Lo scorso lunedì 12 dicembre i magistrati della cosiddetta legge di “Giustizia e Pace” hanno condannato a solo otto anni di carcere i paramilitari José Manuel Hernández Calderas, alias “Platino”, Wilmer Morelo Castro, alias “Boqui” e José Rubén Peña, alias “Lucho”, colpevoli di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 13 anni e una ragazza di 18, perpetrata mentre altri paramilitari assassinavano i loro compagni ed altre cinque
persone. I tre criminali, appartenenti al Blocco “Vincitori di Arauca” delle AUC, sono sotto inchiesta anche per i massacri di Corocito (2003) e di Flor Amarillo (2002), in cui trucidarono rispettivamente 12 e 15 persone con la complicità delle Forze Armate. A Corocito la mattanza avvenne nella scuola La Gorgona, in un campo paramilitare; le vittime erano state prelevate per ordine di “Lucho” col pretesto di essere collaboratori della guerriglia. Dalla sentenza si evince che “furono torturate, smembrate e sotterrate in quel luogo come parte dell'addestramento che hanno ricevuto i membri del gruppo”. Come sempre, il regime si arrocca a difesa della propria manodopera criminale, ovvero dei gruppi paramilitari che applicano il terrorismo di Stato massacrando il popolo colombiano. Uno degli strumenti legali utilizzati è proprio la famigerata legge di “Giustizia e Pace”, voluta dal narco ex presidente Uribe per tutelare le squadracce fasciste e completata dal suo degno successore, l'attuale presidente “Jena” Santos, che, con la recente legge 1424, favorisce la loro l'impunità.
All’alba di ieri, 26 gennaio, le forze repressive della borghesia italiana, su mandato della “solerte” magistratura, hanno arrestato 26 compagni impegnati nella lotta contro il criminale megaprogetto della TAV in Val Susa. Altri sono oggetto di denuncie e misure restrittive di vario tipo. Si tratta di un attacco al Movimento NO TAV in qualche modo annunciato, ma non per questo meno inaccettabile e vergognoso. Un attacco che, in linea con l’escalation generalizzata della repressione
L’Associazione nazionale Nuova Colombia, che da anni denuncia all’opinione pubblica italiana le sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime oligarchico ai danni del popolo colombiano, e che si batte instancabilmente affinché si giunga ad una soluzione politica e pacifica del conflitto sociale e armato che insanguina la Colombia da oltre sessant’anni, apprendendo dagli organismi di stampa che lo scorso 14 gennaio Lei ha ricevuto il Vicepresidente della Colombia, Angelino Garzón, al Palazzo Civico di Torino,
Il 2012 sarà un anno chiave per la resistenza del popolo colombiano contro l’oligarchia cipaya* e il suo regime narcoparamilitare. Non possiamo resistere tutta la vita, anche se resistere è già un modo di vincere, dobbiamo ora passare all’offensiva. Il capitalismo vive oggi una delle sue crisi più dure, quindi o adesso o mai più. La decadenza morale ed etica del regime colombiano ha raggiunto limiti insostenibili per un popolo dignitoso come quello colombiano.
di Miguel Urbano Rodrigues* da www.odiario.info | Traduzione a cura di Marx21.it *Miguel Urbano Rodrigues (1925), figura storica del comunismo portoghese, è un noto giornalista e scrittore, autore di decine di pubblicazioni. In passato e’ stato caporedattore di Avante, organo del Partito Comunista Portoghese e direttore del giornale O Diario. E’ stato deputato del PCP nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Tra gli editori di Odiario.info (a cui collaborano
Abbiamo ascoltato dall’oligarchia colombiana e dai suoi generali l’annuncio ufficiale della morte del Compagno e Comandante Alfonso Cano. Si sentono ancora le loro allegre sghignazzate ed i loro entusiasti brindisi, mentre tutte le voci dell’establishment concordano sul fatto che ciò significa il capolinea della lotta guerrigliera in Colombia.
L’unica realtà simboleggiata dalla morte in combattimento del Compagno Alfonso Cano è l’immortale resistenza del popolo colombiano,
Traduzione a cura dell'Associazione nazionale Nuova Colombia
Quanto dolore, quante lacrime, spoliazioni e sparizioni forzate, quanti prigionieri politici e quante torture mancano ancora affinché nel mondo cessi la complice compiacenza con il regime colombiano? Le cifre degli assassinati, torturati, incarcerati e “desaparecidos”, così come le leggi atte a garantire impunità al paramilitarismo, la svendita alle multinazionali e il saccheggio continuo, dimostrano chiaramente il carattere genocida del governo.