A quasi otto mesi dall’illegale arresto in Venezuela, il cantautore rivoluzionario colombiano Julián Conrado continua ad essere detenuto nonostante le recenti dichiarazioni del Pubblico Ministero della Procura Generale del Venezuela, Luisa Ortega Díaz, abbiano chiarito che tale detenzione si regge su sterili fantasie menzognere e su un cumulo di irregolarità giuridiche. La dichiarazione della Procura, nella vicenda, ha il peso di una posizione ufficiale che
indica -in linea con gli accordi, le leggi ed i trattati internazionali- la strada dell’asilo politico per Julián. Lo stato terrorista colombiano, denunciato dall’Organizzazione Mondiale Contro la Tortura (OMCT) come uno stato torturatore, ha dichiarato il cantautore come un obiettivo militare; pur essendo detenuto in Venezuela esistono -come dichiara lo stesso Julián Conrado- piani per assassinarlo. La caccia repressiva extraterritoriale sviluppata dal regime di Bogotà seguendo le direttrici statunitensi, è una misura della guerra sporca contro il popolo. Un’eventuale estradizione in Colombia o negli Stati Uniti, quindi, oltre ad essere un’aperta violazione del Diritto Internazionale e della Convenzione di Ginevra -che impedisce la consegna di un perseguitato politico, per giunta malato-significherebbe tortura e morte per il cantautore, che dalle tenebre delle carceri continua la sua lotta rivoluzionaria per la pace e la giustizia sociale, esortando il popolo colombiano all’unità di tutte le forze. Le autorità venezuelane, nel rispetto del Diritto Internazionale, della propria costituzione e dei principi etici e bolivariani, debbono concedere asilo politico al cantautore rivoluzionario e smarcarsi dalla longa manus del terrorista Stato colombiano, principale artefice della riedizione del famigerato Plan Condor.
Il fiume Magdalena non è l’arteria idrica più lunga della Colombia, ma per le sue rilevanza strategica e portata è sicuramente il più importante. Lungo i suoi 1500 chilometri , di cui quasi due terzi sono navigabili, vivono decine di migliaia di famiglie la cui sussistenza economica dipende, direttamente o indirettamente, da questo gigante blu.
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA Comitato Provinciale di Macerata
Macerata, li 25/04/2012
SOLIDARIETA’ ANTIFASCISTA AI PRIGIONIERI POLITICI COLOMBIANI
Nella ricorrenza del 25 aprile, giorno in cui l’Italia resistente commemora la Liberazione dall’oppressore nazifascista, esprimiamo, a nome di tutti quanti gli antifascisti che difendono l’universalità dei valori democratici di libertà, pace e giustizia sociale, piena
Il 16 aprile prossimo inizierà formalmente a Bogotá il processo farsa contro il giornalista Joaquín Pérez Becerra, direttore di Anncol. Ho creduto doveroso scrivere una lettera, che le arriverà’ anche via posta ordinaria, all’Ambasciatrice svedese in Italia, Sig.ra Ruth Jacoby. Joaquín e’ cittadino svedese dal 2000 eh ha diritto a tutto l’ appoggio del suo governo. Chiunque voglia (spero che siate in tanti) puo’ copiare il seguente testo e inviarlo all’ambasciata aggiungendo la sua firma, o scrivendone uno nuovo, se desidera. Questo il fax 06/441941 e questa la mail: ambassaden.rom@foreign.ministry.se
1. Comunichiamo al gruppo delle Donne del Mondo per la Pace, coordinato da Piedad Córdoba, e all’organizzazione Asfamipaz, che siamo pronti ad iniziare il processo di liberazione, in due giornate, di 10 prigionieri di guerra in nostro potere.
2. Manifestiamo il nostro consenso rispetto ai punti del protocollo di sicurezza. C’è però bisogno che il presidente Juan Manuel Santos permetta la visita umanitaria ai prigionieri politici e
“La Colombia è un paese dove fiumi d’oro si fondono con fiumi di sangue.” Eduardo Galeano.
Il conflitto interno in Colombia va avanti ormai da oltre 60 anni, diventando così uno dei più antichi del mondo insieme a quello in Palestina e in Kashmir. La popolazione civile ne rappresenta senza dubbio la prima vittima. Secondo le cifre fornite dalle organizzazioni dei diritti umani, nazionali e internazionali, ci sono oltre 60mila detenuti-scomparsi; 8mila prigionieri politici; centinaia di fosse comuni; 5 milioni di contadini,
All’alba di ieri, 26 gennaio, le forze repressive della borghesia italiana, su mandato della “solerte” magistratura, hanno arrestato 26 compagni impegnati nella lotta contro il criminale megaprogetto della TAV in Val Susa. Altri sono oggetto di denuncie e misure restrittive di vario tipo. Si tratta di un attacco al Movimento NO TAV in qualche modo annunciato, ma non per questo meno inaccettabile e vergognoso. Un attacco che, in linea con l’escalation generalizzata della repressione