Joaquín Pérez Becerra, rifugiato politico colombiano in Svezia, continua ad essere detenuto ingiustamente nel carcere La Picota di Bogotá. Joaquín, che ha la cittadinanza svedese dal 2000 ed è direttore del portale ANNCOL, è stato arrestato dalle autorità venezuelane il 21 aprile scorso, al suo arrivo all'aeroporto di Caracas, e consegnato al regime colombiano dopo 4 giorni. L'impianto accusatorio si basa su accuse a dir
poco risibili: si è passati da 700 ad appena 4 documenti di word, “recuperati” dai presunti computer del Comandante Raúl Reyes, in cui comparirebbe il nome del giornalista; e tali “prove” sono comunque state dichiarate penalmente inutilizzabili dalla Corte Suprema di Giustizia colombiana. La prossima udienza contro Pérez si realizzerà il 15-16 febbraio prossimo; data la vistosa perdita di credibilità delle accuse iniziali, il regime si è inventato un nuovo testimone chiave, un tal Miguel Ángel Andolín Estrada, personaggio arrivato qualche tempo fa a Stoccolma, che ha preso contatti con le organizzazioni solidali svedesi, e che muove a Joaquín l'assurda accusa di avergli proposto di “entrare nelle FARC”; evidentemente questo signore fa parte dei cosiddetti “100.000 amici della Colombia all'estero”, rete spionistica creata da Uribe nell'ambito della “Operazione Europa” del regime colombiano per controllare, pedinare, intercettare ed intimidire illegalmente attivisti per i diritti umani residenti in Europa e critici verso il regime colombiano. Joaquín Pérez Becerra è vittima dell'ennesima macchinazione ordita da Uribe e Santos per screditare gli oppositori allo stato narco-mafioso che quest’ultimo dirige, e dev'essere liberato insieme agli 8000 prigionieri politici rinchiusi nelle carceri colombiane.
All’alba di ieri, 26 gennaio, le forze repressive della borghesia italiana, su mandato della “solerte” magistratura, hanno arrestato 26 compagni impegnati nella lotta contro il criminale megaprogetto della TAV in Val Susa. Altri sono oggetto di denuncie e misure restrittive di vario tipo. Si tratta di un attacco al Movimento NO TAV in qualche modo annunciato, ma non per questo meno inaccettabile e vergognoso. Un attacco che, in linea con l’escalation generalizzata della repressione
L’Associazione nazionale Nuova Colombia, che da anni denuncia all’opinione pubblica italiana le sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime oligarchico ai danni del popolo colombiano, e che si batte instancabilmente affinché si giunga ad una soluzione politica e pacifica del conflitto sociale e armato che insanguina la Colombia da oltre sessant’anni, apprendendo dagli organismi di stampa che lo scorso 14 gennaio Lei ha ricevuto il Vicepresidente della Colombia, Angelino Garzón, al Palazzo Civico di Torino,
Il 2012 sarà un anno chiave per la resistenza del popolo colombiano contro l’oligarchia cipaya* e il suo regime narcoparamilitare. Non possiamo resistere tutta la vita, anche se resistere è già un modo di vincere, dobbiamo ora passare all’offensiva. Il capitalismo vive oggi una delle sue crisi più dure, quindi o adesso o mai più. La decadenza morale ed etica del regime colombiano ha raggiunto limiti insostenibili per un popolo dignitoso come quello colombiano.
di Miguel Urbano Rodrigues* da www.odiario.info | Traduzione a cura di Marx21.it *Miguel Urbano Rodrigues (1925), figura storica del comunismo portoghese, è un noto giornalista e scrittore, autore di decine di pubblicazioni. In passato e’ stato caporedattore di Avante, organo del Partito Comunista Portoghese e direttore del giornale O Diario. E’ stato deputato del PCP nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Tra gli editori di Odiario.info (a cui collaborano
Abbiamo ascoltato dall’oligarchia colombiana e dai suoi generali l’annuncio ufficiale della morte del Compagno e Comandante Alfonso Cano. Si sentono ancora le loro allegre sghignazzate ed i loro entusiasti brindisi, mentre tutte le voci dell’establishment concordano sul fatto che ciò significa il capolinea della lotta guerrigliera in Colombia.
L’unica realtà simboleggiata dalla morte in combattimento del Compagno Alfonso Cano è l’immortale resistenza del popolo colombiano,
Traduzione a cura dell'Associazione nazionale Nuova Colombia
Quanto dolore, quante lacrime, spoliazioni e sparizioni forzate, quanti prigionieri politici e quante torture mancano ancora affinché nel mondo cessi la complice compiacenza con il regime colombiano? Le cifre degli assassinati, torturati, incarcerati e “desaparecidos”, così come le leggi atte a garantire impunità al paramilitarismo, la svendita alle multinazionali e il saccheggio continuo, dimostrano chiaramente il carattere genocida del governo.