Il Coordinamento dei Consigli Comunitari e le Organizzazioni di Base delle comunità afrodiscendenti della Costa Pacifica, denunciano una serie di assassinii compiuti in diversi quartieri di Guapí, cittadina del dipartimento del Cauca nel sudovest del paese. La brutale violenza -manifestatasi già l’8 dicembre dello scorso anno quando, lungo le sponde del fiume Guapí, venne rinvenuto un corpo senza testa e numerose famiglie furono
costrette a lasciare le proprie case e terre sotto la minaccia terroristica dei paramilitari- ha subito un brusco quanto drammatico incremento dall’inizio del nuovo anno. Ogni due giorni, con un’inquietante sistematicità, a partire dal 2 gennaio, si sono registrati omicidi per colpi d’arma da fuoco in diversi quartieri della zona urbana di Guapí: Pueblito, Olímpico, Zarabanda, La Paz, Santa Mónica, quartiere quest’ultimo tristemente noto per essere al centro delle operazioni repressive dei paramilitari. Diverse testimonianze denunciano l’arrivo nel municipio di nuovo “personale” paramilitare, evidentemente dislocatosi nella zona per inasprire la repressione e controllare il territorio attraverso quel che a questi criminali parastatali riesce meglio: il terrore. La popolazione civile, costretta a subire pure un arbitrario ed obbligato coprifuoco imposto a partire dalle 18.00, è in allerta per la continuità e l’intensificarsi del conflitto. Le masse popolari delle città, vittime del terrore imposto dal regime fascista di Bogotà, cementando la resistenza urbana con le lotte dei contadini, le manifestazioni dei lavoratori, le aspirazioni degli studenti e delle popolazioni afrodiscendenti, rivendicano un paese in cui la pace si fondi sull’imprescindibile giustizia sociale.
All’alba di ieri, 26 gennaio, le forze repressive della borghesia italiana, su mandato della “solerte” magistratura, hanno arrestato 26 compagni impegnati nella lotta contro il criminale megaprogetto della TAV in Val Susa. Altri sono oggetto di denuncie e misure restrittive di vario tipo. Si tratta di un attacco al Movimento NO TAV in qualche modo annunciato, ma non per questo meno inaccettabile e vergognoso. Un attacco che, in linea con l’escalation generalizzata della repressione
L’Associazione nazionale Nuova Colombia, che da anni denuncia all’opinione pubblica italiana le sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime oligarchico ai danni del popolo colombiano, e che si batte instancabilmente affinché si giunga ad una soluzione politica e pacifica del conflitto sociale e armato che insanguina la Colombia da oltre sessant’anni, apprendendo dagli organismi di stampa che lo scorso 14 gennaio Lei ha ricevuto il Vicepresidente della Colombia, Angelino Garzón, al Palazzo Civico di Torino,
Il 2012 sarà un anno chiave per la resistenza del popolo colombiano contro l’oligarchia cipaya* e il suo regime narcoparamilitare. Non possiamo resistere tutta la vita, anche se resistere è già un modo di vincere, dobbiamo ora passare all’offensiva. Il capitalismo vive oggi una delle sue crisi più dure, quindi o adesso o mai più. La decadenza morale ed etica del regime colombiano ha raggiunto limiti insostenibili per un popolo dignitoso come quello colombiano.
di Miguel Urbano Rodrigues* da www.odiario.info | Traduzione a cura di Marx21.it *Miguel Urbano Rodrigues (1925), figura storica del comunismo portoghese, è un noto giornalista e scrittore, autore di decine di pubblicazioni. In passato e’ stato caporedattore di Avante, organo del Partito Comunista Portoghese e direttore del giornale O Diario. E’ stato deputato del PCP nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Tra gli editori di Odiario.info (a cui collaborano
Abbiamo ascoltato dall’oligarchia colombiana e dai suoi generali l’annuncio ufficiale della morte del Compagno e Comandante Alfonso Cano. Si sentono ancora le loro allegre sghignazzate ed i loro entusiasti brindisi, mentre tutte le voci dell’establishment concordano sul fatto che ciò significa il capolinea della lotta guerrigliera in Colombia.
L’unica realtà simboleggiata dalla morte in combattimento del Compagno Alfonso Cano è l’immortale resistenza del popolo colombiano,
Traduzione a cura dell'Associazione nazionale Nuova Colombia
Quanto dolore, quante lacrime, spoliazioni e sparizioni forzate, quanti prigionieri politici e quante torture mancano ancora affinché nel mondo cessi la complice compiacenza con il regime colombiano? Le cifre degli assassinati, torturati, incarcerati e “desaparecidos”, così come le leggi atte a garantire impunità al paramilitarismo, la svendita alle multinazionali e il saccheggio continuo, dimostrano chiaramente il carattere genocida del governo.