Nella capitale colombiana del petrolio, la città di Barrancabermeja (dipartimento del Santander), il 2012 è iniziato così come si era concluso l’anno precedente: picchetti e blocchi stradali dei lavoratori petrolchimici e di altri settori popolari hanno bloccato, per giorni e giorni, le vie di accesso alle infrastrutture petrolifere della zona “El Centro”, dove i manifestanti hanno resistito ai ripetuti attacchi della polizia in assetto antisommossa, ‘premurosamente’ inviata dal
narco-regime Santos per ‘ripristinare l’ordine’. Dopo nove giorni di proteste il bilancio ufficiale è di dieci manifestanti arrestati e cento pozzi di petrolio paralizzati, al pari di 76 dei 97 contratti stipulati tra le amministrazioni locali e la compagnia Ecopetrol. La svendita progressiva dei settori strategici dell'economia colombiana a beneficio delle multinazionali, che per aumentare i loro profitti saccheggiano indiscriminatamente il territorio, devastano l’ecosistema ed impoveriscono la popolazione offrendo condizioni di lavoro e di vita sempre più drammatiche, sta generando un allargamento a macchia d’olio delle proteste popolari che coinvolgono tutti i settori produttivi (e non) del paese. Nel frattempo il guerrafondaio Santos, chiamato a fare la sua parte foraggiato e supportato da USA, UE ed Israele, si prodiga nel tentativo di piegare con la violenza sistemica tutte le forme di dissenso e resistenza; un viscido oligarca, che nascondendosi dietro una fraseologia pseudo-democratica continua a traghettare, come il suo predecessore Uribe, il paese verso un abisso di guerra totale e morte.
Il fiume Magdalena non è l’arteria idrica più lunga della Colombia, ma per le sue rilevanza strategica e portata è sicuramente il più importante. Lungo i suoi 1500 chilometri , di cui quasi due terzi sono navigabili, vivono decine di migliaia di famiglie la cui sussistenza economica dipende, direttamente o indirettamente, da questo gigante blu.
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA Comitato Provinciale di Macerata
Macerata, li 25/04/2012
SOLIDARIETA’ ANTIFASCISTA AI PRIGIONIERI POLITICI COLOMBIANI
Nella ricorrenza del 25 aprile, giorno in cui l’Italia resistente commemora la Liberazione dall’oppressore nazifascista, esprimiamo, a nome di tutti quanti gli antifascisti che difendono l’universalità dei valori democratici di libertà, pace e giustizia sociale, piena
Il 16 aprile prossimo inizierà formalmente a Bogotá il processo farsa contro il giornalista Joaquín Pérez Becerra, direttore di Anncol. Ho creduto doveroso scrivere una lettera, che le arriverà’ anche via posta ordinaria, all’Ambasciatrice svedese in Italia, Sig.ra Ruth Jacoby. Joaquín e’ cittadino svedese dal 2000 eh ha diritto a tutto l’ appoggio del suo governo. Chiunque voglia (spero che siate in tanti) puo’ copiare il seguente testo e inviarlo all’ambasciata aggiungendo la sua firma, o scrivendone uno nuovo, se desidera. Questo il fax 06/441941 e questa la mail: ambassaden.rom@foreign.ministry.se
1. Comunichiamo al gruppo delle Donne del Mondo per la Pace, coordinato da Piedad Córdoba, e all’organizzazione Asfamipaz, che siamo pronti ad iniziare il processo di liberazione, in due giornate, di 10 prigionieri di guerra in nostro potere.
2. Manifestiamo il nostro consenso rispetto ai punti del protocollo di sicurezza. C’è però bisogno che il presidente Juan Manuel Santos permetta la visita umanitaria ai prigionieri politici e
“La Colombia è un paese dove fiumi d’oro si fondono con fiumi di sangue.” Eduardo Galeano.
Il conflitto interno in Colombia va avanti ormai da oltre 60 anni, diventando così uno dei più antichi del mondo insieme a quello in Palestina e in Kashmir. La popolazione civile ne rappresenta senza dubbio la prima vittima. Secondo le cifre fornite dalle organizzazioni dei diritti umani, nazionali e internazionali, ci sono oltre 60mila detenuti-scomparsi; 8mila prigionieri politici; centinaia di fosse comuni; 5 milioni di contadini,
All’alba di ieri, 26 gennaio, le forze repressive della borghesia italiana, su mandato della “solerte” magistratura, hanno arrestato 26 compagni impegnati nella lotta contro il criminale megaprogetto della TAV in Val Susa. Altri sono oggetto di denuncie e misure restrittive di vario tipo. Si tratta di un attacco al Movimento NO TAV in qualche modo annunciato, ma non per questo meno inaccettabile e vergognoso. Un attacco che, in linea con l’escalation generalizzata della repressione