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ITALIA-COLOMBIA. UNA RELAZIONE PERICOLOSA

È sotto gli occhi di tutti che da alcuni anni la cocaina colombiana ha letteralmente invaso le città europee, che rappresentano il secondo mercato più florido per i narcotrafficanti, dopo quello nordamericano. L'Europa (con un ruolo di primo piano per l'Italia) si sta avvicinando pericolosamente agli Stati Uniti nel poco onorevole primato di maggior consumatore mondiale, trainando la domanda di un prodotto che non sembra risentire della crisi in atto.
Ma pochi sanno che l'industria della produzione della cocaina in Colombia, di gran lunga il primo produttore mondiale, la cui realizzazione necessita di procedimenti chimici effettuati in laboratorio, è sostenuta da una “politica di Stato” coperta.
Tra coloro che non ignorano tale allarmante circostanza, vi è la DEA statunitense (Drugs Enforcement Administration) che già nel 1991 classificava l'attuale Presidente colombiano Alvaro Uribe con il n.82 in una lista dei 104 personaggi più importanti per il narcotraffico. Già sindaco di Medellìn negli anni d'oro dell'omonimo cartello di narcotrafficanti ed amico personale di Pablo Escobar, secondo numerosissime testimonianze tra cui quella della ex amante del defunto boss della cocaina, Uribe ha favorito con il suo ruolo istituzionale l'affermarsi e il consolidarsi nelle istituzioni delle mafie del narcotraffico. Dalla concessione di piste di atterraggio aereo per il trasporto della droga, al rilascio di autorizzazioni al volo e di patenti aeronautiche a personaggi del cartello di Medellìn, alla legalizzazione di bande paramilitari dedite al controllo del territorio ed al taglieggiamento dei contadini, fino alla loro

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GIUDICE ECUADORIANO CHIEDE L'ARRESTO DI SANTOS

Un giudice ecuadoriano ha ordinato lunedì 29 giugno la cattura dell'ex ministro della Difesa colombiano, Juan Manuel Santos, per l'incursione militare in Ecuador del 1 marzo 2008 nella quale morì il comandante delle FARC Raúl Reyes.
La detenzione di Santos è stata disposta dal giudice della città di Sucumbíos, Daniel Méndez, che conduce il processo per questo attacco militare.
Méndez ha richiesto la cattura di Santos, che all'epoca era ministro della Difesa e che intende candidarsi alle elezioni presidenziali del 2010, alla fine di una udienza in cui la magistratura aveva segnalato il funzionario colombiano come responsabile dell'operazione.
Il primo marzo del 2008 le Forze Armate colombiane, supportate da tecnologia statunitense e dirette dal South Com del Pentagono, effettuarono un bombardamento sull'accampamento temporaneo del comandante Reyes, in missione diplomatica per favorire lo scambio umanitario di prigionieri di guerra, che si trovava all'interno del territorio ecuadoriano, inviando poi truppe a terra che hanno ucciso i feriti (fra i quali quattro studenti messicani in visita per ragioni accademiche), commettendo un crimine di guerra ed una grave violazione alla sovranità dell'Ecuador.

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INIZIATIVE

 

LA TEORIA PER LA SOLUZIONE DEL CONFLITTO COLOMBIANO.

 

Sebbene possa essere percepita come un affermazione determinista o ridicolmente tautologica, l’uomo può aspirare a risolvere solamente quei problemi che gli è consentito dallo sviluppo della società in quel particolare momento.
Per esempio, l’uomo medievale non avrebbe potuto risolvere, ma neanche porsi, il problema di realizzare un viaggio di lunga distanza in aereo: per prima cosa non possedeva le conoscenze tecnico-scientifiche riguardo alle leggi della gravità e del moto, che gli avrebbero consentito di affrontare tale problema; inoltre, quella società non aveva raggiunto quel livello di sviluppo delle forze produttive e della tecnologia che gli avrebbe permesso di realizzarlo. Era una semplice fantasia, che si risolveva attraverso un tappeto volante nelle leggende millenarie da mille e una notte.

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A PALANQUERO, COLOMBIA, LA NUOVA BASE USA “anti-coca”. Di Antonio Mazzeo


Il Pentagono ha già individuato la base aerea che sostituirà l’installazione di Manta (Ecuador) nella gestione delle operazioni militari statunitensi contro i produttori di coca delle regioni andine ed amazzoniche e le organizzazioni guerrigliere colombiane. Secondo il quotidiano di Bogotà El Tiempo, si tratta dell’aeroporto “Germán Olano” di Palanquero, Puerto Salgar, dipartimento di Cundinamarca, 120 miglia a nord della capitale.

