La recente riforma della giustizia approvata in Colombia, con l’allargamento del Foro Militare, elemento centrale e di assoluta gravità inserito con un colpo di mano all’ultimo momento, ha suscitato critiche e grande preoccupazione da parte di organizzazioni umanitarie internazionali quali l’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani e Human Rights Watch. La riforma conferma ed evidenzia, in modo ancora più marcato, il carattere guerrafondaio e fascista del
governo presieduto da “Jena” Santos. Il regime terrorista di Bogotà, impegnato a consolidare l’egemonia assoluta del gran capitale, assoggettando all’Esecutivo il potere giudiziario, si fa beffa delle residue istituzioni di controllo democratico e, ampliando le funzioni del Foro Militare, impianta di fatto un’assoluta impunità per i massacratori del popolo. Saranno infatti gli stessi assassini a giudicare sé stessi tramite la “giustizia” Penale Militare, tristemente famosa per essersi pronunciata nel 100% dei casi di violazione dei diritti umani a favore dei criminali in divisa. La riforma, voluta con forza dal narco ex presidente Uribe e portata a termine dal suo continuatore Santos, rientra nell’ottica della nuova offensiva militare annunciata da quest’ultimo, ampliando la guerra sporca contro il popolo, criminalizzando la protesta sociale nelle sue varie forme, garantendo impunità agli assassini e ai loro mandanti da milioni di dollari. Emerge tuttavia l’illegittimità del regime, crolla la facciata democratica dietro cui si è sempre nascosto lo Stato terrorista, e il popolo organizzato, nella dinamica di lotta di classe imposta dal regime stesso, traccerà il cammino verso la nuova Colombia.
All’alba di ieri, 26 gennaio, le forze repressive della borghesia italiana, su mandato della “solerte” magistratura, hanno arrestato 26 compagni impegnati nella lotta contro il criminale megaprogetto della TAV in Val Susa. Altri sono oggetto di denuncie e misure restrittive di vario tipo. Si tratta di un attacco al Movimento NO TAV in qualche modo annunciato, ma non per questo meno inaccettabile e vergognoso. Un attacco che, in linea con l’escalation generalizzata della repressione
L’Associazione nazionale Nuova Colombia, che da anni denuncia all’opinione pubblica italiana le sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime oligarchico ai danni del popolo colombiano, e che si batte instancabilmente affinché si giunga ad una soluzione politica e pacifica del conflitto sociale e armato che insanguina la Colombia da oltre sessant’anni, apprendendo dagli organismi di stampa che lo scorso 14 gennaio Lei ha ricevuto il Vicepresidente della Colombia, Angelino Garzón, al Palazzo Civico di Torino,
Il 2012 sarà un anno chiave per la resistenza del popolo colombiano contro l’oligarchia cipaya* e il suo regime narcoparamilitare. Non possiamo resistere tutta la vita, anche se resistere è già un modo di vincere, dobbiamo ora passare all’offensiva. Il capitalismo vive oggi una delle sue crisi più dure, quindi o adesso o mai più. La decadenza morale ed etica del regime colombiano ha raggiunto limiti insostenibili per un popolo dignitoso come quello colombiano.
di Miguel Urbano Rodrigues* da www.odiario.info | Traduzione a cura di Marx21.it *Miguel Urbano Rodrigues (1925), figura storica del comunismo portoghese, è un noto giornalista e scrittore, autore di decine di pubblicazioni. In passato e’ stato caporedattore di Avante, organo del Partito Comunista Portoghese e direttore del giornale O Diario. E’ stato deputato del PCP nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Tra gli editori di Odiario.info (a cui collaborano
Abbiamo ascoltato dall’oligarchia colombiana e dai suoi generali l’annuncio ufficiale della morte del Compagno e Comandante Alfonso Cano. Si sentono ancora le loro allegre sghignazzate ed i loro entusiasti brindisi, mentre tutte le voci dell’establishment concordano sul fatto che ciò significa il capolinea della lotta guerrigliera in Colombia.
L’unica realtà simboleggiata dalla morte in combattimento del Compagno Alfonso Cano è l’immortale resistenza del popolo colombiano,
Traduzione a cura dell'Associazione nazionale Nuova Colombia
Quanto dolore, quante lacrime, spoliazioni e sparizioni forzate, quanti prigionieri politici e quante torture mancano ancora affinché nel mondo cessi la complice compiacenza con il regime colombiano? Le cifre degli assassinati, torturati, incarcerati e “desaparecidos”, così come le leggi atte a garantire impunità al paramilitarismo, la svendita alle multinazionali e il saccheggio continuo, dimostrano chiaramente il carattere genocida del governo.