principato delle Asturie, alla II Carovana Internazionale di Giuristi e persino alla Delegazione di Giuristi Statunitensi, con la scusa della “sicurezza”. Nei buchi neri delle prigioni colombiane il regime tortura i prigionieri politici, e non vuole testimoni per le sue malefatte; anche per questo, è indispensabile portare avanti la battaglia per uno scambio umanitario dei prigionieri detenuti dalle parti belligeranti, iniziativa che sarebbe inoltre propedeutica al fine di intraprendere il cammino verso nuovi dialoghi di pace.
Il fiume Magdalena non è l’arteria idrica più lunga della Colombia, ma per le sue rilevanza strategica e portata è sicuramente il più importante. Lungo i suoi 1500 chilometri , di cui quasi due terzi sono navigabili, vivono decine di migliaia di famiglie la cui sussistenza economica dipende, direttamente o indirettamente, da questo gigante blu.
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA Comitato Provinciale di Macerata
Macerata, li 25/04/2012
SOLIDARIETA’ ANTIFASCISTA AI PRIGIONIERI POLITICI COLOMBIANI
Nella ricorrenza del 25 aprile, giorno in cui l’Italia resistente commemora la Liberazione dall’oppressore nazifascista, esprimiamo, a nome di tutti quanti gli antifascisti che difendono l’universalità dei valori democratici di libertà, pace e giustizia sociale, piena
Il 16 aprile prossimo inizierà formalmente a Bogotá il processo farsa contro il giornalista Joaquín Pérez Becerra, direttore di Anncol. Ho creduto doveroso scrivere una lettera, che le arriverà’ anche via posta ordinaria, all’Ambasciatrice svedese in Italia, Sig.ra Ruth Jacoby. Joaquín e’ cittadino svedese dal 2000 eh ha diritto a tutto l’ appoggio del suo governo. Chiunque voglia (spero che siate in tanti) puo’ copiare il seguente testo e inviarlo all’ambasciata aggiungendo la sua firma, o scrivendone uno nuovo, se desidera. Questo il fax 06/441941 e questa la mail: ambassaden.rom@foreign.ministry.se
1. Comunichiamo al gruppo delle Donne del Mondo per la Pace, coordinato da Piedad Córdoba, e all’organizzazione Asfamipaz, che siamo pronti ad iniziare il processo di liberazione, in due giornate, di 10 prigionieri di guerra in nostro potere.
2. Manifestiamo il nostro consenso rispetto ai punti del protocollo di sicurezza. C’è però bisogno che il presidente Juan Manuel Santos permetta la visita umanitaria ai prigionieri politici e
“La Colombia è un paese dove fiumi d’oro si fondono con fiumi di sangue.” Eduardo Galeano.
Il conflitto interno in Colombia va avanti ormai da oltre 60 anni, diventando così uno dei più antichi del mondo insieme a quello in Palestina e in Kashmir. La popolazione civile ne rappresenta senza dubbio la prima vittima. Secondo le cifre fornite dalle organizzazioni dei diritti umani, nazionali e internazionali, ci sono oltre 60mila detenuti-scomparsi; 8mila prigionieri politici; centinaia di fosse comuni; 5 milioni di contadini,
All’alba di ieri, 26 gennaio, le forze repressive della borghesia italiana, su mandato della “solerte” magistratura, hanno arrestato 26 compagni impegnati nella lotta contro il criminale megaprogetto della TAV in Val Susa. Altri sono oggetto di denuncie e misure restrittive di vario tipo. Si tratta di un attacco al Movimento NO TAV in qualche modo annunciato, ma non per questo meno inaccettabile e vergognoso. Un attacco che, in linea con l’escalation generalizzata della repressione