Dopo la decisione del presidente ecuadoriano Rafael Correa di non rinnovare il contratto all’uso di Manta che scadrà il prossimo mese di novembre, il Dipartimento della Difesa USA era impegnato nella spasmodica ricerca in America Latina di un’installazione alternativa ove trasferire soldati, aerei e attrezzature. Alla fine essa è stata individuata in casa del più fedele partner regionale dell’amministrazione statunitense, il governo di Alvaro Uribe.  

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1° MAGGIO IN ITALIA: TUTTI CONTRO URIBE!


Dopo il sit-in di protesta del 30 aprile nella capitale, nelle mobilitazioni del 1° maggio molti manifestanti hanno dimostrato il loro netto rifiuto della visita in Italia del presidente narcoparamilitare della Colombia, Álvaro Uribe Vélez. A Milano, città che vide a suo tempo come console colombiano il famigerato ex capo dei servizi segreti Jorge Noguera, oggi agli arresti per complicità con i paramilitari, uno striscione recitava: “URIBE FASCISTA USTED ES EL TERRORISTA – FUORI DALL’ITALIA”. Molti milanesi, sconcertati dal fatto che Uribe abbia conferito la cittadinanza onoraria colombiana al sindaco Letizia Moratti, hanno espresso la loro netta opposizione nei confronti di quei funzionari pubblici nostrani che hanno ricevuto in pompa magna un criminale riconosciuto a livello internazionale. Anche se i grandi mass-media hanno volutamente taciuto la presenza del narcotrafficante colombiano,

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ALVARO URIBE VELEZ: PERSONA NON GRADITA! FUORI IL MAFIOSO E LA SUA COSCA DALL’ITALIA!

Il noto criminale, presidente illegale ed illegittimo della Colombia, Álvaro Uribe Vélez, è in questi giorni in visita nel nostro Paese. Questo noto narcotrafficante, invece di essere trascinato davanti alla Corte Penale Internazionale, verrà ricevuto in udienza privata dal Papa al quale evidentemente non imbarazzano i crimini commessi dal suo governo paramilitare. Dal suo insediamento, nell’agosto 2002, sono oltre 560 i sindacalisti assassinati dal terrorismo di Stato e più di 1.200 i “falsos positivos”: giovani ammazzati a sangue freddo, vestiti da guerriglieri e fatti passare per caduti in battaglia. Sono oltre 4 milioni gli sfollati all’interno del paese, la povertà ha raggiunto oltre il 70% dell’intera popolazione e le violazioni sistematiche dei diritti umani sono una pratica quotidiana. Questo è il governo colombiano: una cupola mafiosa narcoparamilitare, espressione di un’oligarchia ultrareazionaria e sanguinaria che utilizza il terrorismo di Stato, al fine di perpetuarsi al potere, come strumento per annientare metodicamente l’opposizione politica e sociale. Nonostante le forti opposizioni dei settori sindacali democratici statunitensi, la Colombia continua a rimanere la testa di ponte di Washington in un continente, quello latinoamericano, che ha dato una virata divergente dal modello neoliberista a stelle e strisce.

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URIBE VUOL CONDANNARE A MORTE PABLO MONCAYO!

 

La senatrice Piedad Córdoba, coordinatrice del movimento “Colombianas y Colombianos por la Paz”, ha denunciato che il governo colombiano sarebbe intenzionato a liberare manu militari il sottufficiale Pablo Moncayo, detenuto da undici anni dalla guerriglia belligerante delle FARC-EP in qualità di prigioniero di guerra: “Ci preoccupa molto, e per questo lo denuncio, abbiamo troppe informazioni, registrazioni che sono in nostro possesso, che rendono conto della dinamica che si sta generando, e che coinvolge anche ambasciate di vari paesi per fare una specie di ‘Operazione Scacco’.”
Dopo che l’insorgenza delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia ha espresso, in un comunicato del Segretariato del loro Stato Maggiore Centrale del 16 aprile scorso, la volontà di liberare unilateralmente Moncayo e di consegnarlo ad una commissione capeggiata da Piedad Córdoba, questa si é rivolta al governo per sollecitare garanzie logistiche e di sicurezza indispensabili alla riuscita dell’operazione.

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